Charlie Countryman, ossia “Colpa d’Alfredo” all’americana

“Colpa d’Alfredo, che con i suoi discorsi seri e inopportuni mi fa sciupare tutte le occasioni”. E non lo si può mica uccidere, si finirebbe in prigione.

Il mondo è pieno di Alfredi. Persone, situazioni ed allineamenti dei pianeti sbagliati.
Se non deve accadere mettiti l’anima in pace.
Fai tutto ciò che è in tuo potere per aiutarti e poi datti respiro, perché potrebbe darsi che inaspettatamente accada qualcosa.
Che gli astri siano ben disposti a formare un disegno nel quale qualcosa vada per il verso desiderato, anche solo per un battito di cuore.
Quello che succede a “Charlie Countryman” è un susseguirsi di avvenimenti per metà desiderati e non. Un rincorrersi, nel vero senso della parola, di persone e circostanze che sembrano scivolare costantemente nel problematico, ma che in realtà danno un senso a tutto.
Interpretato da un disilluso Shia LaBeouf, questo film del 2013 è un manifesto moderno e molto adrenalinico di come sia importante perseverare.
Andare a kilometri di distanza dalla propria città natale, sopportare degli adii irreversibili, battersi per salvare e salvarsi.
Mettersi in gioco e in discussione per ritrovarsi dove ci si era persi e scoprire che anche un “piccolo” fraintendimento come lo scambiare Budapest con Bucarest troverà un senso e ne porterà tanti altri, tra inseguimenti e pistole con tanto di dedica incisa.
Un film da vedere, per il piacere di farlo e per mettere un tassello di convinzione in più, che certe volte dare la colpa ad Alfredo è come darla a noi stessi.
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Qui sotto invece se il solo citare Colpa d’Alfredo ti ha fatto venire voglia di ascoltare il rocker di Zocca.

Su Clara

Sono cresciuta a libri,moda e rock'n'roll. Mangio arte fin da piccola e ho sempre saputo che mi sarei occupata dell'immagine in tutto quello che la riguarda. Dopo i canonici anni di Liceo Artistico frequento l'Istituto Marangoni e l'Accademia del Lusso e della Moda a Milano dove spazio tra creazioni, styling e scrittura di settore. Ho una passione per il vintage a cui do una seconda vita, riutilizzando accessori e complementi d'arredo la cui immagine si stravolge e ne esce completamente rinnovata, la linea si chiama Resurrection Design, un nome che è tutto un programma, ma soprattutto una filosofia sulle possibilità. Scrivo, disegno e dispenso consigli su quello che sarà cool, una sorta di guida semiseria di quello che fotografo in giro per la City con l'occhio marcato dall'eyeliner e che racconto come se fosse una storia. Rido tanto, sogno molto e macino chilometri...ma sempre con un certo stile!

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