A est della Tangenziale Ovest – Intervista a Mario Frighi

La notte va a leggere nei poetry slam tra rapper e giovani alternativi, la mattina ama alzarsi e andare a camminare nella sua amata brianza, cita Petrarca e non disdegna Bruce Springsteen: Lui è Mario Frighi  Ci siamo  incontrati per qualche anno nei locali più famosi della città, poi ho letto il suo A est della tangenziale ovest e ho dovuto regalarvi questa intervista. Tra Guerra e Pace e i camionisti americani Mario Frighi ci ha raccontato i segreti del suo libro d’esordio.

Dal tuo libro si evince che per te la letteratura è qualcosa che va oltre l’amore per la cultura o il bisogno di sapere. Cosa è per te la letteratura? Invece che darti una definizione scolastica ti dico perché scrivo: prima di tutto per diventare ricco e famoso e passare il resto dei miei giorni a girare il mondo a parlare del mio romanzo e di me, visto che ho un super io elevatissimo, poi per sfogo, se voglio distruggere una persona antipatica, invece di farlo nella realtà, lo faccio nel libro con precisione, serenità e una grande soddisfazione e poi vuoi mettere un massacro scritto, con un massacro fatto realmente? In quello scritto lo fai con lucidità, senza sbagliare niente e senza rimorsi, in quello fatto realmente pensa a tutti i casini ai quali vai incontro. 

Hai scritto un libro con riferimenti letterari altissimi e quasi in ogni capitolo c’è una donna che ti accompagna nelle tue avventure. La letteratura per te è sensualità? Non lo so, le donne ci sono perché mi piacciono e, a costo di essere un po’ parac…, penso che siano molto più intelligenti e curiose e belle di noi uomini. Poi, aggiungo che, nella vita reale, ne ho una da quarantacinque anni e quindi lasciami scatenare almeno nei romanzi. I riferimenti letterari sono i libri che ho letto, se non leggi non scrivi. Questa è l’unica cosa certa.

A est della tangenziale ovest è un inno alla libertà o sbaglio? Mi verrebbe da dire che è un inno alle tangenziali che sono meravigliose perché ti fanno attraversare le città in poco tempo e sono piene di cose che nessuno guarda. Quando hanno girato Sacro Gra sul raccordo anulare di Roma mi sono mangiato le mani, potevo farlo io a Milano, da Sesto a San Donato a San Siro e poi tornare a Sesto e ricominciare. A parte questo, il romanzo è un inno alla libertà, ma non a una libertà generica, alla libertà individuale del protagonista che finalmente fa quello che vuole.

 

Ho trovato entusiasmante la tua visione del classico business man che si laurea alla Bocconi per finire a fare il venditore porta a porta, ti piace il mondo del lavoro che stiamo disegnando? Sono in pensione e quindi mi è andata bene. C’è disagio, è durissima e non ho ricette. No, non mi piace il mondo del lavoro che stiamo disegnando ma non so cosa fare e cosa dire se non imparare più cose possibili, ma è banale e non voglio fare il maestrino. In ogni caso un grande filosofo contemporaneo, Carlo Sini mi pare, ha detto che la centralità dell’uomo europeo è finita per sempre non solo dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista culturale. Triste sottolineare come abbia ribadito il concetto: “finita per sempre”.

C’è un aspetto divertente del libro che mi ha colpito molto, continui a giocare con posti esotici e libri colti mescolandoli con un a Brianza “operativa” e puntuale, qual è il punto di incontro di questi mondi? Cavolo, è vero. Facciamo così: la Brianza è la mia parte precisina, ordinata, lavoratrice e un po’ taccagna, perché no? Tieni conto che io non ho mai fatto l’artista a tempo pieno e non lo farei mai perché ho bisogno, quando mi alzo, di sapere che “sicuramente” a mezzogiorno mangerò gli spaghetti e che la sera dormirò in un letto, poi sono monogamo peggio di Montalbano e l’unica droga che ho preso è un’aspirina nel 77 e in più sono astemio, l’esatto contrario dell’artista bohemien. I posti esotici sono la mia parte fantastica, curiosa e aperta al mondo e a tutti gli umani e non.

