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dieci tipi di cui innamorarsi a new york

Dieci tipi di donne (e uomini) di cui innamorarsi a New York

Se sei una persona dal normale appetito sessuale, passeggiare per New York potrebbe significare la scoperta di nuovi orizzonti amorosi. Del resto, invaghirsi nella grande mela (come in qualsiasi città cosmopolita) è facilissimo perché ci sono bellezze di ogni tipo, ognuna capace di stimolare ogni singolo aspetto della nostra personalità. Ma bando alle ciance: ecco una bella doppia lista di persone di cui potreste innamorarvi nella città più bella del mondo. Un elenco, quello femminile, redatto dai capi supremi di questo glorioso sito, quello con protagonisti gli uomini newyorkesi, invece, è stato realizzato da due speciali guest star, gli attori italiani Camilla Semino Favro e Nicola Sorrenti

Dieci donne di cui innamorarsi a New York

La lettrice di Central Park

La cultura di questi tempi attira, soprattutto da quando i Tg nazionali sono farciti delle dichiarazioni di quel letterato di Di Maio. Per cui vedere una bella ragazza che legge un libro, seduta a gambe incrociate, schiena appoggiata a un albero, occhialino e coda alta d’ordinanza è un’immagine che non può riconciliarti col mondo e con l’amore in senso lato.

La pantera raffinata

Ci sono donne di colore di una bellezza tale che il più delle volte, quando le incontri, è persino difficile riuscire a descriverle. E a New York, a quanto pare, ci dev’essere il centro di produzione più grande, perché qui queste meraviglie non sono affatto rare: eleganti, geneticamente superiori, inarrivabili. Con loro c’è poco da fare, bisogna semplicemente stare lì a venerarle con discrezione e chiedersi che cosa si è fatto di male per risultare così miseri al loro cospetto.

L’asiatica alta

L’asiatica alta è quel tipo di donna ossimoro che non può non rapirti. È un po’ come trovare un leghista ragionevole o un interista capace di perdere: ce ne si innamora per il semplice fatto che si ha la sensazione di aver trovato un esemplare unico e irripetibile.

La fashion victim della quinta

Non siamo amanti della moda: per noi il vestito migliore è quello che si può togliere senza fatica. Non comprendiamo lo stile di una cucitura, tantomeno di un tessuto. Eppure, quando si incontra la fashion victim newyorkese non si può non rimanerne affascinati. Un po’ perché questi esemplari profumano sempre di fresco (se vi capita fateci caso) e un po’ perché da dietro le loro lenti scure e il loro passo deciso si possono nettamente percepire mondi e situazioni che a noi poveri sfigati saranno sempre preclusi, come le serate in un rooftop a sorseggiare cosmopolitan da 30 dollari a bicchiere.

La barista tatuata di Brooklyn

La barista di Brooklyn è tra le più ostiche da gestire e non solo perché generalmente è dotata di quella bellezza sbattuta che già da sola basta a farti fantasticare. La barista è la peggiore perché, se sa fare il suo lavoro,è in grado di creare quella sintonia cliente-barista che qualsiasi maschio medio può confondere con l’amore. Ma soprattutto la barista di Brooklyn è la più pericolosa perché è depositaria della seconda cosa più importante per un uomo in vacanza: la birra.

La nera dei bassifondi

Jenny From the Block insegna. La ragazza nera vestita da rapper, svaccata in metrò, sensuale nei movimenti esattamente come la pantera di cui sopra, ma con in più il guizzo della rissosa e la cicca sempre in bocca, ha un fascino tutto particolare. Con lei ti immagini storie losche, risse, ma soprattutto sesso selvaggio, quello arrangiato alla rinfusa, sbrigativo e istintuale consumato fuori da qualche dive bar. Tutto stupendo, senza dubbio, almeno fino a quando non ti presenta il fratellino geloso, figura mitologica dotata del corpo di The Rock e la placida accondiscendenza di un Dennis Rodman sotto anfetamine.

La meltin’ pot

Occhi a mandorla verdi, carnagione bruna, naso alla francese e un corpo che rappresenta la perfetta sintesi tra la morbidezza mediterranea, l’indolenza sexy africana e l’imponenza fisica nordeuropea. In pratica, la perfezione universale racchiusa in un unico esemplare di donna. Noi l’abbiamo incontrata davvero, era al Financial District un 5 settembre mattina. L’abbiamo ammirata attraversare la strada, la sua falcata ha sospeso il tempo, il suo sguardo deciso ci ha svelato la rotta per la verità assoluta. Quando è scomparsa dalla nostra vista, esattamente nel momento in cui anche l’ultima frazione di gamba è sparita da dietro l’angolo, abbiamo capito una volta per tutte un concetto fondamentale: e cioè che chi la pensa come Salvini è semplicemente un coglione da rinchiudere.

