Ananda K. Coomaraswamy - La tenebra divina. Saggi di metafisica

Ananda K. Coomaraswamy – La tenebra divina. Saggi di metafisica

Il principale obiettivo di Ananda K. Coomaraswamy in La tenebra divina. Saggi di metafisica è riscoprire l’origine del pensiero metafisico indiano. In questa raccolta di saggi troviamo una strenua ricerca di consonanze e vicinanze tra la filosofia occidentale e quella orientale. Il lettore guadagnerà una visione del contemporaneo e della divisione fra religioni molto più olistica e universale rispetto alla piattezza della discussione a cui siamo abituati odiernamente.

Le consonanze tra la filosofia occidentale e quella orientale

Coormaraswamy è stato il più grande interprete della filosofia indiana classica, capace di tradurre nel linguaggio delle categorie occidentali il messaggio centrale della filosofia orientale. Coormaraswamy non è certo stato il solo, ma sicuramente la figura più centrale e importante di questo atteggiamento sincretico capace di avvicinare mondi apparentemente agli antipodi come il mondo greco-occidentale e quello indiano.  Zimmer autore del saggio ad oggi ancora più importante di introduzione alla gnosi orientale Miti e simboli dell’India viene citato ne La tenebra divina e non a caso, perché in questa raccolta di saggi, composti tra il 1932 e il 1947, in cui il principale obiettivo dell’autore è riscoprire l’origine del pensiero metafisico indiano, troviamo una strenua ricerca di consonanze e vicinanze tra la filosofia occidentale e quella orientale.
Interessante notare tra l’altro che sia proprio la metafisica il campo di riflessione scelto da Coormaraswamy per proporre questa visione universale, il luogo cioè dove  lo squarcio appare più insaldabile fra i due mondi.

Dimenticare le false immagini della filosofia indiana

È il primo saggio fra quelli scelti per La tenebra divina a spazzare il campo da stereotipi e letture superficiali della filosofia indiana, propedeutico ad entrare nella filosofia orientale scevri da “idòla fori” per dirla con Francis Bacon. Il Vedanta e la tradizione occidentale apre infatti questo prezioso libro con una disamina del non-essere tipica del metodo di Parmeneide. La metafisica contenuta nei Vedanta, secondo Coormaraswamy, non può essere colta da occidentali a meno di due importanti elaborazioni da parte di colui che vi si approcci: la prima è la conoscenza e la comprensione di Platone, Filone, Plotino e soprattutto Eckhart; la seconda condizione sine qua non è l’abbandono di false immagini della filosofia indiana tramandataci da alcuni traduttori occidentali ed il ritorno ad un cristianesimo delle origini, della fondazione. Quindi non il cristianesimo moderno “ridotto a semplice sistema morale che a stento si distingue da un umanitarismo pragmatico” ma il ritorno alle origini, alle parole del Vangelo.
Una ricerca dell’essenza della metafisica che è soprattutto incentrata sullo scoprire cosa quest’ultima non sia fino ad arrivare per negazione, appunto alla sua essenza.

Un ponte tra Cristo e Buddha

Coormaraswamy, ingaggia poi una sfida ontologica con la psicologia, in particolare quella di Jung, non lesinando critiche sull’oggettività della materia d’indagine e sull’efficacia nel saper cogliere il centro della propria ricerca.  Non sono solo metodo e materia ad essere criticati dallo studioso tamil (ma di madre britannica e vissuto in Inghilterra), ma anche il verso della ricerca che deve essere proteso all’annullamento del sé e non alla sua esplicazione. Così, Coormaraswamy, cuce un ponte ideale tra il messaggio cristiano de “il Regno dei Cieli è dentro di noi” con il messaggio del Bhagavadgītā “in verità il sé è sia l’amico sia il nemico del sé” creando un raffinato filo di senso fra le parole di Cristo, Buddha ma anche di John Byrom poeta spiritualista di metà 1600.

La dialettica tra le grandi tradizioni spiritualistiche

Interessante inoltre, di un libro che contiene molte cose su cui soffermarsi ore a riflettere, è la dialettica che Coormaraswamy crea fra le grandi tradizioni spiritualistiche riassumibili nella frase di Sri Ramakrishna racchiusa nel capitolo dedicato al grande mistico bengalese “ho praticato tutte le religioni, l’Induismo, l’Islam, il Cristianesimo…il lago ha molte rive”.
Ed è proprio questo il messaggio di fondo di Coormaraswamy: lo spirito ha un’unica inclinazione da perseguire e da approfondire per raggiungere la pace e la liberazione, al di là della religione che per contingenze o favore si sceglie di seguire.

Difficile attualizzare senza banalizzare la lettura di Coormaraswamy, ma di sicuro una volta fatta questa esperienza il lettore avrà guadagnato una visione del contemporaneo e della divisione fra religioni molto più olistica e universale rispetto alla piattezza della discussione a cui siamo abituati odiernamente.

Ananda K. Coomaraswamy – La tenebra divina. Saggi di metafisica – Adelphi

 

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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