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Perché Selvaggia Lucarelli è odiata da mezzo mondo

Selvaggia Lucarelli da questo gennaio è la nuova responsabile del sito e dei social network di Rolling Stone Italia. Una notizia come un’altra -roba da Primaonline per intenderci- ma che ha scatenato un putiferio di reazioni (prevalentemente negative). Dato che la nomina, vista le capacità della Lucarelli di lavorare sui social, mi è parsa quantomeno sensata, ho deciso di provare a capire il perché questa giornalista/scrittrice/opinionista, qualsiasi cosa faccia, riesca a stimolare gli istinti più bassi dell’italica specie. Ma soprattutto ho provato a definire, partendo dal suo personaggio, una categorizzazione dell’italiano medio che vive sui social

Tutti i grandi geni hanno fatto le loro scoperte quasi per caso: pensate a Newton che dovette prendersi una mela in testa per teorizzare la gravità, oppure a Simon Campbell e David Roberts, che scoprirono il Viagra cercando di curare l’ipertensione (il che di per sé fa un sacco ridere), oppure ancora a Di Maio, che ha reinventato la “politica della gente” mettendo in fila parole a caso. Ecco, io non sono un genio, eppure, sebbene non possa minimamente paragonarmi ai fenomeni sopracitati, anche io ho avuto una minima rivelazione sull’uomo e le sue dinamiche a partire da un fatto isolato e apparentemente scollegato. A far divampare in me questo bisogno di conoscenza è stato l’editore Bernardini de Pace, o meglio, la sua scelta di nominare responsabile web di Rolling Stone Italia Selvaggia Lucarelli. Una scelta che ha senso per due motivi: uno, la Lucarelli i social e il web in generale li conosce parecchio bene, lo dimostrano il numero di followers delle sue pagine, lo certifica il suo essere nata blogger e la sua capacità sopraffina di creare quella cosa tutti bramano e che non ha prezzo: l’engagement; due, Rolling Stone Italia dall’arrivo di De Pace ha cambiato progressivamente pelle e, da rivista con un occhio (e mezzo) rivolto al passato, ora è decisamente più generalista e orientata al nuovo. Una scelta che si può condividere o meno (io ad esempio la condivido perché questo chiede l’editoria, purtuttavia ho smesso di collezionare una rivista che ho amato alla follia con Antonelli e, pur se in misura minore, con Lupi).

Eppure.

Eppure tale decisione è stata accolta sui social della testata come una bestemmia: vecchi lettori inorriditi che vedono in questa nomina la riprova (ennesima) dell’inabissamento inesorabile di Rolling Stone. In molti hanno sentito l’esigenza di dire la loro, andando da un semplice  ”La Lucarelli non ne sa un cazzo di rock” fino ad arrivare alla solita pletora di insulti, più o meno velati, più o meno eleganti, tutti tendenzialmente volti a insinuare dubbi sulla rettitutidine morale dell’opinionista italiana. 

Ora, premettendo che nel giornalismo moderno sapere di qualcosa è una skill ampiamente sopravvalutata (io lavoro nel settore automotive, e madonna santa, ve ne potrei raccontare di ogni), mi domando di cosa possano avere paura i lettori di RS. Un direttore editoriale, almeno per quanto riguarda il cartaceo c’è, e non è stato destituito. La Lucarelli dunque, anche ammesso che non sappia una fava di musica (cosa di cui dubito, più che altro perché non esiste nessun elemento sensato per affermarlo), dovrebbe interfacciarsi con la redazione e lavorare in sinergia. Non scriverà ogni singolo pezzo pubblicato sul sito, ma si occuperà, suppongo, di migliorare l’armonia delle pubblicazioni e far risaltare gli articoli. Per cui, in definitiva, non credo che RS con il suo arrivo possa davvero perdere di identità, non succederebbe nemmeno se la Selvaggia impazzisse e, sputando sulla tomba semiaperta del già morente Rock’n’Roll, si mettesse a parlare solo dei protagonisti di X-Factor. Gente che peraltro, con buona pace dei duri e puri, su RS ha già spazio in abbondanza.

