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Alce Nero parla. Vita di uno stregone dei sioux Oglala - John G. Neihardt

Alce Nero parla. Vita di uno stregone dei sioux Oglala – John G. Neihardt

Alce Nero parla. Vita di uno stregone dei sioux Oglala, di John Neihardt, è la biografia di un grande stregone dei Sioux Oglala. Ma è anche il racconto di alcuni dei principali episodi di uno dei più grandi genocidi della storia dell’uomo: quella perpetrata dai colonizzatori americani ai danni dei nativi. (Clicca qui per leggere la recensione di Seppellite il mio cuore a Wounded Knee)

Fatti terribili vissuti in prima persona

Alce Nero parla non è soltanto la biografia di un grande stregone dei Sioux Oglala messa per iscritto da John Neihardt. È anche il racconto di alcuni dei principali episodi di uno dei più grandi genocidi della storia dell’uomo: quella perpetrata dai colonizzatori americani ai danni dei nativi. Fatti che Alce Nero, sin da bambino, ha vissuto in prima persona: le migrazioni forzate nel cuore dell’inverno, le carestie indotte, le battaglie sanguinarie, gli stermini ai danni di donne, bambini e vecchi mentre gli adulti erano in lotta altrove, la deportazione nelle riserve, sempre più piccole e sempre più brulle.

Alce Nero parla in modo autentico e genuino

Nella primavera del 1931 Alce Nero era anziano e semicieco allorquando lo scrittore Neihardt andò a fargli visita. Il racconto dell’indiano Sioux è autentico e genuino, lucido: una biografia che è anche una specie di resa dei conti con se stesso, pregna di autocritica. Sì, perché Alce Nero, dopo la «grande visione» avuta in tenera età, più volte nel corso della sua vita ha ritenuto di non essere stato all’altezza del compito (e del potere) affidatogli dai grandi Avi. O, meglio, di aver realizzato la missione di quella visione al massimo a metà: perché, come gli era stato indicato, è divenuto senz’altro un grande guaritore, che ha salvato tantissime vite. Ma, d’altra parte, non ha condotto il suo popolo alla vittoria ovvero alla creazione di quella grande nazione indiana dove i nativi avrebbero potuto vivere serenamente e in armonia con la Madre Terra, come insomma avevano vissuto prima dell’avvento dei bianchi assetati, in primo luogo, di terre e oro.

Attenzione, non è fantascienza. Nel mondo schematico e ultrarazionale imposto dalla società, la mente ci impedisce di credere o anche solo immaginare una «visione». Eppure, che si creda oppure no, la dimensione nella quale materialmente viviamo non è l’unica esistente.

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Crudeltà americana e modus vivendi dei nativi

Il racconto di Alce Nero è fondamentalmente una storia triste. Non può che essere così. La crudeltà degli americani è stata crescente ed alimentata dalla frustrazione di non riuscire a scacciare dalle loro terre con facilità degli uomini muniti solamente di archi e frecce e qualche vecchio fucile estirpato in battaglia ai bianchi.
Il massacro si è fatto più intenso con il miglioramento della tecnologia delle armi a disposizione degli americani.
Il libro è anche uno spaccato del modus vivendi dei nativi americani: uno dei popoli più virtuosi che probabilmente la Terra abbia mai conosciuto. Senz’altro per la simbiosi raggiunta con il proprio habitat, per il valore dato a ciascun elemento della Natura. Per il rapporto con il mondo spirituale.

Cavallo Pazzo e i traditori

Nella storia raccontata da Alce Nero si incrocia suo cugino Cavallo Pazzo, grande capo ed eroe ed invincibile guerriero indiano; una figura che incuteva timore vero agli americani, ucciso non in battaglia ma in un agguato perpetrato letteralmente alle sue spalle, con l’aiuto di alcuni indiani «traditori». Non pochi, infatti, furono gli indiani passati dalla parte dei Wasichu (vocabolo utilizzato dagli indiani per designare l’uomo «bianco», senza riferimento alcuno al colore della pelle) per paura o corruzione.

La storia oscurata dagli occidentali e l’importanza delle percezioni

Immergersi nella biografia di Alce Nero vuol dire apprendere da vicino un pezzo di storia volutamente e colpevolmente oscurata dagli occidentali. Ed anche prendere coscienza dell’importanza delle percezioni, di qualcos’altro che determina l’Universo. Se non si hanno esitazioni nel credere come «il caso non esista», nel poscritto dell’autore nelle pagine finali del testo, vuol dire che si è compreso qualcosa del libro.

John G. Neihardt – Alce Nero parla. Vita di uno stregone dei sioux Oglala – Adelphi

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ultima modifica: 2018-01-15T08:00:28+00:00
da Mec

Su Mec

L'ego mi costringe a dire che sono un giornalista. Ma proprio il fatto che esterni tale conflitto è opera stessa dell'ego, che esulta. E questo è solo un accenno della contorta battaglia interiore che si combatte in me soprattutto fra petto e bocca dello stomaco. Dalla Calabria.

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