Milano city Marathon 2021 #11 - Rabbia e masochismo_ il carburante per correre

Milano city Marathon 2021 #11 – Rabbia e masochismo: il carburante per correre

Resoconti approssimativi

La settimana scorsa il mio coach ha apportato delle modifiche sui passi dei miei allenamenti. Non starò qui a spiegare quali, per il diario di oggi non serve. E poi che cosa ve ne frega? Se mi dilungassi in spiegazioni tecniche mi accusereste di essere noioso, se non ne fornisco abbastanza mi dite che non contestualizzo. Ma cosa volete? No, non ditemelo, tanto non me ne frega un cazzo di cosa volete voi. Vi disprezzo almeno quanto disprezzo me stesso e sono sicuro che protestereste qualsiasi atteggiamento io decida di tenere.

Ma la smetti di insultare i lettori? Sento quelli di voi che se lo dicono, che poi sarete in due lettori, e sono ottimista. Per quei due che si lamentano: smettetela di leggere questo diario, smettetela di farvi insultare, idioti che non siete altro. In alternativa considerate gli insulti come gesti di affetto, il massimo che posso elargire a me stesso, perché dovrei maggiorare quanto riservato a voi? Perché siete migliori di me? Può ben essere, anche se i miei dubbi rimangono leciti. Per gli altri che non si lamentano (forse mezzo, cioè uno che non legge tutto): siete così pochi che faccio come mi pare, tanto tra averne mezzo, per altro impresentabile (ti sei riconosciuto eh?) o nessuno (pulizia assoluta) non so cosa sia più desiderabile. Anzi, lo so… te ne sei andato? No?… Ora?… Ancora no? Ma che cazzo sei, masochista?

Rabbia e masochismo

A proposito di masochismo. Dicevo che il coach ha caricato sull’app dell’allenamento robe nuove. Parto per il mio allenamento e, dopo un chilometro, mi rendo conto che aveva sbagliato a lasciare il riscaldamento. In realtà deontologicamente sarebbe anche corretto, ma io l’avevo già eliminato da tutti gli allenamenti, un giorno vi dirò perché, anche se non ve ne frega nulla.

Fatto sta che, appena mi rendo conto che le cose non vanno come previsto, il mio cervello implode. Giuste o sbagliate che siano, sono le abitudini a tenermi in piedi quando esco sull’asfalto. Il mio odio verso la corsa ha bisogno di appigliarsi a punti di riferimento per non naufragare, per consentirmi di continuare a correre nonostante l’insensatezza del gesto. In pratica il mio odio viene tenuto a bada dalla bussola del rito.

E cosa fa uno sciroccato da divano che sta correndo per strada e si incazza con il suo coach? Semplice: per fargli dispetto aumenta l’andatura perché gli è stato detto di non esagerare. Il risultato sperato è pure arrivato: un bel rimprovero da parte del coach, a cui ho risposto a muso duro che è stata colpa sua. Ma a che prezzo? Di una fatica aumentata. Per andare contro di lui sono finito contro di me, per fare un dispetto mi sono sobbarcato una fatica maggiore, per ferire uno a cui sarebbe importato poco e un cazzo mi sono masochisticamente autopunito, la rabbia più che cieca ha agito con intento insensato.

Ma quale essere ridicolo può incappare in un autolesionismo al quadrato del genere? Facendo una cosa che odio l’ho moltiplicata per andare contro qualcun altro, aggiungendo ulteriori punti alla mia patente di coglione.

Photo by Jaime Spaniol on Unsplash

Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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