songs for the drunk and broken hearted

Passenger, Songs for the drunk and broken hearted

Viviamo in un mondo cinico, ce lo insegnano tutte le cose che ci circondano. La musica non è stata in questi anni meno assaltata di qualunque altra attività umana, così ci siamo ritrovati ad ascoltare musica che dovevano rincorrere l’onda del momento, ma con pochi sentimenti. Segno dei tempi, ma per fortuna ci sono degli eventi straordinari che cambiano le carte in tavola.

Uno di questi eventi straordinari è il disco di Passenger al secolo Mike David Rosenberg, nato nel Sussex nella pacata provincia inglese da padre americano e madre inglese.
Tutte e due le origini si sentono nel lavoro di Passenger che coniuga alla perfezione dramma inglese e pacatezza a stelle e strisce.
Passenger che si era fatto notare con lo strepitoso successo di Let nero go, torna con un album nuovo di zecca e ricco di sentimenti caldi e avvolgenti.
Il successo del singolo fu abbastanza sorprendente vista la composizione semplice del pezzo, ma quella “normalità” era proprio il marchio di fabbrica di Passenger.
In Songs for the Drunk and Broken Hearted infatti troviamo 20 brani per più di un’ora di musica, che non sorprende ma coinvolge.
Canzoni semplici, cantate sempre a mezza voce, che però arrivano a colpire il cuore dove serve.

Di certo non mancano dei riferimenti al passato, ma sono piacevoli da scoprire. Sono presenti chitarristi britannici che vanno da John Martin a Van Morrison, ma anche un po’ d’America con molto James Taylor. Il risultato però è fresco e in alcuni momenti lo avvicina più al contemporaneo José Gonzales che ai grandi stornellieri del passato.

Song for the Drunk and Broken Hearted si apre con una bella chitarra acustica ad introdurre Sword from the Stone, ballata dolce e malinconica che parla di un addio al passato, nel ritornello si apprezza il falsetto di Passenger. Tip for my Tongue è spensierata e leggera proprio con il pezzo che gli succede What’s You’re Waiting for. Molto dolce e densa The Way That I Love you, canzone molto toccante e sognante. Remember to Forget invece è spavalda e aperta, un addio con ghigno. Sandstorm è il pezzo più diverso dagli altri con la sua melodia fragile e l’arrangiamento più minimal. Canzone completa e difficile, si gioca il podio di più bella del disco. A Song for the Drunk and Broken Hearted, che dà il titolo all’album, è un brano di speranza e consolazione, un brano però che non si fatica ad immaginare in uno spot, nel bene o nel male. Suzanne sembra una buona rilettura delle Opinioni di un Clown di Böll, bohémien e solitario: questo brano scalda l’anima.
Nothing Aches Like a Broken Heart è un po’ la continuazione del pezzo precedente ma con una bel senso di rivalsa, di vittoria.
London in The spring è la canzone con più debiti verso il passato, con la melodia leggera e la chitarra ad inseguire armonici raffinati.
Da questo punto in poi del disco i brani si ripetono nella loro versione acustica, in alcuni casi molto bella in altri senza aggiungere molto di più.
Questa scelta, però, ci fa cogliere meglio chi sia Passenger: un artista che ama il proprio percorso e la propria idea di musica. Per questa ragione il cantautore inglese continuerà sempre ad essere quello che abbiamo scoperto dieci anni fa: pura sincerità.

 

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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