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Le perfezioni – Vincenzo Latronico

Le perfezioni di Vincenzo Latronico racconta lo scollamento vissuto da una giovane coppia, Anna e Tom, tra il sogno e la realtà, tra il progetto di una vita stabilito ad un tavolino di tendenza e lo sviluppo pratico e intimo nella quotidianità. Di certo si tratta di uno scollamento generazionale, ma ci sono elementi universali, è la declinazione attuale di quell’universalità.

Le perfezioni di Vincenzo Latronico

C’erano momenti in cui sentivano che la loro identità fosse ancorata non alle loro azioni e pensieri ma a qualcosa di capriccioso e friabile, un turo di dadi, una settimana.

Quando lo ordini su internet vs quando ti arriva a casa è il motto ormai proverbiale per indicare la differenza tra come le cose vengono presentate su internet e come sono in realtà. Il romanzo di Latronico è una rappresentazione plastica di questa verità raggiunta dalle generazioni che di quelle immagini accomodate sono imbevute. Si tratta di una rappresentazione che salta fuori dalla pagina pur appoggiandosi ad una scrittura elegante, di un’efficacia raffinata.

Ma non è solo questo, il contrasto tra realtà e immagini, quel che il libro racconta. Si ritrova tutto lo scollamento vissuto da una giovane coppia, Anna e Tom, tra il sogno e la realtà, tra il progetto di una vita stabilito ad un tavolino di tendenza e lo sviluppo pratico e intimo nella quotidianità. Di certo si tratta di uno scollamento generazionale, ma ci sono elementi universali, è la declinazione attuale di quell’universalità, l’incapacità di unire i puntini, l’impossibilità di tenere i puntini sulla stessa pagina, l’inadeguatezza a portarsi dietro i puntini nel voltare le pagine. La paradossale difficoltà di trovare il proprio posto in un mondo globalizzato, che è potenzialmente infinito ma fattualmente confinato, una trappola addolcita in superficie.

Lo so che il termine precisa per la prosa è forse abusato, ma quella di Latronico lo è, perché è in grado di rendere l’idea di quello che narra, di descrivere con un’efficacia a tratti prodigiosa, di raccontare con un grado alto grado di aderenza, una prosa capace di tracciare situazioni ben definite e il clima che aleggia. Con andamento disincantato, quasi un resoconto imparziale che però riesce a coinvolgere, potenza delle contraddizioni virtuose, accompagna Anna e Tom nei meandri di una vita in perenne ricerca, sviluppando i diversi periodi in piccole panoramiche dal campo stretto. E poi ci sono quelle splendide prime pagine in cui viene descritta l’immagine della casa, una casa puntellata in modo magistrale nell’immagine che vuole dare.

le perfezioni

Di contrasti e appiattimento

Avevano ritrovato l’abbondanza di tempo, ma in qualche modo quel tempo risultava sprecato. L’entusiasmo sembrava essere un filo più in là, irraggiungibile.

Anna e Tom fanno progetti riguardo alla loro vita, si spostano in base al sentimento del momento, al vento che tira fuori dalle gabbie grafiche che utilizzano sul lavoro. Eppure, tutta quella ricerca, quell’annusare le atmosfere più stimolanti, si traduce in giri a vuoto che esauriscono il proprio potenziale lentamente, in uno scemare melanconico. Tutto l’impegno che mettono nel cercare il proprio posto, quello che non dovrebbe mai finire di essere loro, si polverizza nel disegno di identità sfumate, troppo impegnate a connettersi per trovare un nucleo, un punto fermo nel continuo cambiamento. Cercano meticolosamente la loro unicità, ciò che li differenzi, alimentando il sistema dell’uniformità.

Anna e Tom non sanno quello che vogliono, vivono un’insoddisfazione permanente che li segue ovunque, perché a furia di inseguire le proposte migliori non sanno mai ritrovarsi, senza nemmeno capire perché, cosa manca davvero. Vivono una precarietà dovuta al mondo che frequentano con convinzione, al loro inserimento tanto entusiastico quanto effimero, alla ricerca di un obiettivo che si sposta sempre un po’ più in là, sempre indietro rispetto alle mode. Le loro conoscenze si sfaldano, si proiettano, volenti o nolenti, su altri lidi. Incredibilmente, l’unico fattore di continuità è la loro coppia, il loro rapporto solido nonostante i mutamenti, tanto da non essere mai convinti fino in fondo di una sperimentazione in tal senso. Il loro perenne e lento naufragare è in due.

Così, in città ormai accostabili in cui si appiattiscono estetica e spirito, dove il punto di originalità è omologato a discapito del carattere, Anna e Tom perdono il senso del tempo che corre via in uno stillicidio di spreco, sfugge di soppiatto. I loro progetti si infrangono sul muro della realtà, ogni volta che la solidità del quotidiano si scontra con le vaghe intenzioni a frantumarsi sono i mondi immaginati, il peso specifico degli incontri e delle situazioni concrete affonda le intenzioni costruite sulla scacchiera utilizzata come complemento d’arredo. Non è solo un contrasto della realtà con le immagini, ma anche con l’immaginario, con l’orizzonte di una fantasia compressa che non sa trovare vie di fuga, non sa arieggiare gli appartamenti impostati.

Latronico ha scritto un romanzo così centrato e talmente riuscito da risultare una sincera e puntuale descrizione delle imperfezioni delle perfezioni.

Vincenzo Latronico – Le perfezioniBompiani

Voto - 85%

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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