La runner di Williamsburg

La runner di Williamsburg in realtà non differisce tantissimo dalla runner di Central Park o di qualsiasi altro posto di New York. La differenza forse sta tutta nel fatto che a Williamsburg ci sono un sacco di localini vicini alle zone che si bazzicano solitamente per correre. E forse, guardare tutte queste ragazze che corrono mentre tu sei seduto al tavolo con in mano il fondo della quarta media, può confondere un tantinello la capacità di giudizio.

L’ispanica malinconica

Sarà per via del broncio che nasce dal labbro superiore geneticamente sporgente, sarà per via del fatto che le origini sudamericane sono una garanzia in fatto di drammi, guerre interiori e sceneggiate colorite, ma quando ti capita di incontrare l’ispanica malinconica non puoi fare altro che immaginarti in una casetta del Queens con una bandana in testa, il baffetto sottile, un tatuaggio sul collo con il nome della tua gang, i famigerati Los Locos, il braccialetto elettronico che certifica la tua fresca condizionale e una taglia da vivo o morto appiccicata sulla schiena (magari dalla gang rivale chiamata Los Diablos).

Eppure nonostante questo sei felice, perché in cucina sai che c’è lei, la tua donna malinconica che dimostra il suo amore per te friggendo tapas e bevendo Corona a ciclo continuo.

L’attrice italiana in vacanza

Siamo dei sentimentali, c’è poco da fare. Per questo quando per un curioso incrocio di stories su instagram abbiamo scoperto che la nostra dea-musa-FemmininoSacro-AttricePrediletta- Camilla Semino Favro soggiornava a New York, per di più nel nostro stesso periodo, abbiamo avuto la stessa reazione di quei tredicenni urlanti che negli anni 90 si strappavano i capelli quando Luke Perry si affacciava alla finestra dell’hotel. Insomma, per farla breve, l’abbiamo rivista e di lei non possiamo che confermare tutto quello che abbiamo pensato dopo la nostra prima intervista: Camilla Semino Favro è la donna della nostra vita. A fermarci dal mollare tutto e scappare con lei in un qualche sobborgo di Harlem e vivere di piccoli furti e biechi espedienti, un solo enorme problema: la ragazza è negata col ping-pong. Ma negata-negata. E su questo punto, io e Agafan proprio non possiamo transigere.

Dieci Uomini di cui innamorarsi a New York

dieci tipi di cui innamorarsi a new york

Lista a cura di Camilla Semino Favro e Nicola Sorrenti. Dobbiamo però precisare che le didascalie a corredo, invece, sono  farina del nostro sacco, e cioè mia e di agafan. Purtroppo, infatti, quando Camilla e Nic ci hanno raccontato le descrizioni dei tipi, noi da perfetti giornalisti eravamo concentrati più sulle birre che sull’accendere il registratore. Per cui abbiamo dovuto metterci una pezza, immedesimandoci alla bella e meglio. Prima di giudicare quanto scritto, però, è giusto premettere che in questa redazione siamo convinti che ogni uomo possieda una percentuale variabile di omosessualità. Fino a poco tempo fa io credevo che la mia fosse del 13% (dovuta più che altro a una passione ormai ventennale per Paola Turci), mentre Agafan ne ha dichiarata una leggermente superiore, del 20% (causata dalla sua passione smodata per bandiere gay quali Shakira e Beyoncé). Dopo aver conosciuto Nic, neanche a dirlo, siamo automaticamente saliti al 30%, ma dopo aver riletto quanto scritto in questo pezzo siamo pressoché certi di essere arrivati entrambi al 35%. Mi sa che ci tocca ritornare a New York.

Il pannocchiaro Jamaicano della West Indian Parade

Immaginatevi di essere l’unica persona bianca in una festa di strada di soli neri. Ritmo indiavolato, corpi perfetti, costumi sgargianti, musiche coinvolgenti, sfrenata voglia di ballare. E poi immaginate, in mezzo a questo tripudio di bellezza nera, un ambulante che alla West Indian Parade rifornisce di pannocchie tutti i presenti. Ecco, se di tutta questa meraviglia di corpi e colori notate solo uno che abbrustolisce pannocchie, beh, o siete terribilmente romantici, oppure siete Camilla Semino Favro.

