Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Matteo Renzi sono stati, per successi o insuccessi, i protagonisti delle ultime elezioni. Per affrontare trionfi e delusioni consigliamo un libro a testa, perché trarre insegnamento dalla letteratura non può che fare bene, a loro e a noi.
Tre libri per tre leader politici italiani
La recente tornata elettorale italiana ha completamente ribaltato, nel bene e nel male, la scena politica italiana, togliendo qualche solone dalla scena politica (D’Alema, ma anche Berlusconi) e portando alla ribalta nomi che ormai sono i veri fari delle diverse identità politiche italiane. Tutti nomi corrispondenti a quarantenni che si affacciavano per la prima volta da leader alla ghigliottina elettorale, se si esclude il Renzi delle Europee che non era certo l’uomo politico di oggi.
Per questa ragione, lungi da me il pensiero di parlare di politica, non avendo cose più serie da fare, tipo masturbarmi come direbbe il maestro di Pavana, mi sono dilettato a pensare a tre libri che mi piacerebbe consigliare a Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Matteo Renzi se dovesse capitarmi di essere invitato a cena da loro. Ovvio che non mi inviteranno a cena mai, perciò io scrivo questo pezzo e mi dimenticherò in fretta della faccenda, sperando sempre in un invito di Creamy a cena. (N.B. Se non sai chi è Creamy smetti di leggere questo articolo).
Luigi Di Maio: Estate dolceamara
Abbronzato e coi capelli tagliati corti in perfetto stile playboy in decappottabile o a passeggio con mocassino bianco tra le belle trattorie di Capri, Luigi Di Maio ha sbancato facendo balzare il Movimento 5 Stelle oltre le previsioni . Di Maio raccoglie un’eredità politica pesante che passa da Beppe Grillo e Casaleggio fino ad arrivare al pasionario Alessandro Di Battista, tutti uomini geniali ma geneticamente avversi alla massa. Maître–penseur per qualcuno ma non uomini della “gente” come Giggino che dieci anni fa faceva lo steward allo Stadio San Paolo. Qualche fesso commentatore (non per idee politiche ma per argomenti utilizzati) diceva che era proprio questa sua semplicità a renderlo non adatto al ruolo di leader, invece è stata proprio questa sua omologazione a molti quarantenni attuali a farlo trionfare dove comici e miliardari non sono riusciti.
Detto ciò io a Giggino consiglierei un libro semplice ma dall’impatto devastante come Estate dolceamara della scrittrice inglese Rumer Godden. Estate doleceamara narra le avventure di cinque fratelli abbandonati ad un improbabile estate in un lussuoso albergo francese. I ragazzi arrivano ingenui e liberi da ogni cattiveria, impegnati solo a fare indigestione di prugne per poi scoprire all’improvviso di essere nel mondo dei grandi fra seduttori e predatori della loro verginità (non solo sessuale) pronti ad avvicinarli a sé con denaro e promesse.
Ecco questo libro aleatorio eppure così carnale mi sembra di buon auspicio per Luigi Di Maio che nei prossimi giorni dovrà vedersela con seduttori, faccendieri e pacieri a vario titolo che punteranno a fare affari con lui (o alle sue spalle), attratti dall’indubbio peso politico che il ragazzo semplice di origini campane ha conquistato alle elezioni politiche da poco passate. Potremmo dire con Jean Paul Sartre che è arrivato il momento di sporcarsi le mani e scoprire quanto la politica attiva sia un tendere fra compromesso e idealismo, cercando sempre l’impossibile.
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Matteo Renzi: Il vecchio e il mare
Matteo Renzi, pur essendo a tutt’oggi il maggior esponente del secondo partito italiano, è il grande sconfitto della tornata elettorale del 4 Marzo. Poco male, ma forse questo risultato incredibile per un uomo che aveva toccato il 40% di preferenze alle (uniche) precedenti consultazioni può insegnare molto di più rispetto alle precedenti vittorie. Matteo Renzi ha l’arroganza, o la semplicistica considerazione di sé stesso, tipica di chi non ha mai perso, pensando quindi che vincere annulli tutti i dissidi interiori ed esteriori. La vittoria come amalgama di tutto ciò che non va. Purtroppo non è così, ma la cosa interessante è scoprire come una sconfitta possa essere rigenerante per chiunque. Comprensibile la sua posizione di non far alleanze con nessuno ora, non ci vedo onestamente solo rancore ma anche un giusto momento di auto-riflessione e riposizionamento. “Scoprire l’alba dentro l’imbrunire” come diceva Franco Battiato.
Per questo leggere Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway potrebbe fare bene al quarantenne di Rignano sull’Arno che, seppure ancora giovane politicamente, scoprirebbe quante cose utili si possono trovare a portata di mano proprio mentre si scivola verso il baratro. Il vecchio di Hemngway scoprirà quanto sia importante tornare a casa vivo per esempio, forse Matteo Renzi avrà la possibilità di scoprirsi ancora più combattente in questa discesa agli inferi dovuta e forse un po’ voluta. Puoi aver fatto cose buone o cattive ma ad un certo punto tutto ciò non basta, devi capire come stare ancora a ritmo con il mondo.
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Matteo Salvini: Ogni cosa è illuminata
Matteo Salvini ha indubbiamente raggiunto un risultato storico non solo per la sua formazione politica, oscillante fra xenofobia e folklore popolano più che populista, in un partito decisamente schierato a combattere l’altro che esso sia l’immigrato o il sistema bancario con gigantesche aperture però con chi stia dalla sua parte. Quindi se devoti alla causa vengono buoni terroni, neri e chissà magari un giorno anche alieni regolari. Detto ciò rimane una visione geniale e sicuramente un sentire prepotente che fa di Matteo Salvini un uomo più interessante nel panorama politico di quello che qualche detrattore descriveva pochi mesi fa. Ed è sull’immagine grande che io consiglierei di lavorare a Matteo Salvini, perché “Je est un autre” come diceva Rimbaud e quindi gli proporrei un viaggio. Non verso fuori a trovare un altro ma verso dentro per trovare sé stesso.
Voglio moderare il suo razzismo? No assolutamente, lungi da me, ma forse Ogni cosa è illuminata di Safran Foer potrebbe donare nuove mete, e quindi nuove felpe, al nostro cattivone Matteo. Il viaggio strampalato di Jonathan verso le sue origini lo condurrà a trovare molte facce della stessa medaglia, dove fuga, vita ed estraniazione assumono gli eccessi della musica popolare balcanica. Posti in cui davanti ad un’acquavite si può scoprire che forse tutti siamo scappati da qualcosa e tutti cerchiamo la rivincita da qualche parte. Stonzi, assassini ma anche tanta gente normale, tipo i nostri nonni mezzo secolo fa.
“Il passato è una terra straniera” direbbe Carofiglio e così io consiglierei a Matteo Salvini di partire da sé stesso alla ricerca di verità solide e spendibili ora che la campagna elettorale è finita e per lui inizia il difficile percorso di leader di una forza politica pesante e disarticolata come la sua Lega.
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Per tutti noi invece il mio consiglio è semplice: prendetevi un buon classico e divoratelo aspettando l’aria si fermi e faccia di nuovo respirabile dopo l’avvelenamento da campagna elettorale che abbiamo subito.
Buoni libri ancora
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