Una vita tra le nuvole di Gerald Murnane narra di un ragazzo normalissimo, a cui accadono pochi fatti comuni e che tuttavia vive mondi e vite intere al di là della vita quotidiana. Lo strumento per abbandonare la realtà è la fantasia, l’intensa immaginazione lo libera dalle catene che lo legano ad un mondo che non gli basta e lo catapultano tra le nuvole dei desideri.
Una vita tra le nuvole di Gerald Murnane
Mentre tornava a casa con la reliquia in tasca, Adrian si domandò quanto sapessero i santi del Paradiso dei peccati delle persone sulla Terra. Dio, nella sua misericordia, teneva forse all’oscuro le vergini e i santi innocenti come San Gabriele degli immondi peccati e atti impuri che si commettevano ogni giorno? Oppure la notizia di ogni peccato veniva diffusa in tutto il Paradiso appena quello veniva commesso? («Ultime notizie: Adrian Sherd, un ragazzo cattolico di Accrington, Melbourne, Australia, stasera alle 22,55 ha abusato di sé stesso»).
Di Murnane avevo letto Le pianure (leggi la recensione), libro così particolare e convincente da indurmi a leggere qualcos’altro dell’autore. Dalla metafisica pratico poetica delle pianure australiane, siamo qui in tutt’altra atmosfera, uno scenario completamente diverso e una prosa che perde del tutto quell’afflato che tende all’infinito. Ma ciò va annoverato tra i meriti dello scrittore, perché riesce a presentare un’opera molto diversa eppure altrettanto riuscita, un altro lato dello stesso mondo australiano.
Adrian Sherd è un adolescente di Melbourne negli anni ’50 inserito all’interno della comunità cattolica della città. Si tratta di un ragazzo normalissimo, a cui accadono pochi fatti comuni e che tuttavia vive mondi e vite intere al di là della vita quotidiana. Lo strumento per abbandonare la realtà è la fantasia, l’intensa immaginazione lo libera dalle catene che lo legano ad un mondo che non gli basta e lo catapultano tra le nuvole dei desideri. Anche se, alla fine, si tratta di desideri che scaturiscono intimamente dal vissuto, di fantasie che hanno fondamenta solide nelle suggestioni proiettate dal suo mondo sociale.
Le proiezioni di Adrian vengono innestate nel racconto dei fatti reali, creando una commistione di mondi che disorienta ma che è inevitabile, un travaso di istanze continuo che alimenta i due mondi paralleli, avvicinandoli per suggestioni ma distanziandoli per approdi. Con una scrittura asciutta, che si fa concreta come solo i sogni ad occhi aperti di un adolescente sanno essere (quando, come cantava Guccini, esiste tutto per possibilità), Murnane ci trascina all’interno del vortice del protagonista, senza indicare davvero una differenza tra reale e virtuale.
Lo scrittore sfrutta fino in fondo le potenzialità ironiche che la situazione presenta. Le proiezioni di Adrian sono una cartina di tornasole degli effetti dell’educazione cattolica rigida, degli schemi in cui si cercava di imbrigliare l’intensità sempre crescente dell’adolescenza, sviluppando sensi di colpa asfissianti, dettando regole controcorrente rispetto agli istinti montanti, frustando ogni velleità che il mondo esterno presenta come ormai accettabile, in una resistenza al cambiamento che si fa anacronistica in modo accelerato. Ma l’ironia di Murnane non deride il protagonista, lo accompagna quasi con tenerezza, riconoscendogli la concretezza del proprio mondo interiore, bislacco sì ma comunque intenso.

Da onanista a santo
La stessa domenica mattina Adrian andò alla messa delle sette e si presentò con audacia alla comunione. Sperava che il suo angelo fosse da qualche parte in chiesa a guardarlo. Alla ringhiera dell’altare si inginocchiò tra due uomini, uomini sposati con le mogli a fianco. Adrian era orgoglioso di essere lì con loro. Quello era il suo posto. Era un uomo al culmine della sua prestanza sessuale che spargeva il proprio seme di notte ma la cui anima era senza peccato perché era fedele alla donna che amava.
Il libro è diviso in due parti. Nella prima Adrian è ossessionato dal suo peccato mortale: la masturbazione, una voglia costante e sporcata dalle indicazioni della Chiesa. Il suo immaginario lo porta a sedurre le stelle del cinema americano, donne che, nelle sue immaginazioni, si fanno oggetto per lui, disponibili ad ogni gioco sfrenato che propone loro. Così il sogno americano si sviluppa sia sui territori del continente sia tra le sue donne: le fantasie portano Adrian ad una lussuria geolocalizzata, dive del cinema, le uniche di cui può intuire le forme, in viaggio per l’America.
Tra la presentazione dei diversi modi di masturbarsi e quella delle diverse strategie per confessare ai preti il peccato mortale, Adrian non sviluppa solo le proprie fantasie erotiche, ma filtra attraverso questa mania addirittura la storia dell’uomo, proponendola in salsa erotica. Assistiamo così allo svolgersi della storia umana come dialettica tra il piacere ottenuto dalle donne e il piacere autoindotto per mancanza di alternative, una storia guidata dal desiderio e dagli eventuali sbocchi disponibili. Una nebbia di erotismo pervade le strade percorse dall’uomo, un unico movente ha senso, un unico desiderio muove le civiltà.
La seconda parte è dedicata alla redenzione di Adrian, naturalmente tutta giocata nella sua testa. L’incontro con Denise sviluppa l’immaginazione del ragazzo nella direzione di un amore cattolicamente accettato, teso ad una vita matrimoniale sana e autorizzata. Adrian spinge la fantasia fino al matrimonio avanzato, cercando la scappatoia dall’autoerotismo in un progetto ben delineato di vita coniugale. Poco importa se con Denise non ha nemmeno mai parlato, quel che conta sono le intenzioni, l’ideale portato avanti nella vita parallela. I desideri sessuali vengono incanalati in regole ben precise, laddove comunque la donna rimane poco più di un oggetto, anche se di tipo diverso: se è vero che non si presta a voluttà sfrenata, deve pur sempre soddisfare il marito.
La storia sessualizzata del mondo viene sostituita dalla storia personale di Adrian, dove la chiave della sessualità non si perde ma viene orientata verso uno sbocco virtuoso. Tant’è vero che le preoccupazioni del ragazzo sono comunque rivolte al sesso, ad una sua categorizzazione diversa rispetto al peccato, ma pur sempre in primo piano anche nel rapporto matrimoniale. Si tratta di un tentativo di imbrigliare le pulsioni all’interno della liceità, ma sono sempre un cruccio di cui rendere conto, impossibile da evitare. Fino al passo successivo, in cui vengono allontanate al limite delle vite degli altri.
Un romanzo nel romanzo, le storie immaginarie di Adrian non sono un mero passatempo, pulsano di vita quanto e più della realtà, hanno effetti sull’animo del protagonista tanto quanto i fatti, anzi forse di più. Perché è nella testa di Adrian che si sviluppa il mondo e il suo mondo è quel che lo proietta nelle emozioni. In un periodo di cambiamenti, in cui le immagini si fanno più esplicite e imperanti, Murnane ci propone un ragazzo con la fantasia ancora in grado di imperare, di fare del mondo un campo su cui farla correre; un campo naturalmente con i paletti sociali piantati sui confini. Un libro molto diverso da Le pianure, la cui continuità sta nella prosa sempre efficace, pur se diversamente ispirata.
Gerald Murnane – Una vita tra le nuvole – Safarà
Traduzione: Roberto Serrai
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