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Il cannocchiale del tenente Dumont – Marino Magliani

Il cannocchiale del tenente Dumont di Marino Magliani è un libro fuori moda, senza tempo e senza momenti avvincenti, per questo è straordinario: con una sapienza narrativa e descrittiva davvero rara in cui la narrazione diviene il lasciare che il tempo attraversi il lettore e le pagine.

Il cannocchiale del tenente Dumont di Marino Magliani

Marino Magliani ha scritto un libro fuori moda, senza tempo e senza momenti avvincenti, per questo Il cannocchiale del tenente Dumont è straordinario.

Infatti, leggendo le pagine si scopre una sapienza narrativa e descrittiva davvero rara, ma ancora di più si scopre che il narrare è lasciare che il tempo attraversi il lettore e le pagine, sovrapponendosi allo scandire del tempo quotidiano e permettendo che i due vissuti ogni tanto viaggino all’unisono.

Di certo anche abilità nello scegliere una storia semplice, ma con risvolti misteriosi, evocativi, permettendo al lettore di osservare attraverso il cannocchiale di uno dei protagonisti il mondo che si scioglie davanti allo sguardo dell’osservatore.

Nel 1800, Napoleone Bonaparte chiede ad una commissione scientifica di indagare su un significativo numero di soldati che avrebbe defezionato dopo la campagna d’Egitto e i suoi inferni. Tra le cause più importanti di un fenomeno così evidente da delineare subito un caso di cui occuparsi, ci sarebbe una nuova droga per l’Europa dell’epoca: l’hascisc.

Tra i ricercatori compare un olandese, medico e uomo di mondo, che investiga cercando soluzioni che vadano oltre la materialità, provando ad indovinare cosa succede nello spirito degli uomini che assumono la droga ritrovata in Egitto. Attorno a questa ricerca scientifica si muove invece la ricerca compiuta dai militari per scovare i disertori. Tra i disertori troviamo i protagonisti del libro: tre caratteri diversi eppure uniti dal bisogno di libertà, di pace. Il tenente Dumont, figlio di buona famiglia, il capitano Lemoine, bretone anch’esso di buona famiglia e il basco Urruti figlio di una coppia travolta da molte tragedie.

La fuga dei tre è descritta nei minimi particolari, sia ambientali che spirituali, sempre con un punto d’osservazione che va dai protagonisti verso l’orizzonte. Però qui troviamo una delle caratteristiche più interessanti di questo bel libro: il silenzio. La natura che viene raccontata, le colline che vengono attraversate, sono tutte ritratte silenziosamente come appaiono alle orecchie di chi fugge ed è attento al minimo rompersi di una foglia.

Il cannocchiale del tenente Dumont

Splendida metafora sul potere

La vita da braccati diventa un inno alla libertà di movimento, alla vita a contatto con la natura, ma apre anche ad una malinconia senza fondo che è tipica della campagna nella sua solitudine. Il viaggio partito dall’Egitto attraversa l’Italia e soprattutto la Liguria, una terra che appare in tutta la sua bellezza e anche in tutta il suo essere selvaggia, con le spiagge nascoste tra gli scogli e i boschi che nascondono animali e fuggiaschi. Anche il carattere dei liguri emerge nel confronto con la loro terra: gente dura, pronta ad alleviare il dolore di una vita faticosa con del buon vino e degli ottimi profumi.

Ad inseguire naturalmente i soldati che portano anche divise diverse, rappresentati di diversi Stati di origine, ma che nella narrazione appaiono semplici casacche che non toccano la vita delle personaggi del libro.

La fragilità degli equilibri politici di inizio Novecento diventa una splendida metafora sul potere e sul suo influsso sulla vita dei comuni cittadini, diventando una riflessione sull’anarchia e sulla storia.

Sarà infatti la storia a tornare molte volte protagonista, con le sue incomprensibili piegature che nulla hanno a che vedere con le piccole cose quotidiane. Quotidianità invece di cui si nutriranno i nostri protagonisti nel loro viaggio verso la libertà, imparando a coltivare la fiducia in ogni piccolo movimento della natura.

Marino Magliani riesce a creare una splendida armonia di visione e racconto, lasciando in buona parte al non detto di emergere prepotentemente tra le righe e lasciando quindi in bocca l’ottimo ricordo di parole che portano lontano.

Marino Magliani – Il cannocchiale del tenente DumontL’orma editore

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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