Quando c’è sentimento, non c’è mai pentimento

Lo cantavano anni fa i Neri per Caso, in una delle loro canzoni più conosciute e sarà per il tema alla quale è legata, ma mi è tornata alla mente leggendo quello che sta accadendo sul fatto Genovese e sulla sua famosa “Terrazza del Sentimento”, ode all’amore o al vezzo partenopeo.


Sta di fatto che dall’attico vista Duomo in Piazza Santa Maria Beltrade ad una cella del carcere milanese di San Vittore il passo è stato breve, oltretutto accompagnato da due legali che dovranno difendere il loro assistito dalle accuse di violenza sessuale, sequestro di persona, lesioni e cessione di stupefacenti.
Alcuni hanno scritto che il caso Genovese fa tremare i VIP della Milano “bene”, e mi viene da sorridere cinicamente al solo pensiero che un singolo gesto sopracitato possa essere collegato alla bontà di qualcuno, famoso o meno.
Ma ancora più mi ha lasciata perplessa l’articolo pubblicato da una testata autorevole come Il Sole 24 Ore pochi giorni fa di cui vi cito l’introduzione che tanto ha fatto parlare:
“Un vulcano di idee e progetti che, per il momento, è stato spento. Alberto Maria Genovese, 43 anni, imprenditore napoletano lombardo di adozione, dopo la laurea in Economia all’Università Bocconi di Milano, non si è fermato un attimo“.
C’è quasi del rammarico che un personaggio così capace di trasformare qualsiasi cosa toccasse in oro, potesse essere fermato da un’inchiesta che lo vede confrontarsi con diversi capi d’accusa.
Cosa è successo poi?
Perché sono qui a raccontare questo?
Perché c’è stata indignazione, c’è stata polemica, c’è stata offesa.
Non solo nei lettori del quotidiano, ma anche da parte dei social che hanno scritto e raccontato, mettendoci facce e parole, che è un problema se l’informazione sbaglia a fare il suo lavoro.
Che non ci si può sentire in difetto se denunciamo un mostro della finanza che sevizia una ragazzina di 18 anni, perchè il suo potere e le sue capacità non possono salvarlo dall’essere comunque un mostro.
Che dobbiamo gridare allo schifo se passa il messaggio sbagliato.
Se le capacità imprenditoriali di un uomo possono anche lontanamente sminuire se non scusate un passo falso nei confronti “di una che se l’è cercata”.
È giusto indignarsi, è giusto farlo verso chi crede che le parole non abbiamo un peso specifico.
Fanno male se usate scorrettamente.
Questo Re Mida napoletano avrebbe poi  chiesto l’aiuto per disintossicarsi a degli esperti, avrebbe detto che la droga lo porta a fare cose di cui non si ricorda e che spera di non aver fatto nulla di illegale.
Questo “vulcano di idee” aveva installato diciannove telecamere nel lussuoso appartamento che erano accese e hanno ripreso tutto quello che è successo lo scorso 10 ottobre. Ora il materiale è in mano agli inquirenti.
Fa pensare la frase detta da Genovese al tecnico che gestisce l’impianto: “Pialla tutto, passa un distruttore di file”, cosa che evidentemente non è avvenuta.
Intanto un primo segno di pentimento si è visto dal cambio di lessico usato dal Sole 24 Ore nell’articolo postato anche online.
Si legge:
“ Alberto Maria genovese, 43 anni imprenditore napoletano lombardo di adozione è stato fermato con l’accusa di violenza sessuale…”
Fermato.
Come è giusto che sia.
Così come l’indignazione che va fatta sentire, a prescindere dal sesso, dall’età o dal conto in banca.
E se i social possono amplificare, alzate il volume.

Su Clara

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Sono cresciuta a libri,moda e rock'n'roll. Mangio arte fin da piccola e ho sempre saputo che mi sarei occupata dell'immagine in tutto quello che la riguarda. Dopo i canonici anni di Liceo Artistico frequento l'Istituto Marangoni e l'Accademia del Lusso e della Moda a Milano dove spazio tra creazioni, styling e scrittura di settore. Ho una passione per il vintage a cui do una seconda vita, riutilizzando accessori e complementi d'arredo la cui immagine si stravolge e ne esce completamente rinnovata, la linea si chiama Resurrection Design, un nome che è tutto un programma, ma soprattutto una filosofia sulle possibilità. Scrivo, disegno e dispenso consigli su quello che sarà cool, una sorta di guida semiseria di quello che fotografo in giro per la City con l'occhio marcato dall'eyeliner e che racconto come se fosse una storia. Rido tanto, sogno molto e macino chilometri...ma sempre con un certo stile!

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