Jonas Hassen Khemiri – Tutto quello che non ricordo: un romanzo esistenziale sulla necessità di essere ricordati

Tutto quello che non ricordo è un romanzo sulla necessità di essere ricordati, di sopravvivere al tempo e all’amore che porta il lettore in un mondo ghiacciato e sospeso. Non è un caso che Jonas Hassan Khemiri per raccontare questa emozione piccola ma fondamentale scelga un protagonista di 25 anni scomparso tragicamente, ripercorrendone gli ultimi frenetici anni di vita.

Khemiri diventato un caso letterario e politico in Svezia già col suo primo libro, Un occhio rosso, in questo ultimo lavoro affronta il tema del ricordo, dell’identità e della verità.
Samuel è figlio di madre svedese e padre tunisino (proprio come l’autore) ha 25 anni e muore precocemente andandosi a schiantare contro un albero con l’auto della nonna, la tragedia per tutto il libro non verrà definita né come un suicidio né come un incidente. Queste sono le informazioni che abbiamo all’inizio del libro e che avremo sino alla fine.

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Nel mezzo c’è la vita di un figlio, di un amico, di un fidanzato, di uno che ha una casa dove i rifugiati possono nascondersi. In questo racconto, mai completamente svelato, sta buona parte del gioco narrativo intessuto dallo scrittore svedese che ricostruisce attraverso tante voci (la madre di Samuel, la ex fidanzata Laide, gli amici) la vita del protagonista grazie ad uno pseudo-scrittore che si è appassionato alla sua storia per qualche ragione è che intervisterà le persone più vicine al ragazzo scomparso.
Tutto il libro è volontariamente pieno di buchi, di informazioni che mancano e che si contraddicono perché è la stessa struttura del romanzo a raccontarci la tesi di fondo del suo autore: la realtà ha una complessità e insieme una fragilità che la verità non può cogliere. Allora bisogna aprire alle verità, al racconto puro senza giudizio. In questo racconto molteplice e variegato forse riusciremo a scattare una fotografia del protagonista mente viveva, come fanno nel libro la madre e la ex fidanzata guardando Samuel da una finestra. L’essere diventa un frammento di vita in un bar e di cose per cui vogliamo farci ricordare.
In questo impianto entra l’altro grande tema, il più originale e il più interessante, quello della memoriaDalle prime pagine Samuel è ossessionato dalle esperienze, dalle emozioni nuove, tanto da aver costruito una “banca delle esperienze” ovvero una collezione, una raccolta di avventure che violino il muro del ricordo. Con Vandad e la Pantera, gli amici più intimi, Samuel ogni weekend si lancia alla ricerca di nuove emozioni che vanno dal comprare “una consolle Sega Megadrive…per vedere se è divertente come quando eravamo piccoli” a una gara di pesca.
Grazie a questa ossessione che ci accompagna dall’inizio del libro ci addentriamo dentro la testa di un ragazzo che cerca di non scomparire e contemporaneamente di trovare la felicità o almeno la serenità con sé stesso. E nel turbinio di emozioni c’è tutto il mondo: dall’impegno politico di Laide la sua ex fidanzata, alla sperimentazione di droghe, fino a qualunque cosa possa essere memorabile per un secondo. Qui le varie voci si accavallano e si contraddicono, le scene hanno sempre due inquadrature e due punti di vista differenti che danno il senso della complessità delle cose accadute.

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Khemiri, che è stato molto apprezzato per le sue pièce teatrali politiche e articolate, fa trasparire la possibilità per questo testo di diventare ancora più efficace proprio su un palcoscenico. Le molte voci, il ritmo e l’intensità dell’utilizzo della lingua che oscilla tra alto e basso, portano il lettore in un teatro sperimentale o in un film senza colonna sonora dei fratelli Dardenne.
Le origini tunisine e il fatto che Khemiri utilizzi, questo lo percepiamo dalla bella traduzione di Alessando Bassini, una lingua bastarda non devono trarre in inganno e far rinchiudere lo scrittore svedese nel genere politico o di immigrazione tout court: Tutto quello che non ricordo è sopratutto un romanzo esistenziale e di ricerca filosofica in perfetta tradizione scandinava. Anche se, in tutta onestà in Khemiri, si ritrova proprio la freschezza di un autore che gode di doppia identità e che porta tra le gelide terre di Scandinavia un caldo vento di esistenzialismo esotico.

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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