Fatto è che tutta questa vicenda mi ha solleticato lo spirito scientifico investigativo che da anni giace sepolto da buffet per giornalisti, eventi stampa e cadeaux vari.

Ma perché Selvaggia Lucarelli sta sul cazzo a così tante persone? Che cosa rende questa donna un perfetto bersaglio per sfogare ogni sorta di basso istinto verbale? Ma soprattutto è possibile esperire dall’analisi del personaggio Lucarelli una categorizzazione sommaria del becero popolo parlante che anima la scena sociale italiana? Secondo me no, o meglio non credo di esserne in grado, però che dato devo riempire la darkroom di questo mese, eccomi a provarci. Quindi, gli haters della Lucarelli si possono dividere in:

Analfabeti funzionali incazzati con il mondo

L’avvento di facebook nella cultura di massa ci ha fatto scoprire un sacco di cose, tra cui l’esistenza di una categoria di persone che viene definita Analfabeta Funzionale, da adesso in poi AF. Non si tratta di una novità, di fessi che non capiscono il significato di un testo è pieno il mondo (vent’anni fa si definivano “teste di cazzo”, ma ora vige il politically correct), solo che adesso hanno voce in capitolo. Perché la Lucarelli è una delle vittime predilette degli AF? Per provare a rispondere a questa domanda dobbiamo fare una premessa, non possiamo cioè prescindere dal definire il palcoscenico principale in cui si muove la nostra Selvaggia, e cioè i social. Selvaggia Lucarelli, d’ora in poi SL (figa come mi sento divulgatore), è un’opinionista, e i social network (qui la sua pagina FB) sono la sua finestra principale sulla gente. Li usa come vanno usati, e cioè dando spazio ai suoi lavori su altri media (scrive su Il Fatto Quotidiano, ad esempio) e realizzando contenuti originali per il social in questione, in cui dà spazio alternandoli a pensieri personali e opinioni sull’attualità. Selvaggia in questo campo si destreggia molto bene, ha il linguaggio giusto, spazia su un largo spettro di argomenti e lo fa utilizzando una ben dosata quantità d’ironia e provocazione. Tra tutti questi ingredienti, lo svariare su più fronti è a mio avviso quello che acuisce in maniera esponenziale l’analfabetismo del nostro AF che, non trovando un punto in comune negli argomenti, si ritrova puntualmente spiazzato. SL affrontando una molteplicità di tematiche sconvolge il meccanismo stesso della polarizzazione tipica dei social. Se nel caso di Salvini, come di Mentana, come di “cuoricione” Gramellini, come dello stesso Saviano, sappiamo già di cosa andremo a leggere e soprattutto conosciamo già a monte il registro che verrà utilizzato per raccontarci le cose (ironia pungente nel caso di Mentana, melassa letale nel caso di Gramellini, intestino crasso misto a merda nel caso di Salvini), con SL questo non succede e il povero Analfabeta, che già di problemi ne ha tanti, con lei va completamente in tilt. In più c’è la questione che la Lucarelli agli insulti risponde, prima a parole e poi coi fatti, bloccando l’accesso alle sue pagine a chi ritiene abbia oltrepassato il limite. Beh, anche questo è un atteggiamento che fa impazzire l’AF, perché come chiunque si sia trovato tra le mani un potere immenso (comunicare È un potere immenso), difficilmente riesce ad accettare che di punto in bianco gli venga limitato. Il problema più grave è che gli riesce difficile accettarlo, tanto quanto capire la differenza che passa tra insulto e libertà d’espressione.