Vincenzo Zampieri è una figura straordinaria nel tuo libro, appassionato di BMW e libri antichi. Da dove nasce questa figura? Esiste veramente? Vale la vecchia definizione di romanzo come “verosimile”, i miei personaggi in genere sono il risultato di cinque o sei persone reali messe insieme. Quindi sono simili al vero, ma non esistono. Mi piace molto anche descrivere luoghi che amo senza conoscerli, ho dedicato un capitolo intero al Paraguay senza esserci mai stato. Tutto inventato dopo studi accurati su questo Paese che mi attira perché non lo conosce quasi nessuno. Mai una volta che uno dica: “Sono andato in vacanza in Paraguay”. Questo però non dirlo a nessuno, che resti tra noi.

Tu declami le tue poesie nei Poetry Slam, fai cabaret con artisti navigati e popolari, sei laureato in filologia romanza e scrivi di libri conosciuti presso gli Assiri. Come mescoli tutte queste culture dentro di te? È una necessità o un caso questo melting pot? È spontaneo, il melting pot mi diverte, mi diverte passare dal classico al moderno, mischiare i generi, giocare con quello che ho letto e che ho fatto. Non è un caso, penso, che tre degli autori moderni che ho più amato siano Borges, Eco e Pessoa e, tra i poeti, anche Palazzeschi e Gozzano. Tutta gente che aveva un forte senso dell’ironia, che giocava con la scrittura. Pensa alle false citazioni di Borges, ai falsi nomi di Pessoa e agli enigmi di Eco.

Quanto entra l’artista performer nella tua scrittura e viceversa?  Puoi ripetermi la domanda? Non ne hai una di riserva? Scherzi a parte non lo so, ma sfido la sorte e ti rispondo “sempre” perché ho l’impressione che faccia figo. Adesso però copio la domanda e la metto da qualche  parte nel prossimo romanzo.

Leggendo A est della tangenziale ovest ho trovato una grande trasgressione vera nei fatti, ma mai ostentata, e fa impressione se paragonata ad un certa trasgressione da web o da hip hop in cui la ribellione diventa in realtà omologazione. Come ti trovi con la trasgressione ostentata di oggi? Penso che la trasgressione ostentata di oggi sia facilmente riconoscibile e faccia un po’ ridere. Pensa per esempio agli iperanimalisti o agli iperecologisti. Sono trasgressioni che non disturbano nessuno e quindi non sono nemmeno trasgressioni.

 

Cos’è per te trasgressivo? Qui c’è una buona dose di snobismo e di puzza sotto il naso, che non mi sono mai mancate. È trasgressivo diffidare delle maggioranze bulgare e faccio parlare Nanni Moretti in Caro Diario : “…stavo pensando una cosa molto triste: cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone…io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone: mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d’accordo con una minoranza”. Quindi, se tutti dicono o fanno una cosa, io ne faccio un’altra, anche per dispetto.

Nel tuo libro citi artisti a cui sono molto legato Cinasky, Flavio Pirini, il Pentesilea, quali artisti tra quelli che hai incontrato ti hanno influenzato maggiormente? Più che il singolo artista mi ha influenzato l’ambiente che tu conosci bene, perché l’hai frequentato come me. Attori, attrici, musicisti, comici, pittori tutti insieme il sabato sera e un pubblico sempre attento e variegato. E’ stato un periodo affascinante. Mi piace ricordare anche il Cicco Simonetta e altri locali che adesso mi sfuggono e tutto questo non avveniva negli anni sessanta ma all’inizio del 2000. In ogni caso Milano era ed è insuperabile dal punto di vista culturale.

C’è un libro che non hai mai letto e ma che da anni tieni nel cassetto? Cavolo, tanti, ti dico Guerra e pace che non sono mai riuscito a finire e che ogni volta lo devo ricominciare da capo. Sigh.

Hai altri progetti letterari per il futuro? Si, il secondo romanzo che è già a buon punto e che uscirà nell’ottobre del prossimo anno e poi gli altri 98 per arrivare a 100 come Camilleri che ha cominciato a scrivere come me a 60 anni e adesso ne ha 90, un mito. Entro la fine di quest’anno invece aprirò un mio canale youtube con 10 video (5 di poesie da cabaret e 5 di poesie da poetry slam, quindi, tra virgolette, classiche). I video saranno video professionali, mica pizza e fichi.

Ti regalo un teletrasporto per qualunque posto al mondo che non sia Desio ma devi scegliere in tre secondi. Finalmente una domanda facile, la stazione di servizio di Bismarck nel Nord Dakota, ma non per le bistecche che non mi piacciono, ma per vedere i truck e fermarmi a parlare con i camionisti e i passanti che nelle stazioni di servizio americane, che sono vere e proprie città, mangiano, bevono, comprano, si riposano e dormono nell’immancabile motel.

 

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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