Motta recensione di Semplice

Motta, la recensione di Semplice

Un inizio che ricorda i Velvet Underground tra chitarra e violìni, una voce semplice, come il titolo del disco del resto: così inizia Semplice l’ultimo lavoro di Motta

Artista che nasce dal rock e che  rinasce cantautore, conservando però un’indole rock per niente scontata nel panorama italiano. Ma se dobbiamo per forza parlare sempre di originalità, bisogna dire che Motta potrebbe competere in qualunque campionato europeo per gusto ed esecuzione. Se poi lo avete lo visto dal vivo, beh converrete con me che anche nella categoria best performance, il nostro Motta farebbe una bella, bellissima figura.

Così con due dischi all’attivo molto amati dal pubblico e apprezzati dalla critica, sia La fine dei vent’anni che Vivere o morire diventarono Targhe Tenco, siamo arrivati al terzo lavoro in studio di Motta. Attesa ce n’era molta intorno a questa uscita discografica, visto il buon successo dei dischi precedenti, usciti però in un periodo più fortunato per i cantautori italiani.

L’apertura del disco è affidata ad un pezzo gelido e accogliente che ricorda i Velvet Underground come detto, A te,  un brano  che immediatamente imposta il discorso sia lirico che sonoro immaginato dal cantautore. Cura e ricerca del suono, senza paura di essere retrò, anzi forse cercando proprio quel suono in grado di raccontare panorami più grandi di quelli che di solito immaginiamo. “A te semplicemente vestita di niente” forse è la frase che racconta meglio questo incipit che cala l’ascoltatore in un mondo parallelo per quaranta minuti. Un mondo Semplice e per questo intenso. 

“E non avere paura fra la mente ed il cuore” invece è la frase che apre il secondo pezzo del disco, una canzone lineare e monolitica su più cui spicca un testo  forte e romantico che si collega a metà esatta fra età matura e adolescenza, ammesso che esista un confine vero. Forse E poi finisco per amarti è la canzone con più possibilità radiofoniche, anche se tutt’altro che dentro i canoni dell’e emittenti italiane. 

Via della luce invece è la pienamente inserita dentro la grande strada del cantautorato, a metà tra la poesia genovese e il pop. Canzone in bilico tra rimandi misteriosi (“Dal vecchio pittore che mi chiede di fumare”) e sonorità sospese, una canzone che scava dentro sin dal primo ascolto. 

Strada quella cantautorale seguita anche in Qualcosa di normale, canzone che vede la partecipazione di Alice, voce che assicura profondità al pezzo. 

Quello che non so di te invece riapre al rock con un giro di basso e poche note di chitarra che ricordano molto i Joy Division, come Semplice che da il titolo all’album e accoglie con la sua melanconia in un’atmosfera struggente da vista sul porto.

Il disco si conclude con quattro pezzi che raccolgono le atmosfere più evocative del disco  mettendole su un tappeto sonoro complesso e articolato. Dall’altra parte del tempo spicca particolarmente per l’arrangiamento che porta la memoria agli U2 più ispirati di Achtung Baby, per il crescendo e per la ritmica satura di toni.

Semplice risulta anche dopo alcuni ascolti un disco immediato e sincero nella scrittura, mentre nell’arrangiamento si percepisce il lavoro minuzioso alla ricerca del suono perfetto per ogni canzone. Pescando negli archivi del rock, Motta dona un’anima giovane ad un suono immortale, quello del rock romantico.

Ed in questo senso Quando guardiamo una rosa che chiude l’album è un’immagine perfetta dell’emozione che ha guidato la scrittura di questo lavoro. Un romanticismo semplice e fondato, sempre alla ricerca di cose semplici e vere. 

“Perché mi piace restare a galla coi piedi per terra e cavarmela” grida Motta sul finire di Semplice, ed in questo forse c’è tutta la filosofia di questo cantautore che centellina musica andando a scovare la poesia tra le righe delle cose semplici.

Su Piggy the pig

Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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