La partita perfetta - Corrado Del Bò Filippo Santoni de Sio

La partita perfetta – Corrado Del Bò, Filippo Santoni de Sio

La partita perfetta di Corrado Del Bò e Filippo Santoni de Sio approccia il calcio, passione che alimenta da sempre le chiacchiere da bar, dal punto di vista filosofico. Come non rimanerne affascinati?

La partita perfetta di Corrado Del Bò e Filippo Santoni de Sio

Difficile non rimanere affascinati da un libro come La partita perfetta di Corrado Del Bò e Filippo Santoni de Sio, fosse anche solo per la scelta di coniugare due passioni forti come quella per il ragionamento e quella, apparentemente più prosaica, per il calcio
Difficile anche perché i due autori di professione fanno i filosofi e si occupano di cose serissime con metodo e fonti, quindi da un loro dialogo non poteva che uscirne un libro gustosissimo e coinvolgente.

Il libro si apre con un incipit dedicato all’esclusione della nazionale italiana dai mondiali di calcio appena passati, quelli in Russia per intenderci. Lo spunto che offre questa clamorosa eliminazione dell’Italia è quella di aprire il discorso su cosa voglia dire prenderla con filosofia, frase di Severino Boezio che condurrebbe ad avere un atteggiamento di disincanto e accettazione nei confronti delle faccende della vita.
Introdotto il tema di come il pensiero possa consolare i cuori infranti di migliaia di italiani, i due autori chiariscono i temi del libro, spiegando che il ruolo della filosofa è soprattutto quello di discernere, ragionare, soppesare le varie prove fattuali e stabilire, laddove fosse possibile, un ragionamento ordinato e logico sui fatti della vita. Vita che ovviamente per molti italiani ruota attorno soprattutto al mondo del pallone calciato dagli uomini in pantaloncini. 

La globalizzazione calcistica

Così ne La partita perfetta Corrado Del Bò e Santoni de Sio affrontano temi ancestrali del mondo del calcio con grande impegno e coraggio, cercando di trovare più vie risolutive a questioni vecchie come il mondo per chi pratica la discussione su temi calcistici.

Una prima parte, davvero interessante anche se appare più staccata dal focus del libro, è quella dedicata al tema della globalizzazione calcistica nei club e della “scocciatura” degli eventi delle squadre nazionali. In un mondo globalizzato alla ricerca di nuovi valori nel mondo del lavoro e dei diritti, non poteva mancare una discussione sulla flessibilità nelle regole di ingaggio di calciatori stranieri e relative ricadute sulle sorti di nazionali e nazioni, in cui si soppressano alcuni paradossi del calcio mondialista. 

Il Genio nel calcio

“Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere. Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse gli altri avrebbero potuto vedere se avessero osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio”
Soriano

Roberto Baggio

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Poi si entra invece nel merito di temi davvero interessanti, posti quasi sempre come paradossi logici ed esempi fulminanti di contraddizioni in termini. Citando Soriano, che val la pena di riportare per intero in questa sede, si analizza il Genio nel calcio. Chi è il genio nel calcio? Quali caratteristiche lo iscrivono in questa categoria? I gol fatti? La strategia? Il carisma?

Dopo aver dato alcuni parametri con cui ci si può incamminare alla ricerca di possibili categorizzazioni, i due autori tentano addirittura di stilare una prima scrematura in cui compaiono nomi importanti e ne vengono esclusi altrettanti. Se compare Zlatan Ibrahimović, ne rimane fuori Ronaldo, entrano Messi, Maradona e Baggio rimangono fuori Icardi e Beckham.

Il perché lo scoprirete leggendo il libro, ma devo dirvi che a mio avviso i due autori hanno colto nel segno. Naturalmente in cambio di una bella cena potrei affermare l’esatto contrario, si sa, parlare del calcio è meglio che parlare di politica.

Fortuna, paradossi, fair play ed altro ancora

Altro tema è quello della fortuna nel calcio. Tema questo forse tra i più dibattuti di tutti i tempi ed in tutte le modalità, ma non per questo mai risolto.
Su questo tema l’analisi parte dalla considerazione che il calcio è uno sport fortemente ingiusto, in cui non sempre chi gioca meglio vince. Su questa riflessione vi porto una volta un amico arbitro di rugby che mi faceva constatare come la modalità di assegnare punti non rappresenti l’effettivo andamento della partita. Spunto su cui La partita perfetta apre un ragionamento intelligente e raffinato sul concetto di fortuna, capacità e modalità di assegnare punteggio nel mondo del calcio.

Nella parte centrale del libro, invece, la mente si divertente ad affrontare il paradosso formulato per la prima volta da Gianni Brera per cui la partita perfetta è quella che finisce 0 a 0.
Mancanza di errori o mancanza di estro creativo? 0 a 0 perfetta e 4 a 4 allora? Una bella carrellata di esempi dimostrano come il paradosso sia forte e dirimere la questione sia tutt’altro che semplice.

Si continua parlando di Fair play e  di come il giudizio sugli eventi salienti di una partita non si sia risolto neanche con l’avvento del VAR che, per certi versi, ha semplicemente aggiunto carne da cuocere durante le discussioni del lunedì mattina.
Un pensiero nell’affrontare il tema del VAR va anche a Enzo Biscardi che inventò la polemica televisiva (processo del lunedì a chi se non agli arbitri?) e si batté per l’utilizzo del VAR, ironicamente entrato negli stadi a poca distanza dalla sua morte.

Un ultima nota divertente che trasforma il libro in una chicca da godersi seduti sul proprio divano è il Piccolo dizionario filosofico dei luoghi comuni calcistici a uso dei pedanti che compare come ultimo capitolo e analizza alcune delle migliori frasi da bar in chiave filosofica, tra cui quella che ha sempre sconvolto me ed evidentemente (ascoltate Sono=Sono), Morgan: il portiere fa parte della squadra.

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Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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