Home / Attualità / Eventi / Live / Francesco De Gregori tour mondiale 2017 – Scaletta e Report al Live di Trezzo d’Adda

Francesco De Gregori tour mondiale 2017 – Scaletta e Report al Live di Trezzo d’Adda

Francesco De Gregori al Live Club di Trezzo d’Adda. Ma un concerto di De Gregori non è mai solo lì e in quel momento, è sempre altro e altrove, perché un grande cantautore come De Gregori sa affondare le radici dentro i cuori. Ci è venuto un report del concerto tutto particolare, tutto sballato, tutto nostro. Un viaggio di due menti non perfettamente allineate con una colonna sonora stupenda

Lui stava fermo, con le braccia che passavano ritmicamente da conserte a dietro la schiena, e guardava col mento puntato all’insù. Le canzoni se le ricordava, alcune le canticchiava pure, ogni tanto si girava verso di lei e sorrideva. Sembrava felice, con quella macchina fotografica digitale che in mano sua faceva solo foto sfocate. La guardava ascoltare l’uomo di cui, quarant’anni fa, anche solo per scherzo, era geloso. Certo, a vederlo sul palco, così da vicino in questo club della provincia milanese, anche lui pareva invecchiato, esattamente come loro. Notò subito che i capelli corti e la mancanza del solito cappello lo facevano somigliare un po’ troppo al vecchio Gino Paoli e la cosa lo faceva sorridere e allo stesso tempo lo rassicurava: il tempo passa per tutti, anche per chi, con la sua poesia ha segnato vite e pensieri di più generazioni.Dovunque sei, se mi cercherai, sempre e per sempre, dalla stessa parte mi troverai”. Questa era una canzone recente, pensò, non la conosceva. Però era una bella frase e gli venne automatico prendere la mano di sua moglie e pensare che la vita, in fin dei conti è una cosa meravigliosa. Difficile ma meravigliosa. Aveva passato decenni a schivare le tempeste, e ora, finalmente, sentiva di essere arrivato in porto: una figlia grande, una pensione vicina, accanto una donna dagli occhi azzurri e i riccioli neri che sapeva difendersi ancora molto bene. Gli piaceva cullarsi del piacere un po’ pigro di contemplare come ogni singolo pezzo fosse finito al proprio posto.
Questa notte ne era certo, dopo il concerto sarebbero andati a letto, avrebbero canticchiato alcuni versi da sotto le lenzuola e chissà, magari avrebbero fatto l’amore.
Lei era agguerrita, fotografava tutto, ogni singolo movimento, ogni sfumatura, quasi che l’obiettivo potesse non solo imprimere in qualche MB di memoria la sua immagine, ma anche il vibrare di quella voce che le ha fatto compagnia per 40 anni. “Con due spalle da uccellino, in un vestito troppo piccolo”, quella canzone era scritta per lei, lo aveva sempre pensato. Quando l’ascoltò per la prima volta erano gli anni 80 e lei ne aveva poco più di venti, un’età magica, in cui le strade da scegliere sono tante e tutte bellissime. Pensò che da quei giorni ne era passato di tempo, eppure quella canzone ancora oggi riusciva a parlare di lei, anche se in una maniera diversa. Ora di anni ne aveva quasi sessanta, era cambiata rispetto a quando era più giovane, i suoi desideri oggi assumevano sempre più il contorno del bisogno, e più passava il tempo e più faticava a reprimerli. Ogni giorno che passava sentiva crescere dentro di sé l’ansia, un grumo che le prendeva il petto e che le faceva mancare l’aria. Aveva fame di qualcosa che non riusciva a definire, aveva bisogno di correre, muoversi, di spezzare tutte le catenelle che la tenevano bloccata.
Lei, col suo carico residuo di vita, il girocollo di perle, i capelli ricci e corvini, gli occhi azzurri e profondi. Lei che le spalle da uccellino le aveva sul serio. Ogni tanto si girava, lo guardava e sorrideva. Gli voleva bene, ma continuava a pensare a quanto sarebbe stato bello uscire da quella sala senza nessuno che le tenesse la mano, libera finalmente di volare.

=========================================================================

Per loro si trattava dell’ennesimo concerto, ennesimo e atteso come fosse il primo. In tanti anni di amicizia hanno fatto passare quelle canzoni un miliardo di volte, da soli nelle loro stanze o insieme in auto dopo qualche serata conclusasi troppo presto per tornare a casa, da piccoli in musicassetta e da giovani su cd. Come al solito sono arrivati con troppa calma per stare davanti ed ora devono ondulare la testa per scorgere pezzi di faccia, ma pazienza, tutto ciò che serve è in quella voce e nel loro esserci insieme. Con sempre una birra in mano e su alcuni fuori a fumare, perché al Live Club si sente bene anche nello spazio fumatori e perché su certi pezzi te la devi accendere la sigaretta, non hai scampo.
E allora via al rito. “E due zingari stavano appoggiati alla notte, forse mano nella mano e si tenevano negli occhi” e al più basso si inumidiscono gli occhi, proprio come quella volta che in macchina per una scampagnata ha pianto su questa canzone, anche se è l’altro che di solito si scompone, eppure quella volta è stato lui a cedere a non si sa bene cosa ed ora, tra centinaia di persone, la sua anima deve aver isolato la sensazione di allora legata a quelle parole e gli occhi si inumidiscono senza poterli fermare.
E su “Pezzi di stella, pezzi di costellazione” il cuore di quello alto inizia a palpitare con un ritmo di nostalgia, di quando insieme a Bologna hanno incontrato quella francesina che a lui ha quasi cambiato la vita e la colonna sonora era proprio questa canzone, la colonna sonora dell’innamoramento fulmineo, della possibilità a portata di mano e dell’incapacità di coglierla, “pezzi di vita che diventano viaggio” ma un viaggio diverso da quello che avrebbe potuto essere.
E poi un’altra di quelle ascoltate e riascoltate senza sosta anche per dieci volte consecutive, a parlarci su e a discutere delle cose del mondo. Lì dove finiva il divertimento alcolico ed iniziavano le riflessioni agili e ingenue della giovinezza, quando tutto era possibile e poco era concreto, l’importante era parlarne, e ancora parlare e incazzarsi e scontrarsi e sentirsi gli unici al mondo e sentirsi isolati dal mondo e sentirsi fuori posto e sentirsi pronti ad affrontare tutto e tutti e sentirsi di doverla chiamare e fermarsi per non farlo. E dopo tante parole perse nel tempo, dopo tanto crescere a fatica e cambiare a tradimento di se stessi, ma con il nocciolo ancora intatto, non rimane che cantare a squarciagola “I matti non hanno il cuore, o se ce l’hanno è sprecato” e sentire che quei matti, in qualche istante della loro vita, sono stati loro e sapere che lo sono stati insieme e, se dovesse ricapitare, lo saranno insieme ancora una volta.

