Addio a rossana rossanda

Addio a Rossana Rossanda, la recensione de La ragazza del secolo scorso

Quando uscì La ragazza del secolo scorso nel 2005 io iniziavo un’esperienza spiazzante nella mia vita: il confronto con la politica istituzionale in uno degli ultimi partiti a definirsi comunista. Da soggetto senza tessera alcuna, quel punto di osservazione mi servì per fomentare un innato senso di fastidio per la politica “di palazzo”, cioè quelle persone che della politica hanno fatto una professione. Lessi La ragazza del secolo tutto di un fiato, lo presi come una bibbia, un modello con cui confrontarsi per trovarsi migliori o peggiori.

Il libro esalta la purezza di una protagonista della vita culturale italiana

Certo conoscevamo tutti il lavoro teoretico e l’esperienza politica di Rossana Rossanda, ma quel libro ebbe la capacità, grazie a una decisa gentilezza, di far risaltare la purezza d’animo di una protagonista della vita culturale italiana. Purezza troppo spesso guardata con ironia proprio dai protagonisti della cosiddetta politica attiva. Eppure è proprio quello il discrimine che trasforma un’ideologia cieca, in un idealismo che si concretizza nella prassi quotidiana della riflessione e del discernimento.

Questo è un punto molto forte dell’autobiografia della giornalista e scrittrice, da cui si rimane molto colpiti.

Iscritta al PCI, anche se dell’aria più movimentista, Rossana Rossanda non smise mai di coltivare il proprio senso critico e la propria autonomia, dote importante per un rappresentante parlamentare, ma difficile da mantenere anche ai tempi di un partito che cercava l’omologazione su moltissimi temi. 

“Conoscevo al sud chi si faceva carabiniere o seminarista per necessità ma diventava poi molto carabiniere e molto seminarista. Le scelte prima le facciamo poi ci fanno.“  

Rossana Rossanda sapeva bene qual era il prezzo dell’autonomia e anzi era disposta a pagarlo di buon grado pur di conservarsi fedele alle sue idee. Fu così che arrivò la radiazione dal Partito Comunista e la costituzione insieme a Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri della redazione del Manifesto, per dissentire in maniera spregiudicata dal silenzio del partito nei confronti dell’invasione dei paesi del Patto di Varsavia alla Cecoslovacchia. Un controsenso ideologico, ma in che in pochi avevano notato o almeno, in pochi volevano notare vista la dipendenza del PCI dalla politica staliniana. Nel libro la Rossanda spiega esaustivamente le posizioni e le difficoltà di fronte alla scelta di dissentire dal partito comunista più forte d’Europa, ed è un racconto che spiega molto della politica di allora e di oggi.

“Dovevano seguire grandi mutamenti dove scivolavano anche i grigi, che non erano diventati bianchi o rosseggianti di colpo. Rimaneva la gran massa elastica del paese, per cui pensare la politica significa scegliersi un leader che ti dia qualcosa, e chiuso.”

Ma colpisce per la stretta attualità politica anche un’altra parte del libro, quella in cui l’autrice racconta la sua esperienza di parlamentare del PCI nei primi anni dopo la lotta partigiana, movimento a cui prese parte attivamente in età giovanissima. 

Il dopo guerra fu un periodo carico di ideali e dialogo

Nel raccontare il parlamento del post guerra la Rossanda commuove, mostrando un mondo carico di ideali, ma anche di dialogo fra le parti. Un clima irripetibile che infatti portò alla stesura del maggior capolavoro politico italiano: la Costituzione. Sono i ricordi più intimi a farci intravedere la grandezza morale della ragazza del secolo scorso, come quello in cui racconta che il suo rimborso spesa in qualità di parlamentare era un biglietto del tram al giorno. 

Curiosa e triste coincidenza che quella che ha visto Rossanda Rossanda lasciarci proprio nel momento in cui il paese si interrogava sulla possibilità di tagliare il numero dei parlamentari per abbassare i costi della politica. Purtroppo non sarà il numero, né in un caso o nell’altro a cambiare la mala politica, ma la qualità, prima che dirigenziale, morale dei rappresentanti del popolo.

La ragazza del secolo scorso ci ha accompagnato nella storia italiana di quasi cento anni, una storia partita a Pola, ancora italiana all’epoca, dove la Rossanda nacque in una famiglia borghese in un clima culturale idilliaco e stimolante, tutt’altro che eversivo. Ci sono tante fotografie che potremmo estrapolare da questo prezioso libro e documento per farmelo amare, ma forse tutto risulterebbe poco convincente rispetto ad un solo consiglio: leggetelo e usatelo come bussola per i tempi bui quando di certo arriveranno. Se non sono già arrivati.

Buon viaggio Rossana 

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
In commercio dal: 29 maggio 2007
Pagine: 385 p., Brossura
  • EAN: 9788806188160

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Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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