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Belfast sulle note di Eureka Street di Robert Mcliam Wilson

Belfast sulle note di Eureka Street di Robert Mcliam Wilson #3

Per approfondire i troubles seguendo i passi di Eureka Street, romanzo del 1996 di Robert Mcliam Wilson, sono stato tre giorni a Belfast. Ne è scaturita un’esperienza indimenticabile. Viaggiare sulla letteratura è il nostro dogma.

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Falls Road e il cimitero di Milltown

Siamo su Falls Road, strada simbolo della resistenza: luogo di rivolte, manifestazioni e fermenti vari. È lunga Falls Road, dura per diversi chilometri, le case a schiera si alternano a giardini alberati, siamo nel cuore della Belfast cattolica, quella che ha sofferto di più, quella che oggi ha più voglia di rinascere.


Arriviamo al cimitero di Milltown, è sulla parte più alta di Falls Road. Le lapidi si perdono nell’orizzonte, un intenso manto bianco di neve le ricopre e le fa risplendere nell’atmosfera. Cormac mi porta alla nicchia dove sono sepolti i volunteers dell’Ira. A mani nude toglie la neve dalle lapidi per farmi vedere i nomi dei suoi eroi. C’è ovviamente quello di Bobby Sands, ma non solo. Ad un certo punto mi fa prestare molta attenzione ad una tomba in particolare, quella dei Gibraltar Three, tre volontari dell’Ira (Maired Farrell, Dan Mccann, Sean Savage) uccisi a sangue freddo a Gibilterra nel 1988 dalle forze speciali britanniche della SAS (Special Air Service), che sospettavano stessero mettendo una bomba da qualche parte nell’enclave inglese in terra di Spagna. I tre si accasciarono subito al suolo e morirono all’istante, né su di loro né sulla loro macchina e nei loro alloggi è stata trovata alcuna arma e tantomeno una bomba. Alcune inchieste indipendenti internazionali provarono a fare chiarezza ma il governo di Londra ha sempre fatto spallucce alludendo al fatto che fu un’azione preventiva contro un attacco imminente, ma non trovarono mai le prove.
La cosa ancora più incredibile è che al momento della sepoltura dei tre, proprio dove siamo adesso, un combattente lealista lanciò una bomba che uccise tre uomini presenti all’ultima preghiera e ferì più di sessanta persone, riuscendo a fuggire dal cimitero in maniera indisturbata, probabilmente sotto copertura. La morte sulla morte, forse il punto più oscuro dei trenta e passa anni di troubles.

Il cimitero di Milltown è un’esperienza profonda, le storie che ho appena ascoltato mi hanno colpito intensamente. Nella voce della mia guida traspare il dolore di una vita passata dentro questa assurda guerra tra fratelli, ma anche la speranza di potersela lasciare alle spalle una volta per tutte ed assicurare un futuro di pace ai propri figli.

So do not stand at my grave,
I am not there I do not sleep,
Do not stand and my grave and cry,
When Ireland lives I do not die.
(irish rebel – the ballad of mairead farrell)

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Gate e Beechmount

Abbiamo ancora tempo, siamo entrati molto in confidenza in questa ora scarsa. Gli parlo della Sicilia di fine anni Ottanta in cui sono cresciuto, anche lì i morti ammazzati non erano più una notizia, anche lì la violenza ha traumatizzato un intero popolo. Mi capisce. Ci sono ancora alcune cose che vuole farmi vedere, prima l’incredibile gate che collega West Belfast con un quartiere protestante. Pensavo fosse solo un cimelio dei tempi di fuoco, invece continua ad essere aperto tutte le mattine alle sei e richiuso la sera. Nonostante la tregua, la separazione deve continuare.


Per chiudere vuole farmi vedere Beechmount, una delle parti più povere di Falls Road, piena di murales identificativi con tutte le Belfast del mondo.

Svoltai a destra. Beechomount non era cambiata: la solita squallida viuzza, le vecchie minuscole case a schiera, i soliti poveretti davanti alla porta. Come sempre, qualche bambino correva lungo il marciapiede disseminato di cocci. I muri presentavano una serie di semplici scenette di tranquilla vita quotidiana dei buoni cattolici e fantasiosi murales con schiere di cadaveri e corpi mutilati di soldati britannici.

Ricco come un Sultano del Brunei saluto il buon Cormac, lo ringrazio per l’estemporaneità e la genuinità della sua guida. Sono felice, mi sento bene, la forza della storia mi pullula nelle vene. M’avvio a piedi per Falls Road verso il centro, ho una cosa ancora da visitare in città, sembra un po’ turistica ma qualcosa mi dice che sarà speciale, in viaggio l’intuito è legge.