Alfabeti disfunzionali con qualche problema di autostima

Per definire questa categoria partirò da un esempio che, a mio parere è parecchio calzante: Fabio Volo. Perché Fabio Volo è così odiato da quella parte di platea che si definisce “intellettuale”? Semplice, perché ha osato imporsi dove non avrebbe dovuto. Uno che da giovane faceva il panettiere, che si è affermato in TV spogliandosi nudo davanti alla Marcuzzi (vabbè io odio le Iene ma questo è un altro problema) può permettersi di scrivere libri, e soprattutto venderne a pacchi? Ovviamente no. Quindi la letteratura di Fabio Volo secondo l’Alfabeta non può che essere definita una merda buona solo per il popolo bue. Ora, io non voglio difendere a tutti i costi Fabio Volo, non credo troverà mai posto tra le nostre recensioni (non perché non ci piaccia a priori, ma perché qui siamo parecchio restii a leggere libri da classifica), ma non posso in alcun modo considerare fuffa la sua produzione. Non è fuffa perché vende, non è fuffa perché incontra i favori di una grossa fetta di popolazione e, soprattutto, non è fuffa perché per realizzarla ci è voluto uno sforzo. Chi nega questo, è perché non riesce ad accettare che uno venuto dal nulla sia riuscito (crescendo, maturando, cambiando) a ottenere un gran risultato. Con la Lucarelli succede esattamente la stessa cosa: l’alfabeta disfunzionale non può accettare che una persona che viene dalla “parte bassa” della TV e che si è sporcata il curriculum parlando di Fattorie e di Albe Parietti possa saper scrivere. Perché la Lucarelli, diciamolo, prima di tutto, sa scrivere parecchio bene. Scrive bene sia quando parla della tignoleria ligure di sua madre sia quando dà voce a quel povero marito che ha perso la moglie per un tumore fulminante. Cosa si può criticare di lei dal punto di vista della scrittura e degli argomenti? Forse l’utilizzo e (a volte l’abuso) di tematiche populiste? Ok, ma chi non lo usa il populismo, se per mestiere parla alla gente? Io sono populista perché parlo della Lucarelli? Perché Gramellini pur essendo populista non è così odiato? La Lucarelli fa questo di mestiere, dà la sua opinione e gli argomenti in cui pescare per farlo sono necessariamente quelli che più piacciono alla gente. Se parlasse solo di metafisica sarebbe una scienziata, ma la Lucarelli non è Dulbecco, è semplicemente un attore in questo grosso casino che è diventata l’informazione. Non credo si possa fargliene una colpa, soprattutto se, quando parla di cose interessanti, lo fa bene (parlo di stile, ovviamente, perché le idee sono libere, l’articolo 21, ancora lo sancisce).

Uomini che odiano le donne

Dispiace dirlo, ma l’Italia è un paese sessista (oltre che razzista). Le donne hanno un ruolo ben definito e solo pochissimi esemplari di questo genere sono autorizzati a pisciare fuori dal vaso. Di solito si tratta di soggetti talmente fuori categoria da essere intoccabili, come la Levi Montalcini o la Hack, ma il resto delle donne deve mantenere un ruolo, il più possibile neutro, soprattutto se sei un personaggio noto. La Berlinguer ha un ruolo, la Clerici ha un ruolo, la De Gregorio ha un ruolo e persino la D’Urso, se vogliamo, ha un ruolo. Ognuna di loro è accettata all’interno dei propri confini, chi in maniera trasversale come la Barbarona (maître a penser per una certa fascia di popolazione, macchietta inascoltabile per un altro), chi in maniera più specifica come la De Gregorio (di cui ancora ricordo i trattamenti vergognosi che subiva, in quanto donna, quando era direttrice de L’Unità e si vedeva più spesso in TV). La Lucarelli di neutro ha ben poco, non la puoi inquadrare perché passa facilmente, come del resto deve fare un’opinionista, da argomenti leggeri -come chessò l’ultimo pirla cacciato dal reality per bestemmia- a materie ben più rilevanti, come ad esempio il diritto all’eutanasia. Ma soprattutto, la Lucarelli è una che litiga, ti risponde, dice la sua e porta avanti le sue battaglie (frivole o no) in maniera decisa, senza anteporre troppi “se”. Un atteggiamento inaccettabile per il maschio medio, che si sente attaccato nel suo status di genere dominante. Per confermare quanto dico, non bisogna guardare al mare di insulti sessisti che  SL si busca ogni volta che apre bocca -quelli vabbè fanno schifo ma sono pure incommentabili- ma ai commenti che danno l’impressione di essere articolati. L’uomo che risponde alla Lucarelli cercando di smontare un suo qualsivoglia argomento assume spesso un tono paternalista volto non tanto a dire la propria, ma a sottolineare la stupidità/leggerezza/superficialità con cui SL ha approcciato all’argomento. Non c’è voglia di dialogo, tantomeno l’urgenza di far valere un’opinione, ma semplicemente il bisogno di ribadire un primato maschile che la Lucarelli non può permettersi di intaccare.

