Mahi Binebine - Il grande salto

Mahi Binebine – Il grande salto

Il grande salto – 16 maggio 2003, la pagina più buia del Marocco contemporaneo. Ci si preoccupa del terrorismo solo quando avviene un attacco in Occidente, ma solo per un paio di giorni a seguire, finché la notizia non diviene vecchia e l’interesse, per un’informazione istantanea e frammentata, diminuisce con l’avvento di notizie più nuove. Se davvero vogliamo capire il fenomeno del terrorismo islamico dobbiamo leggerne a riguardo, vi è una letteratura immensa sul tema, sia di scrittori locali brillantemente tradotti, come l’autore questo libro, che di esperti nostrani che ne sanno molto sul tema.

“La letteratura è l’unica forma di verità possibile”. Leonardo Sciascia

Le Sidi Muomen del mondo

Sidi Muomen, il posto in cui è ambientato il libro, non è esattamente il luogo dove un uomo sia degno di crescere e vivere, è una delle più grandi bidonville della periferia di Casablanca, un’immensa discarica a cielo aperto, dove le condizioni di vita quotidiana raggiungono i più infimi strati della società e dell’accettabile. Eppure esistono migliaia di Sidi Muomen nel mondo, dove vivono milioni di persone, individui che non sanno cosa vi è fuori di lì, uomini e donne che non hanno altra scelta che frugare tutto il giorno nei nostri rifiuti. Sono habitat reali, densi di uomini e di sentimenti, e dietro tanta fame e miseria si nascondono insidie, rabbia, frustrazione, terreno ideale per arruolare esseri umani e manipolarli per fini incresciosi e di inaudita violenza.

Casablanca, 16 maggio 2003

Il romanzo ha una scrittura veloce e in un pomeriggio si termina senza essersene resi conto, con parole semplici e descrizioni chiare narra la vita di un gruppo di ragazzi che il 16 maggio 2003 commette una serie di attentati suicidi a Casablanca dove morirono quarantacinque persone, inclusi dodici terroristi.
Per il Marocco è stato un colpo devastante, uno Stato che è sempre riuscito a controllare i movimenti sovversivi jihadisti, dove il Re è tendenzialmente molto amato, dove non si sono verificate rivoluzioni arabe, dove il numero di foreign fighters è tra i più bassi in assoluto del mondo arabo-musulmano e dove il turismo continua ad essere una delle prime risorse del paese.

Non dobbiamo smettere di informarci e interrogarci

Uno degli insegnamenti più incisivi che lascia il libro è che non dobbiamo smettere di informarci e di interrogarci sul perché determinati fatti cruenti continuino ad avvenire, sia “qui”, inteso come occidente, che “lì”, inteso come nei paesi islamici. Perché è proprio nei luoghi dove si pensa che il terrorismo islamico si generi che esso viene combattuto quotidianamente, e sono proprio quei luoghi i primi a soffrire delle degenerazioni ideologiche della propria religione. I morti degli attentati multipli di Casablanca erano, per il novanta per cento escludendo gli attentatori suicidi, marocchini e la popolazione tutt’ora non riesce a comprendere perché dei marocchini hanno ucciso altri marocchini, quale possa essere stata la leva che ha fatto scaturire tanta rabbia e violenza inaudita.

L’importanza dell’informazione

Il libro è una lettura ideale per chi vuol meglio comprendere cosa passa nella testa di un terrorista e, soprattutto, come cresce, in che condizioni, quali sono le sue alternative, le scelte a cui può ambire, il futuro che può disegnare.
È un argomento di particolare rilevanza in questo periodo storico, in cui l’informazione si è trasformata in un fattore emotivo e non tende ad approfondire, non permette a chi la riceve di crearsi una propria idea che si basi su fonti analizzate in modo approfondito, libere ed esaustive. Ci si preoccupa del terrorismo solo quando avviene un attacco in Occidente, ma solo per un paio di giorni a seguire, finché la notizia non diviene vecchia e l’interesse, per un’informazione istantanea e frammentata, diminuisce con l’avvento di notizie più nuove. Se davvero vogliamo capire il fenomeno del terrorismo islamico dobbiamo leggerne a riguardo, vi è una letteratura immensa sul tema, sia di scrittori locali brillantemente tradotti, come l’autore questo libro, che di esperti nostrani che ne sanno molto sul tema. Angosciarsi e leggere articoli pieni di paura per un paio di giorni subito dopo che viene colpita una capitale europea non serve a nulla, la frammentazione dell’informazione contemporanea non riesce a creare scudi e corazze per poter affrontare un tema così centrale nella nostra vita di tutti i giorni, la letteratura sì, come sempre. Ed è lì, alla portata di chiunque sia dotato di passione per la verità.

Mahi Binebine – Il grande salto – Rizzoli, 2016

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Su Roberto Bruccoleri

Nato ad Agrigento nel 1983, si forma a cavallo degli anni '90 tra sale giochi, campi di calcetto di cemento e spiagge incontaminate, a 18 anni ha la fortuna di andare a studiare a Roma e lì la vita gli comincia ad offrire le meraviglie che è capace di elargire. Instancabile viaggiatore e famelico lettore, si vanta continuamente di essere nato a metà strada tra i paesi natii di Sciascia (Racalmuto) e Pirandello (Porto Empedocle), la sua massima è: "l'ignoranza è la verginità della mente".

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