Il fugace ciclista sulla Broadway

È come un lampo, un rapido squarcio di luce nell’oscurità. Le tue sinapsi non fanno in tempo a focalizzare il tutto, la velocità del momento ti consente di memorizzare solo il bicipite guizzante e percepire l’aria che passa tra i tuoi capelli, spostata dalla sua bici lanciata a tutta velocità. Tanto basta.

Il gigante latino che ti fa ballare al grido di “Mueve tu cintura

Ora, crediamo ci sia ben poco da aggiungere all’immagine. Forse solo una canottiera nera slabbrata tipo cattivone da film di Van Damme, capelli lunghi e oliati a modino e per finire pettorale ipertrofico e rigorosamente depilato.

La divinità androgina fashion victim

Una sorta di angelo che funge da ponte filosofico tra i due sessi, maschio con lineamenti femminili e virilità vagamente celata da un’immagine eterea. Il tutto corredato da un gusto nel vestire che non può che colpirti nell’animo. Insomma, la confusione dei sensi elevata a desiderio.

Il performer completo di Sleep no more. Intenso e nudo.

Qui non possiamo dire nulla, solo darvi  il nome della persona di cui parliamo: Erik Abbott-Main.

Il sudato cestista nel parchetto della west fourth

La passione per questo tipo di maschio nasce non solo dal fisico statuario e la competitività testosteronica offerta dalla gioventù, ma prende forma dalle centinaia di film con protagonista questa tipologia di uomo. Per definirlo basta una semplice frase: killing me softly.

Il ragazzo con le cuffie, in canottiera (ma anche senza) che esplode di palestra e il cui habitat naturale sono i parchi

Dato che come dicono tutti i sondaggi più recenti, a leggere in questo mondo sono rimaste solo le donne, l’omologo maschile della ragazza intellettuale al parco è il soggetto scolpito dai pesi che regola il colore della sua epidermide (rigorosamente sotto il 3% di grasso), prendendo il sole a torso nudo in un parco cittadino. Impossibile non notarlo, anche perché le variazioni collinari dei suoi addominali creano giochi di luce fantastici, accecanti come quelli di un prisma di rifrazione.

Il dj funky house dal cappello a tesa larga protetto da due nere inferocite e quindi inavvicinabile

Il cappello a tesa larga è un classico intergenerazionale e multicontestuale, perché sussume coraggio, convinzione di sé, dimensioni equivalenti anche in altre zone del corpo, e perché ha quel fascino alla pappone amico di Snoop Dogg che diciamocelo, a noi brave ragazze (e ragazzi) piace sempre.

Il sensibile fioraio delle star figlio del meltin pot

Fiori e sensibilità. Dopo ‘sto tripudio di muscoli e potenza virile ci è sembrato giusto dare qualche possibilità anche al povero, sensibile amante dei fiori. Non che ci si creda davvero eh, ma chissà, magari tra un’ortensia recisa con gusto e una margheritina di campo su cui versare qualche lacrima, anche il romantico fioraio newyorkese potrebbe dire la sua.

Punto interrogativo

Il decimo tipo lo lasciamo così, sospeso, forse perché nonostante tanto cercare i due autori della lista non hanno ancora trovato marito. Per ora.

Ps: vogliamo precisare una cosa: non solo Cami (ormai possiamo permetterci di chiamarla così, con tono a metà tra l’affettuoso e l’ammiccante) si è presentata scintillante più che mai rendendoci il soggiorno ancora più bello, ma ha avuto l’ulteriore merito di averci fatto conoscere Nicola Sorrenti,  anche lui attore di cinema e teatro, semplicemente il numero uno in ogni quartiere di New York in cui ha messo piede. A differenza di Cami il cui amore è sbocciato prima in teatro e poi di persona, Nic (come ormai ci possiamo permettere di chiamarlo, a metà tra il divertito e il complice) lo abbiamo amato prima come persona e poi come attore; questo perché non l’abbiamo visto ancora recitare, ma cosa potremo mai dire quando succederà? Semplicemente che è il migliore, o meglio, che è un attore di un certo livello (cit.). NEl poco tempo passato assieme Nic si è distinto a ogni passo: cari newyorkesi levatevi proprio, sta passando Nicola Sorrenti: lui è lui e voi, credeteci, non siete un cazzo.

 

Dieci tipi di donne (e uomini) di cui innamorarsi a New York ultima modifica: 2018-10-03T07:30:42+00:00 da massimo miliani

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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