Donne che odiano le donne 

Va detto, nel corso degli anni i principi giusti di un certo femminismo moderato hanno dovuto lasciare il passo a uno scimmiottamento bieco di alcuni comportamenti maschili. La colpa è da ricercarsi nei profondi cambiamenti dell’ultimo ventennio, modifiche enormi non tanto a livello di ruolo sociale ma alla percezione che uomini e donne hanno di loro stessi. Semplificando in maniera tale che se il mio professore di sociologia fosse ancora in vita mi condannerebbe alla garrota, potremmo dire che l’uomo ha perso un filo di sicurezza e la donna si è insinuata in questa piccola falla non tanto aspirando alla parità, quanto più a una sorta di sovrapposizione. Ciò ha creato mostri interessanti, soprattutto sui social. Un certo tipo di donna dominante, infatti, è visto dalle pari genere come una sorta di nemico. Selvaggia Lucarelli, madre, professionista, bella donna e probabilmente pure benestante (perché lavora, s’intende), non è un motivo di orgoglio, di riflessione o, se non ne si condivide il pensiero, di critica costruttiva, ma il semplice specchio della propria inadeguatezza. E quindi ecco sgorgare insulti “da uomo”, in cui paradossalmente le donne sanno essere più uomini degli uomini.

Uomini e donne che odiano le tette grosse

L’illuminazione l’ho avuta guardando questo Natale Gli Uomini Preferiscono le Bionde. Focalizzandomi sulla Monroe, o meglio, sull’immagine che a distanza di 70 anni ancora regge di questa meraviglia morbida e bionda, mi sono reso conto che al giorno d’oggi non esistono donne prosperose che possono definirsi tout court delle vere e proprie comunicatrici. La tetta grossa non si sposa con l’opinione. Chi, tra giornaliste e donne di successo è dotata di minne voluminose, le nasconde perché la tetta grossa è fuorviante, soprattutto se vuoi che di te venga considerata principalmente la testa. Sfidando nuovamente l’ira del solito professore di sociologia che oltre alla garrota ora starà scaldando anche il toro di falaride, mi sento di ribadire una banalità grossa come una casa e cioè che la tetta grossa, oltre che  al sesso e alla maternità,  riporta alla morbida semplicità che ti rassicura e ti accoglie. Mi spiego meglio: da una tettona tu ti aspetti coccole, non opinioni. Selvaggia Lucarelli -che con le sue tette ha un rapporto maturo, nel senso che pur avendocele ne parla con cognizione- non le ha mai anteposte come arma di distrazione di massa, quindi è una donna difficile da collocare. È troppo poco donna per l’uomo comune, che in lei percepisce le zinne ma trova inspiegabilmente più parole, ed è troppo “uomo” (passatemi il termine) per le donne, che vedono in lei una che vuole essere altro da quello che in realtà dovrebbe essere.

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Perché Selvaggia Lucarelli è odiata da mezzo mondo ultima modifica: 2018-01-03T16:06:27+00:00 da massimo miliani

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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