Novità dischi 2021 – Brondi e Tricarico, il cantautorato che avanza

Paesaggio dopo la battaglia – Vasco Brondi 

 
Alla prima prova del cantautore senza lo Pseudonimo di Le luci della centrale elettrica ma col proprio nome Vasco Brondi lascia tutti un po’ col boccino in mano. Dopo aver aspettato quattro anni le mosse di Brondi arriva questo Paesaggio dopo la battaglia, un disco che pur rimanendo per linguaggio e arrangiamento sulla scia dei precedenti album cambia qualcosa anche se, in tutta franchezza, non si ha la certezza che cambi quel qualcosa che avrebbe dovuto essere cambiato.
Quello che di nuovo c’è in questo lavoro è di certo una maggiore cura ai singoli reparti musicali affidati del resto a tanti e ottimi musicisti. Infatti oltre alla produzione curata da Taketo Gohara e  Federico Dragogna ex Ministri, compaiono molti musicisti di grande qualità nel panorama italiana tra cui Rodrigo D’Erasmo, Enrico Gabrielli, Gabriele Lazzarotti, Daniel Plentz dei Selton.
Una delle prime impressioni ascoltando il disco che il lavoro a cui si è prestata più attenzione sono gli svuotamenti di ambienti per dare spazio alle parole e alle immagini create da Vasco Brondi.  Per capire il disco bisogna almeno ascoltate tre tracce: 26000 giorni, Ci abbracciamo e Città aperta. Tre canzoni che raccontano la visione di un uomo maturo dell’amore, della responsabilità civile, delle scelte etiche della vita. Qui sta un po’ il fulcro di tutta la discussione, Vasco Brondi è cresciuto davanti ai microfoni e ora ha preso la sua responsabilità di cantautore. 
Questo non vuol dire che tutto funzioni perfettamente in questo album. La voce e le melodie forse sono ancora troppo legate all’etica punk che ha animato i primi dischi della Centrale e non sempre si sposa perfettamente con la nuova veste sonora del cantautore. 
Ad ogni modo segniamo un altro passaggio importante per l’artista italiano che più di ogni altro ha portato in tempi bui la bandiera del cantautorato. 
Tra le altre tracce del disco brillano sicuramente Due animali in una stanza, Chitarra Nera e Il sentiero degli Dei.
 

Amore dillo senza ridere ma non troppo seriamente – Tricarico 

 
L’uscita del disco di Tricarico è una bella notizia che fa bene al cuore. I motivi sono tanti per essere felici tra cui il fatto che la disillusa scazzataggine del cantautore e pittore milanese mancano in questo panorama di epici artisti poco consistenti. Poi c’è l’ironia di Tricarico, quella davvero è una perla rara. E se si intuisce il sarcasmo del cantautore sin dal titolo dell’album Amore dillo senza ridere ma non troppo seriamente. Ascoltando le tracce si coglie bene tutta l’emozione che ha scatenato il bisogno di scrivere e registrare questo album, sin dalle prime note.
Si ascolti per esempio A Milano non c’è il mare, canzone leggera ma che già dal fatto che racconti di un “Francesco” si capisce che siamo a livelli di introspezione molto alti. Canzone che ritmicamente e melodicamente ricorda il miglior Dalla. Curiosità davvero pregevole, in questo brano c’è una collaborazione importante: il Principe, Francesco De Gregori. 
Tanti i momenti di pura introspezione però come in Mi Manchi negli occhi e Abbracciami fortissimo. Mentre troviamo il Tricarico più spigoloso, per profondità certo, in Tre numeri in più canzone in bilico tra infanzia e melanconia. 
Pezzo però che spicca su tutto l’album é di certo La bella estate scelto anche come singolo, canzone irriverente e ironica che passa dall’amore per molte donne ad un legame tutto da ridere con la nonna. 
Tricarico ha tempo abbandonato la pretesa di scalare le classifiche della musica italiana, ma quello che sicuramente non ha smesso di cercare è la bellezza nella musica e nei testi. Album consigliatissimo. 

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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