Lucy, Luc Besson

Lucy di Luc Besson punta alto e punta su un tema di assoluto interesse, punta su Scarlett Johansson e sull’azione. Da tutto questo però non si riesce a cavare gran che, un film dalle premesse promettenti ma con uno svolgimento che lascia perplessi. Saper suscitare interesse è un’arma a doppio taglio.

Non andavo al cinema da un po’ e quindi ne avevo proprio voglia, insomma mi ci sono approcciato con slancio al film, anche perché facevo parte di coloro che lo hanno scelto e proposto; insomma lo stato d’animo migliore per sedersi sulla poltrona. Inoltre trovo il tema interessante: cosa succederebbe se sfruttassimo il 100% delle potenzialità del nostro cervello? A dire il vero a me interesserebbe anche se si parlasse di percentuali più basse, elaborare ipotesi per gradi, ma certamente alla fine la curiosità massima è per illimite estremo.

Detto delle premesse perfette capirete quanto mi sia stupito nel sorprendermi ad annoiarmi a morte, a stare sveglio con la fatica di chi ha le palpebre calanti ma la convinzione dei soldi lasciati in cassa. Scarlett sa sempre riempire lo schermo, quando il dono è di natura è difficile che l’uomo lo possa limitare, ma non bastava nemmeno questo. Forse perché la sua espressione da un certo punto in poi è diventata costantemente identica nel suo essere buffa, guardava tutti e tutto nello stesso modo non troppo riuscito.
L’ipotesi del film è davvero semplice: quando raggiungi il 100% delle capacità cerebrali puoi fare quello che vuoi. Almeno i supereroi hanno i propri limiti: Batman si affida alla tecnologia, Spiderman punta sulle ragnatele, Superman d’accordo, forse sa fare un po’ tutto, ma basta piazzargli della criptonite e sei a posto.
Anche gli X-men hanno capacità specifiche, ognuno è specializzato in qualcosa e, come in ogni buon aazienda, tutti svolgono al meglio il proprio ruolo e naturalmente c’è qualcuno che comanda. Invece Lucy fa tutto quello che vuole, come lo vuole e quando lo vuole. Non è specificato se possa creare, perché a quel punto sarebbe dio, o per lo meno un altro dio. Limitless partiva dallo stesso presupposto: una droga che potenzia il cervello. Però più verosimilmente ci dice che il protagonista utilizza capacità cerebrali potenziate, non assolute, per far soldi e ottenere il potere, insomma quello che farebbe chiunque.
Vorrei sottolineare anche la nuova forma di presenzialismo creata apposta per Morgan Freeman: come se desse autorità a qualsiasi tipo di personaggio con la sua sola presenza. Qui utilizzato per interpretare intensamente i suoi dieci minuti da scienziato.
Altra chicca è quanto segue: tre ragazzi hanno la droga all’interno dei loro corpi e giungono agli aeroporti dei paesi di origine. La polizia ha avuto la soffiata e a Parigi e Berlino vengono fermati senza intoppi. A Roma, invece, lo accerchiano così male che in un primo tempo il ragazzo riesce a scappare, salvo poi bloccarlo poco dopo. Insomma, c’era un tedesco, un francese e un italiano…

Non guardarlo se
sei giù, ti sentiresti più limitato di quello che sei
sei carico, ti abbasserebbe la cresta
hai astio per quelli a cui riesce tutto, ne troveresti solo una in più e pure figa

Guardalo se:
sei orfano di un dio, almeno quello che ti viene è come te lo immagineresti tu

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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