=========================================================================

Martina era arrivata in ritardo e allora si era piazzata un po’ defilata, alla sinistra del palco. Per vederci meglio si era arrampicata sulla balaustra rialzata che divideva la pista dal privè. Al Live di Trezzo ci era arrivata da sola con la sua macchina e il concerto del Principe, la sua prima volta dal vivo, era il suo personale regalo per la fine della sessione autunnale: tre esami portati a casa e media del 28 in salvo. Attorno a lei c’erano pochi risvoltini e qualche capello bianco in più di quanto era abituata, e la cosa la faceva sentire più grande. Era una sensazione che le piaceva. Martina era un’onnivora musicale e come più o meno quasi tutti i nati alla fine dei novanta, il suo background di esperienze si era sviluppato in più direzioni su Internet, il calderone dove trovare ogni cosa. Ascoltava di tutto, aveva playlist per ogni singolo momento della giornata, mischiava generi, anni, ritmi. A sentirle da fuori, le sue selezioni non avevano il benché minimo senso musicale, eppure, nonostante l’evidente schizofrenia delle scelte, alle sue orecchie tutto si incastonava alla perfezione. I concerti erano movimentati esattamente come le sue playlist di Spotify: faceva foto -tutte perfettamente a fuoco- postava immagini sui social, mandava messaggi vocali con i pezzi delle canzoni che le piacevano di più. Non stava ferma un attimo. Quasi meccanicamente si ritrovava a digitare e far sapere a tutti come stava, dov’era e che emozioni provava.
Quella sera però era diverso, perché quelle canzoni erano qualcosa di diverso.
Si trattava di qualcosa che faceva parte di un immaginario lontano, spesso complicato e forse proprio per questo così intrigante. Perché diciamocelo, a chi può venire in mente di raccontare i pensieri di un cuoco di Salò? E come riusciva quel flusso di parole egoriferite a obbligarla a pensare alla guerra? Alle brutture della guerra. Ai piccoli egoismi che rendono ancora più grave e drammatica una guerra?
Lei non capiva appieno quello che succedeva, però quelle canzoni le facevano risuonare qualcosa dentro. Le piacevano perché la obbligavano a fermarsi, scollegare i mille imput esterni a cui era sottoposta e soffermarsi solo ed esclusivamente su ciò che provava, in perenne equilibrio tra significante e significato. Quella sera Martina il telefono lo usò solo lo stretto necessario -una foto per instagram e un messaggio vocale per il suo fidanzato- niente internet, niente scorciatoie, niente copia-incolla. Appesa alla balaustra, con una mano si teneva in equilibrio e con l’altra accompagnava i ritornelli, ad occhi chiusi, per seguire meglio quel filo leggero che dal palco riusciva ad arrivare dritto in fondo al suo cuore.
Ora, se siete arrivati fin qui vi starete chiedendo che fine ha fatto il report del live che vi aspettavate di leggere, se questa è la sezione giusta, oppure se vi abbiamo fregato facendo del mero click baiting. Beh, avete ragione a metà, ci scusiamo. È che non volevamo realizzare il solito raccontino di un live che, lo diciamo apertamente, è stato fantastico. Abbiamo provato a dare voce ad alcune sensazioni, ad alcuni pensieri che ci sono passati per la testa osservando le persone presenti quella sera e la comunione tangibile che si è intessuta tra loro e chi stava sul palco: al netto della performance, spettacolare, è stata la cosa più bella della serata.

Massimo & Agafan

LA SCALETTA
Numeri da scaricare
Gambadiegno a Parigi
Buenos Aires
Due Zingari
Il cuoco di Salò
Un angioletto come te
Vai in Africa, Celestino!
Sempre e per sempre
Caterina
I Matti
Cose
La leva calcistica della classe ’68
Generale
Buonanotte Fiorellino
Deriva
La Storia
Viva l’Italia
Rimmel
Titanic
La Donna Cannone
4 Marzo 1943
Falso Movimento
Alice
Anema e Core (con sua moglie Chicca)
Francesco De Gregori tour mondiale 2017 – Scaletta e Report al Live di Trezzo d’Adda ultima modifica: 2017-10-31T14:33:53+01:00 da Redazione

Su Redazione

Avatar

Può interessarti

Andrew Bird: live report @ Teatro Dal Verme – 28 ottobre 2016

Avevo un conto in sospeso con Andrew Bird dal novembre 2012, quando la data milanese …

WHO??? Who!!! Recensione e scaletta del concerto di lunedì 19 al Forum di Assago

Lunedì 19 giungo al Forum di Assago sono andati in scena gli Who. Il tour …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.