Tra gli aspetti destabilizzanti del cambiare casa e con essa città, c’è anche quello del variare le proprie abitudini di corsa. Dopo anni passati nel mio adorato Forlanini, sono arrivato a correre nell’amenissima Martesana. Ma visto che il 2021 dovrà essere l’anno della rinascita, ho deciso di affrontare la cosa con dell’inedito ottimismo
Alla fine è successo. Ho abbandonato il parco Forlanini, vale a dire il luogo che mi ha visto nascere e crescere come runner, un luogo pieno di difetti, ci mancherebbe, ma a cui sono legato da anni di sudore speso, crampi, dolori di ogni tipo, fallimenti in serie. Un parco tra i più bistrattati di Milano per via della sua posizione periferica e per la vicinanza del ben più blasonato Idroscalo e forse proprio per questo uno dei posti a me più cari. Perché il Forlanini o lo ami o lo odi, o meglio, lo odi a tal punto che poi giocoforza sei costretto a fare il giro ed amarlo incondizionatamente. Qui ho litigato con i primi padroni di cani, qui ho visto da vicino pantegane e nutrie, qui infine, ho imparato a trovare dei punti di riferimento per potermi allenare con costrutto, abbandonando definitivamente la modalità a cazzo di cane. C’erano i miei percorsi per i lunghi, i segmenti per le ripetute, i tragitti per le corse di scarico.
Da qualche giorno, dunque, tutto questo non fa più parte del mio bagaglio e le mie gambe caracolleranno da qualche altra parte.
Ma dato che il il 2021 deve essere l’anno della rinascita (non può essere altrimenti, visto il 2020 appena passato), voglio concentrarmi su quello che sarà il mio prossimo palcoscenico, il naviglio della Martesana. E lo voglio fare con una sferzata abbondante di ottimismo. Una ciclabile che da dove la prendo io, cioè Vimodrone, consente di spaziare a più non posso per decine di km, tutti in linea retta, sia in direzione Milano, sia, la mia preferita, in direzione Cassano d’Adda. Potenzialmente qui sarà possibile macinare con comodo i lunghi di cui avrò bisogno per questa maratona, e lo potrò fare in tutta tranquillità godendomi prsino un paesaggio decisamente allegro e bucolico.
Attualmente le mie due uniche uscite sono stati dei lunghi lenti che mi hanno portato fino alle porte di Gorgonzola e che mi hanno permesso di trovare in questo percorso molti punti a favore. Innanzitutto, il correre in linea retta è piacevole, soprattutto se hai delle ginocchia di merda come le mie. Niente cambi di direzione, niente curve, solo una bella lingua di asfalto dritta e infinita. Altro plus notevole è la vicinanza dell’acqua, qualità che ho sempre considerato inutile fino al momento di sperimentarla dal vivo. Alla fine è bello correre in un posto ben tenuto, dove puoi scorgere persino una parvenza di natura. A voler essere poeti, diciamo che uno specchio d’acqua vicino (seppur imbalneabile e velenoso come il cianuro) aggiunge pace alla già tanta pace data dal correre.
Altro vantaggio non indifferente è che all’ora in cui corro io, cioè le 7 di mattina, la Martesana è pressoché vuota, pochi runner, qualche pendolare in bici, i soliti anziani deambulanti. Nessun cane che ti insegue o peggio, ti taglia la strada, nessun bambino urlante e, soprattutto, nessun rombo di camion e affini nelle vicinanze. A voler proprio trovare il pelo nell’uovo, a scassare l’anima è la metro che corre parallela alla ciclabile ma anche qui, il lato positivo è che semmai stessi per stramazzare al suolo, bastano un paio d’euro per tornare a casa senza patemi.
Insomma, tutto in questo 2021 sembra allinearsi: luogo per la corsa pieno di plus, un atleta che sta facendo passi da gigante e che ora mi telefona non solo per lamentarsi ma anche per descrivere le sue sensazioni con ai piedi le scarpe nuove, e una maratona che, Covid permettendo, si avvicina senza fare più (troppa) paura.
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