Titanic Museum

Attraverso la città, supero il ponte, proseguo per il lungo fiume verso il mare, è lì che si trova il Titanic Museum. Non è uno dei tanti che ci sono in giro per il mondo, è l’originale, il più bello, il più nuovo ed il più tecnologico. Qui è stata costruita la nave più famosa e più drammatica della storia. Da fuori sembra un’astronave, il cammino per arrivarci è piacevole, ci sono i gabbiani sul fiume, le montagne innevate che circondano la città cominciano a palesarsi con più forza, gli ampi spiazzi di fronte al museo danno un senso di grandezza, le gru dei cantieri sembrano artigli che emergono dalla terra.

L’ingresso costa diciotto sterline, mai pagato così tanto per entrare in un museo, ma ne varrà la pena. Nella prima parte dell’itinerario viene illustrata, tramite video, incisioni e foto d’epoca, una ricostruzione della Belfast di fine Ottocento. Era una delle città più ricche dell’intero Regno Britannico, che all’epoca comandava buona parte del pianeta. Il cantiere navale della città era il più grande ed importante dell’intero Regno Unito, vi lavoravano più di sessantamila persone in tutta l’area. Oltre ad essere all’avanguardia nell’industrie del tessile, del tabacco e del lino. La città era il fiore all’occhiello della potenza marina inglese e a quei tempi il mondo si conquistava solo via mare.

Belfast è una città a cui è stato strappato il cuore. Una città di cantieri navali, fabbriche del lino e corderie in cui oggi non costruiscono più navi, non si produce più sartiame e non si lavora più il lino. Una città non può sopravvivere se non sa dove sbattere la testa.

Molte cose si cominciano a chiarire, andando avanti nella visita del museo ci si rende conto anche del potere della finanza in questa città a cavallo del secolo passato. L’idea di costruire la nave più grande di tutti i tempi poteva nascere solo qui. Si rivivono tutti i momenti della breve ma intensa vita del Titanic: dalle impalcature alte decine e decine di metri per la costruzione, alle campagne pubblicitarie dell’epoca per far conoscere il nuovo gioiello, alle condizioni di vita dei lavoratori ed ai tanti incidenti quotidiani, alla ricostruzione in 3d del cantiere. Tre anni e tre mesi per la costruzione, poi la storia la conosciamo tutti.
Sono belle le tante sale interattive all’interno del museo, dalla ricostruzione dei fondali oceanici ai touch-screen con cui si possono ricercare tutti i passeggeri presenti sul Titanic in quel dannato viaggio.

…As the smart ship grew in stature, grace and hue,
In shadowy silent distance grew the Iceberg too.”
By Thomas Hardy

Valigia di ritorno

Rientro verso casa, una sensazione rivelatrice m’assale: al momento dell’indipendenza dell’Irlanda, nel 1921, Belfast era una città ricchissima, molto più di quanto lo sia adesso probabilmente. L’idea che mi son fatto è che gli inglesi non volevano privarsi della sua città-gioiello, generatore di ricchezza e prestigio. Tenetevi Dublino ma Belfast rimane con la Regina, poi il pretesto si camuffa di religione.

È solo il denaro il vero motivo di differenza e discordia.

Il tempo è passato rapido e rapace, un altro giro per il centro per nutrirsi e poi pronti per il rientro. Il volo è molto presto al mattino, mentre attendo l’imbarco un ininterrotto flusso d’immagini scorre nella mia mente. Belfast mi ha preso il cuore, una volta di più ho la conferma che il viaggio è la migliore forma per conoscere se stessi e per comprendere i lati, sia oscuri che lucenti, del pianeta in cui viviamo.

 

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Belfast sulle note di Eureka Street di Robert Mcliam Wilson #3 ultima modifica: 2018-01-18T08:00:42+00:00 da Roberto Bruccoleri

Su Roberto Bruccoleri

Nato ad Agrigento nel 1983, si forma a cavallo degli anni '90 tra sale giochi, campi di calcetto di cemento e spiagge incontaminate, a 18 anni ha la fortuna di andare a studiare a Roma e lì la vita gli comincia ad offrire le meraviglie che è capace di elargire. Instancabile viaggiatore e famelico lettore, si vanta continuamente di essere nato a metà strada tra i paesi natii di Sciascia (Racalmuto) e Pirandello (Porto Empedocle), la sua massima è: "l'ignoranza è la verginità della mente".

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