Plataci: buon cibo e integrazione, dimenticando Salvini

La mia estate 2019 è iniziata nel peggiore dei modi: prima la dissenteria cosmica (ma cosmica davvero, -7kg in pochi giorni) e poi l’ennesima porcata di chi ci sta governando che ha sancito l’inizio di una crisi (che ok, tutti noi sani di mente volevamo) ma che se si concretizzerà, arriverà nel peggiore dei momenti. 

Da piccolo imprenditore quale sono la paura è tanta, un aumento dell’IVA obbligato dalla clausola di salvaguardia sarebbe un gran rompimento di palle, senza contare l’incertezza diffusa, a cui dovremmo ormai aver fatto l’abitudine, ma che, ogni volta che si ripropone dà sempre fastidio. E non cito per pudore il decreto sicurezza bis, che anche solo a definirlo decreto è un insulto alle più basilari leggi civili.

La mia discesa al Sud, dunque, non è stata delle migliori. A partire dal viaggio in pullman, dove, per resistere a ben 12 ore bloccato su un sedile, ho consumato imodium come fossero mentine. 

Poi, per fortuna, almeno nel mio intestino le cose sono migliorate e piano piano ho potuto godermi la vacanza. Sono passato, anzi, siamo passati dalla Puglia, Peschici, poi giù verso Polignano a Mare (madonna che bella) Alberobello (madonna che trulli) e Ostuni (madonna che bordello di gente) per poi arrivare in Calabria, penultima tappa di un viaggio che tra qualche giorno si concluderà a Maratea

Scrivo ora perché proprio qui, a Plataci, ridente paesello in provincia di Cosenza, immerso nel Parco del Pollino e a qualche km dalla costa calabra ho avuto l’ispirazione per questo pezzullo estivo. 

Plataci la conosceranno in pochi, senza dubbio, ma ve la consiglio. 

Camminare tra le viuzze ciottolate di questo paese è stata una folgorazione, non solo per la bellezza caratteristica dell’insieme o per i murales con cui sono abbellite le facciate delle case, ma perché, a guardarla bene, Plataci è palesemente un perfetto prototipo di integrazione. A prima vista sembra un classico borgo calabrese (a parte il fatto che tutti gli abitanti quando passi ti salutano, cosa non direi proprio tipica della zona), però se si iniziano ad analizzarne i dettagli (come ad esempio i nomi delle vie scritte in doppia lingua) si scopre che questo paesino è in pratica abitato da una comunità italo-albanese i cui antenati arrivarono qui dall’Albania intorno alla fine del 1400. La loro etnia è Arbëreshë (italo-albanese) e parlano una variante della lingua madre definita Tosko (tipica dell’albania del Sud). 

Insomma, Albanesi d’italia o Italiani d’Albania, comunque li si voglia chiamare sono un perfetto esempio di integrazione, proprio quella che fa tanto paura all’autore della crisi politica di cui sopra e, soprattutto, di quel 34,3% impaurito dal nulla che l’ha votato alle ultime Europee.

Ma vabbè. 

Sempre a Plataci, giusto per convincervi ancora di più a farci un giro, ho scoperto un’ulteriore perla. Seguendo i cartelli che iniziano dal paese, percorrendo qualche centinaio di metri più su si arriva in un posto che è la perfetta sintesi di tutto quanto detto sopra. Si chiama la Piccola Bottega del Gusto ed è un locale con annessa azienda vinicola che offre una serie di piatti che fondono il meglio di quanto prodotto in zona (è tutto a km zero) con quella che è la cultura culinaria calabrese e, ovviamente, arbëreshë. A gestirlo è Rossella, una ragazza originaria di Plataci che ha creduto fortemente in un progetto e l’ha portato a compimento. 

Perché mi ha stupito, vi chiederete? 

Semplice, perché è diverso da tutto quanto visto sulla costa, eppure così perfettamente radicato nel territorio. Nessuna concessione al turismo di massa, niente pizza per intenderci, niente facilonerie, solo il meglio che la terra possa offrire unito a un gusto cosmopolita e aperto. Dall’arredamento alla realizzazione dei piatti si percepisce non solo la cura, ma anche la voglia di aprirsi e far conoscere le eccellenze della zona in maniera elegante e sincera. 

Inutile che stia qui a raccontarvi tutto quello che ho mangiato (e cosa mangerò, dato che dopo essermi stonato una bottiglia del loro vino barricato ho dimenticato la patente sul tavolo, per cui dovrò ritornarci presto) ma un piatto su tutti, secondo me, è l’essenza stessa di questo posto: le Stridglie. Si tratta di una pasta fatta in casa, simile alla tagliatella ma lavorata a mano. Proveniente dalla cultura arbëreshë, la sua preparazione è davvero affascinante. In pratica dalla pagnotta di pasta fresca con un coltello bisogna ricavarne un taglio in mezzo, come fosse una specie di ciambella e poi con entrambe le mani stringerla e allungarla (senza mai spezzarla) fino a raggiungere il diametro simile a quello di una tagliatella. Alla Bottega, questa pasta è servita con un semplicissimo sugo di pomodoro, una foglia di basilico e una spolverata di ricotta. Pura tradizione arbëreshë unita alla semplicità degli ingredienti calabri. 

Se al posto del mojito al Papeete avessero servito qualcosa del genere, forse, una luce in quella testa pericolosamente ottenebrata di slogan e false verità si sarebbe accesa. 

Qui tutte le info:

Info su Plataci: http://www.comune.plataci.cs.it/

Sito Web: La piccola Bottega del Gusto

Facebook: https://www.facebook.com/pg/LapiccolabottegadelgustodiRossella/posts/

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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