Questa volta tocca a me lamentarmi. È strano perché non l’ho mai fatto, forse la vicinanza con il mio sodale di diario mi ha deviato. Fatto è che ho la febbre, una febbre alta e persistente che mi sta facendo buttare via una settimana di allenamento. Ritornerò più forte di prima?
Ho la febbre. Sto male da lunedì e oggi, che è venerdì, non vedo accenni di ripresa. La febbre arriva impetuosa prima di cena e si erge a vette per me insopportabili, tra i 37,5 e i 38. Credo sia un’influenza che gira in questi giorni, ho il raffreddore, sono spossato, ho un mal di testa costante, e sento in mezzo alle tonsille uno strano accenno di mal di gola, di quelli che non capisci mai se si tratta di un fastidio momentaneo oppure dell’ineluttabile preludio della fine. La febbre quando si alza mi costringe a mettere due felpe, la copertina sulle spalle e la maglietta della salute dentro le mutande. ma tutto questo non serve a nulla, non c’è barriera che tenga, il gelo della malattia si fa strada inesorabile fin dentro la più profonda cellula di questo povero corpo. Persino la mia coinquilina, che non crede alle malattie e alle debolezze in generale (a meno che non siano sue o comunque motivate da certificato medico o sopraggiunta morte di chi sbandiera la debolezza), inizia a provare pena per me. Mi guarda con gli occhi dell’addio, con gli occhi di chi sa che non c’è più nulla da fare. E poi non sento gli odori e i sapori, e questo, forse, mi indispone più di tutti i sintomi elencati sopra. Vorrei prendermela col mondo ma non posso. Del resto, se è un’influenza che gira già da un po’, con chi potrei prendermela?
Il fatto è che non posso nemmeno stare a casa, quindi ogni giorno mi tocca uscire e prendere freddo e chissà se sta cosa non va a rallentare ancora di più la mia guarigione. Vorrei prendermela col mondo ma non posso. Alla fine sono stato io a decidere di indirizzare la mia traballante carriera nel meraviglioso, rutilante, gustosissimo mondo del libero professionismo.
Ovviamente non mi sto allenando e questa situazione di inattività forzata crea degli scompensi enormi alla mia resistenza psichica. Ogni giorno mi alzo dal letto e penso che ok, se la febbre si abbassa le tre sedute settimanali riesco comunque a chiuderle. Lo penso da lunedì, siamo a venerdì e ancora non sono riuscito a scendere in strada. Odio i cambi programma e odio perdere tempo. Odio vedere il chilometraggio mensile che cala, mi tira il culo aver perso quei 40 km di fondo che forse avrebbero potuto fare la differenza. E allora studio a rientri alternativi, come a sessioni in più per recuperare quanto perso questa settimana. Ma poi, avrò il tempo per farlo? Divento paranoico e non va bene. Vorrei prendermela col mondo ma non posso, allora me la prendo con Agafan che sabato scorso mi ha costretto a una riunione fiume a casa sua, e se mi sono ammalato può essere stato solo lì, perché lui fuma sempre e lascia la finestra aperta e io ho preso freddo costante per 14 ore. Sabato notte sono tornato che ero già bello fiacco, domenica l’ho passata sul chi va là e lunedì è andato tutto a scatafascio. Ecco, mi sono ammalato lì, su quel divano, per colpa sua. È sempre colpa sua.
Comunque non lo so. A volte il pessimismo più cupo lascia spazio a una visione più radiosa per il futuro. Voglio pensare positivo, questo stop potrebbe essere un aiuto per curare la fascite che mi sta torturando da un po’. Forse non tutto il male viene per nuocere e anche le maledizioni di Agafan, nonostante tutto, si tramuteranno in un vantaggio. A star fermo il dolore passerà, il mio piede andrà a posto e lunedì prossimo tornerò più forte di prima. Nonostante il raffreddore tornerò più forte e veloce di prima. Nonostante Agafan e i suoi maledetti vizi io, lunedì, brucerò l’asfalto. Da lunedì la mia #RoadToStramilano sarà una strada bellissima, con un asfalto perfetto e io ci volerò sopra leggero come l’aria. Davanti a me non ci sarà nessuno, dietro, solo il brusio della massa che annaspa e perde terreno. L’aria sarà tiepida, ci sarà un bel sole e a farmi compagnia, ai bordi della strada, centinaia di hostess seminude con le fattezze di Scarlett Johansson pronte a porgermi acqua, carboidrati di facile digestione e ogni sorta di facilitazione che un dio della corsa come me possa richiedere. Sarà trionfale, un po’ come la pubblicità del profumo dove c’è il tizio smargiasso che prima batte delle statue di gesso nell’arena e poi si tromba tutte le femmine dell’Olimpo.
Lunedì sarà così, lo so. Ma oggi, beh, oggi è ancora venerdì ed è il caso che prenda un’altra Tachipirina 500, anzi no, facciamo 1000.