la scelta

La scelta

– Non puoi fare sempre così, ogni cazzo di volta tiri su un dramma.

– Tiro su un dramma o è un dramma che scoperchio laddove la gente non ci fa caso, come non fa caso alla maggior parte delle cose che gli succede?

– No, no, fai tu un dramma dove non esiste. Nessun altro la fa così lunga.

– Appunto, tocco i tasti dolenti che tutti vogliono evitare.

– Lascia stare. Senti, d’accordo, ancora una volta ti darò retta. Ma che sia messo agli atti che lo faccio per mancanza di vie d’uscita emotive. E perché sono troppo brillo per combattere. E perché tu sei troppo ubriaco per non rompermi i coglioni.

– Non so nemmeno se dirti grazie o offendermi, ma non è l’unica cosa che non so, come tu invece ben sai.

– Ti scongiuro non prendere un altro filone del cazzo, restiamo su un dramma esistenziale alla volta. La cosa migliore, nei casi di una scelta come questa, è considerare vantaggi e svantaggi di entrambe le scelte. Lo insegna qualsiasi commedia americana.

– Hai ragione. Allora, in un caso starei nella mia comfort zone, non avrei nulla da temere, saprei gestire tutti i fattori. Di contro però non mi darebbe quel non so che di cui forse ho bisogno, quel qualcosa in più che in questo momento mi darebbe una spinta maggiore, quello che forse non so di cercare.

– Bene. Il discorso è capire di cosa hai più bisogno ora: cambiamento e rischio o abitudine e tranquillità?

– Se lo sapessi non sarei in quest’impasse.

– Sì vabbè, se fossi normale non entreresti in crisi per ste stronzate.

– E certo, lo sapevo io: in questo mondo la sensibilità non paga. Ma poi che amico saresti? Dovresti aiutarmi nei momenti di difficoltà, a prescindere. Ma poi scusa, come fai a dire cosa può o non può mandare in crisi una persona?

– Buon senso, caro mio, semplice buon senso. Anche concedendoti l’attenuante dell’alcol, questa è una scelta alla portata di chiunque, credimi.

– Io non sono chiunque, e non lo sei nemmeno tu, e non lo sono nemmeno quelli a quel tavolo, nessuno è chiunque. O almeno nessuno dovrebbe esserlo… nessuno dovrebbe essere considerato tale. La mia anima non è quella di chiunque, le anime non sono intercambiabili.

– Adesso credi all’anima? Il materialista selettivamente pentito.

– Anima in senso generale, per dire quello che abbiamo dentro. Tu puoi giudicare semplice la mia scelta, ma non puoi giudicarla semplice per me, non puoi sapere cosa trovo semplice.

– Ho capito, ma c’è un limite di normalità che ci aiuta.

– Forse aiuta te, voi. Ogni limite che mettete aiuta tutti quelli che non sono la persona che deve scegliere in quel momento. I limiti che piazzate voi sono esterni, non hanno a che fare con me. Stai girando con metro metafisico a segnare il terreno della mia normalità ed io dovrei adattarmi per…

– … per amore di socialità. O per amor mio, per non rompermi i coglioni.

– Ah è così. Devo rientrare nei canoni degli altri, anzi nemmeno, di una presunta entità astratta di nome socialità. Mentre la tua amicizia è delimitata dai tuoi di canoni, che graziosamente sono più inerenti a quelli sociali.

– Ora metti in dubbio pure la mia amicizia?

– No certo, sia mai, non è un dubbio socialmente utile. Ma scusa, cosa ti sto chiedendo di tanto terribile? Aiutami a scegliere o, ancora meglio, scegli per me, così la facciamo finita subito.

– Eh no, la responsabilità te la devi prendere tu.

– Tanto hai detto che non è una scelta fondamentale questa.

– Sì, ma per te lo è, a quanto pare.

– In effetti lo è, per questo è difficile. A prescindere da come la pensi, già il fatto che io non riesca a scegliere significa che non è semplice, che le conseguenze non sono banali.

– Senti, facciamo così: lasciamo la decisione alla sorte.

– No, no, non sono scelte da lasciare al caso, non è che una valga l’altra.

– Allora scegli d’istinto, decidi così su due piedi e ti impegni a non cambiare. Non tanto perché è sicuramente quella giusta, ma per un contratto stabilito adesso tra noi due.

– Il famoso contratto sociale. Forse hai ragione, l’uomo è destinato ad effettuare le proprie scelte sulla base dei contratti, è più facile, più definitivo. Anche se proprio questo essere definite da contratti le cristallizza, ma forse non possiamo farne a meno: siamo parti di un contratto, sempre e comunque.

– Allora firmiamolo.

– D’accordo, purché non si dica che ho accettato con convinzione.

– A chi vuoi che lo dica? Lo dirò a me stesso la prossima volta che mi proporrai di uscire. Dai spara, che ne sarà di te? Che futuro immediato ti aspetta?

– IPA, prendimi una IPA.

Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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