Anne Carson con le sue pagine salva il mondo dal punto di vista unico, ne ridicolizza le fissità, ne mostra le debolezze, permettendoci di attraversarlo con la leggerezza di cui Calvino fu grande estimatore.
Il senso dei classici per noi oggi
Il sospetto che Anne Carson possa essere una prossima vincitrice del premio Nobel è più che fondato. La domanda da porsi però in questo momento è un’altra: perché Anne Carson è così importante per noi oggi? La domanda posta da un italiano è ancora più ficcante: cosa può dire di così innovativo una studiosa canadese sugli scritti classici greci e latini con cui si misura? Per rispondere bisogna guardare la sua letteratura dall’alto, con uno sguardo generale, per poi gettarsi nei particolari e ascoltare con attenzione cosa ci racconta.
Partiamo dall’aspetto più superficiale della questione. L’amore dei classici in Europa è limitato spesso più all’archivistica da museo che alla pura passione, ma la poesia greca e latina, come ben sa chiunque si sia anche solo accostato a Saffo o a Catullo, è passione, rottura degli argini, amore e fuoco al di là della ragione e della vergogna. Inoltre non c’è solo la passione e l’amore, c’è il pensiero della morte, la caducità delle cose materiali e terrene, l’invito costante a godere di quello che si vive oggi e che forse non si ripeterà domani.
Cosa c’entra tutto questo con Anne Carson? La scrittrice canadese non ha il peso della storia sulle spalle, il suo rispetto per la letteratura antica è fondato sul confronto corpo a corpo. Le parole degli antichi poeti sono dei vademecum del quotidiano. Il rispetto non è dato dalla prosopopea che i classici sono la nostra origine: il rispetto arriva dalla dimostrazione che sono il nostro contemporaneo.

C’è del miracoloso
Prima di scendere nei particolari, vorrei raccontare un episodio personale, di cui mi scuso, ma che mi sembra perfettamente calzante con quello che sto cercando di dimostrare. Una domenica invernale, nel tardo pomeriggio, fui preso da un’angoscia fortissima a causa da alcuni pensieri lavorativi che mi stavano particolarmente turbando. Non trovavo pace, né in un film né in un libro.
Non essendo solito a queste sensazioni ero turbato dal mio stato e cercavo ostinatamente qualcosa che mi potesse dare pace. Dopo un po’ mi ritrovai Economia dell’imperduto (leggi la recensione) tra le mani. Iniziai a leggerlo con la stessa fiducia con cui ci si affida ad un aguzzino, invece, dopo le prime pagine, la poetica lontana eppure così materiale di Simonide di Ceo mi portò velocemente oltre i miei pensieri. Insomma lo lessi tutto d’un fiato. Qualche giorno dopo, raccontando ad un amico questo aneddoto, ricordai che anni prima, leggendo Antropologia dell’acqua, ebbi la medesima sensazione. Cosa c’è in Anne Carson di miracoloso?
Eros il dolceamaro

Tutto ovviamente, andiamo con ordine.
Nella sua prima opera, la scrittrice lancia una serie di tematiche che l’accompagneranno per tutta la produzione futura. Eros il dolceamaro, edito come altre sue opere da Utopia, è un’antologia ponderata sull’eros nel mondo greco e sulle dinamiche che scatenano la passione amorosa. Quello che colpisce del libro è la normalizzazione di un concetto che oggi appare immorale è scandaloso: il triangolo amoroso.
Ma non è soltanto la trasgressione a colpire dell’analisi di Anne Carson, è soprattutto il non celare l’amore come patologia, come sensazione trascendente, come sensazione sublime, in grado di piegare volontà e razionalità. Il confronto poi trovato, in maniera geniale, tra Saffo e Kafka, Saffo e Virginia Wolf, rendono le parole di Carson una cura per l’anima degli innamorati che al tempo delle frasi da social network si vergognano di essere sopraffatti dall’amore. Mala tempora currunt.
Antropologia dell’acqua. Riflessioni sulla natura liquida del linguaggio

