I rifugiati - Viet Thanh Nguyen

I rifugiati – Viet Thanh Nguyen

 

Viet Thanh Nguyen, dopo Il Simpatizzante, ci convince anche con I rifugiati. Anche questa volta abbiamo ritrovato la capacità di approfondimento psicologico che caratterizza l’autore. Viet Thanh Nguyen ha scritto un altro un libro su cui meditare, portandoci dentro un problema mondiale attraverso la sottigliezza di uno sguardo intelligente.

Ritrovare l’empatia

Leggere Viet Thanh Nguyen è un atto politico con un significato molto profondo. Leggere Viet Thahn Nguyen vuol dire cercare di capire il mondo contemporaneo guardando l’altra parte, la dark side del mondo. Risalire all’origine dei problemi e dei fenomeni, ritrovare la fiaccola di luce chiamata empatia, accorgendosi che il mondo è un insieme di rimandi di cui nel contemporaneo è facile perdere la partenza.

Una discussione consapevole sulle migrazioni

Con il successo internazionale de Il Simpatizzante, avevamo imparato ad amare questo autore che nella propria biografia ha in nuce tutti i temi elaborati nella propria letteratura, ma è forse con un libro apparentemente meno clamoroso come I rifugiati che scopriamo il punto di vista dell’autore vietnamita ed anche la profondità di collegamento di cui è capace.
Nell’America di Donald Trump e nell’Europa dove predominano approcci xenofobi al fenomeno dell’immigrazione sono sicuramente le basi della discussione a mancare. Chi parla a favore e chi parla contro le persone che migrano da una terra all’altra confondono tutto: rifugiati politici, terroristi, migranti economici, ecc.
Lungi da parlare di politica in questa piccola rubrica di letteratura, ma di sicuro un’analisi del linguaggio adottato sul fenomeno delle migrazioni mondiali va fatta, quanto meno perché capire esattamente di cosa e di chi parliamo aiuterebbe a capire come affrontare la questione scevri da qualunque risposta ideologica che risulterebbe, già risulta, datata e fuori luogo in ogni caso.
I Rifugiati è questo,  un libro che racconta alcune storie di chi ha vissuto l’esperienza della fuga dal proprio paese per salvarsi la vita e si è ritrovato sospeso fra la burocrazie e il proprio passato, fra il futuro e la propria identità.

Quei fantasmi degli immigrati

Il libro si apre con una scena molto forte che racconta l’inizio di un percorso (ahimè tipico) di migrazione, dove la violenza e il ricatto sono l’unica lingua parlata dagli sciacalli che gestiscono al posto dei governi questo fenomeno. Ma è ancora una volta il punto di vista speciale che sceglie Viet Thanh Nguyen che già dalle prime pagine ci conquista: una ragazza che parla coi fantasmi.
E sono proprio i fantasmi i protagonisti dell’apertura di questo libro, persone che ci sono state e che si son conservate al di fuori del tempo e dello spazio. Proprio come molti rifugiati.
Da qui si sviluppa la vita di alcuni vietnamiti che stanno cercando di ricostruirsi una vita negli Stati Uniti d’America.  Ma è sempre quella piccola coltre di senso di inadeguatezza a sfuggire dai volti dei vietnamiti, colpevoli di aver cercato di salvarsi la vita in un paese straniero. Colpevoli di tutto e incapaci di sentirsi o di affermarsi come appartenenti ad un mondo o all’altro. Proprio come dei fantasmi.

Uno sguardo intelligente su un problema mondiale

Avevamo già trovato ne Il simpatizzante una caratteristica capace da sola di stravolgere le categorie del romanzo storico o politico attuale e ne I Rifugiati la ritroviamo: la capacità di approfondimento psicologico di cui è capace Viet Thanh Nguyen.
I personaggi non parlano e non si muovono come vorrebbe lo stereotipo delle loro premesse, ma si muovono come pianeti magici che attraversano momenti di luce e di buio proprio come un essere in pena che cerca la propria dimora fra la vita e la morte.
Nell’America di Viet Thanh Nguyen tornano spesso le luci e i ristoranti fatiscenti, i negozi di spezie per immigrati e gli spazi ristetti delle camere di fortuna, quasi a voler stabilire anche una geografia precisa del disagio disegnata fra lo spazio del proprio pensiero e della propria anima in confronto a quella violenta e invischiante del mondo esterno.
Viet Thanh Nguyen ancora una volta ha scritto un libro su cui meditare, portandoci dentro un problema mondiale attraverso la sottigliezza di uno sguardo intelligente.

Viet Thanh Nguyen – I rifugiati – Neri Pozza

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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