Analizziamo anche Antropologia dell’acqua, libro che personalmente trovo uno dei vertici della letteratura del nuovo secolo, spassionatamente.
Qui ci troviamo di fronte ad un gioco fra il campo linguistico e quello materiale che fa venire i brividi, di cui possiamo solo accennare, non basterebbero le pagine del libro a spiegarlo.
L’acqua è vista della poetessa come la forma eccellente per descrivere sia il linguaggio (modificabile e fluido per sua composizione) sia l’esistenza umana. I continui cambiamenti di ruolo, di età, di posizione, sono un fluire irrefrenabile a cui non possiamo resistere, né opporci. Questa riflessione è portata avanti dalla scrittrice mentre sta per affrontare il cammino di Santiago verso “la fine del mondo”, come pensavano gli europei. Antropologia dell’acqua sfugge alle categorie letterarie, ci si trova sempre in costante balia delle onde, salvo poi trovarsi su un’isola di pace e serenità senza capire neanche bene come ci si è finiti.
Appare, sicuramente le mie parole entusiastiche non aiutarono, un lavoro iper intellettuale, ma è proprio qui che invece si coglie la grandezza della scrittrice. L’opera di Carson è paragonabile ad un amico che, nel raccoglierti da un brutto periodo, confronta i tuoi dolori con i più grandi pensatori della storia. Non c’è vezzo accademico né compiacimento colto, c’è solo passione letteraria e umana.
Autobiografia del rosso

Non possiamo occuparci in questa sede di tutte le opere di Anne Carson, né avrebbe senso, allora decidiamo di tracciare un percorso, di cui poi ognuno di voi sceglierà le tappe.
Non possiamo in questo percorso non citare l’opera forse più famosa di Anne Carson: Autobiografia del rosso. In questo romanzo in versi troviamo un giovanissimo Gerione dalla pelle rossa e alato che vive in Canada con la madre ed il fratello maggiore. Dopo gli anni di abusi del fratello maggiore scopre l’amore omosessuale per Eracle. Il grande amore si interrompe a causa degli spostamenti di Eracle, fino a quando, adulti, vivranno la loro passione in un triangolo peccaminoso, doloroso, ma alla fine pacificante.
Qui le opinioni si dividono, chi plaude al capolavoro chi pensa che Carson non dovesse farsi trascinare nelle fanghiglie del romanzo, io propendo per la seconda versione. Detto questo, rimane un libro che non lascia spazio a distrazioni finché non lo avete finito. Letto però col bisogno di trovare risposte amorose o fiducia in sé stessi è un libro miracoloso che, rivisitando il mito, libera dagli schematismi borghesi-cristiani di cui purtroppo siamo ancora troppo vittime.
Economia dell’imperduto

Chiudiamo con quello con cui abbiamo iniziato: Economia dell’imperduto.
In questo saggio Carson si scontra con uno dei temi più angustianti dei nostri tempi, ovvero quale sia il valore economico della poesia. Per scoprirlo andiamo a studiare alcuni passaggi fondamentali della vita di Simonide di Ceo, poeta del 500 a.c. vissuto vagando tra Grecia e Italia.
Nel libro c’è un confronto con Celan, soprattutto riguardo alla tematica del ricordo, ma è Simonide che trascina il lettore con audacia tra le pagine del libro.
La sua tesi, quella portata avanti da Carson è semplice: la poesia non crea economia, ma crea racconto ad imperitura memoria. Tra gli aneddoti gustosi su Simonide (come quello dei barattoli con cui girava per farsi pagare) e momenti di tecnica mnemonica da lui stesso messa a punto, scopriamo come il mondo della parola che si erge a ricordo crea qualcosa a cui l’economia pura non potrà mai aspirare: la storia.
Leggere Economia dell’imperduto è un’esperienza affasciante, travolgente, che porta oltre le fanghiglie contemporanee in un mondo perfetto e lontano dalla caducità del tempo. Con somma leggerezza per chi gli si avvicina.
A questo punto verrebbe da dire, come battuta, come gioco, ma davvero Anne Carson merita il Nobel? La risposta è semplice: sì. Sì perché Anne Carson con le sue pagine salva il mondo dal punto di vista unico, ne ridicolizza le fissità, ne mostra le debolezze, permettendoci di attraversarlo con la leggerezza di cui Calvino fu grande estimatore.