Stoner - John Edward William

Stoner – John Edward Williams

Quando vi capiterà di sentir dire che Stoner di John Edward Williams è un capolavoro, credeteci, prendetelo in mano e scoprirete lentamente il perché. Un libro come questo non seduce per movimento, ma per la qualità della scrittura così convincente e calda.

Stoner di John Edward Williams

Quando vi capiterà di sentir dire che Stoner è un capolavoro, credeteci, prendetelo in mano e scoprirete lentamente il perché. Il titolo, e questo per me è stato un vantaggio, dice tutto e dice nulla, incuriosendo e spingendo la curiosità a diventare voglia di capire meglio di cosa si tratta.

L’aura di libro capitale nella storia della letteratura americana è presto spiegabile non appena si sfoglino le prime pagine, parole semplici e un racconto lineare, ma potente.

Questo libro è stato a lungo dimenticato dalla storia della letteratura americana, stampato nel 1965 la prima edizione andò praticamente fuori commercio in un anno. Altre ripubblicazioni non ottennero maggiori consensi, fino a quando nel 2011 la pubblicazione in Francia di Stoner lo fecero ritornare in auge, portando la traduzione del romanzo in molte lingue europee. Come a volte accade, a quel punto fu riletto dagli americani che finalmente ne decretarono il successo commerciale e di critica. Dal 2011 critici, editori e scrittori si sono spellati le mani per il capolavoro di John Edward Williams, fino a renderlo un cult per ogni biblioteca che si rispetti.

Aprendo il libro però si rimane inizialmente sconvolti, perché, al contrario dell’alone di fascino che portano alcuni testi contemporanei molto chiacchierati, Stoner non fa certo nulla per tenerci attaccati alle sue pagine.

La storia è presto raccontata. Nella campagna americana del Missouri nasce, nel 1901, William Stoner, unico figlio di una famiglia di contadini. C’è tanta fatica nel lavorare la terra, fatica a volte ingrata, che spingono padre Stoner ad iscrivere il figlio alla facoltà di Agraria dell’Università del Missouri appunto.

Siamo ad inizio Novecento e il ragazzotto di campagna esegue gli ordini del padre, cercando di alleviarne le fatiche titaniche. Ma l’iscrizione all’università, che appariva una meta totalmente utilitaristica, si rivela essere un trampolino alla scoperta di passioni e amori che dureranno per tutta la vita. La passione per la poesia e la letteratura che porteranno Stoner a diventare un’insegnante prestigioso, ma anche l’amore del matrimonio e in seguito l’amore in generale.

Mentre Stoner diventa un uomo, cambiando direzione e personalità, il mondo va in guerra verso la Prima Guerra Mondiale, sentita in America come una guerra profondamente giusta e democratica.

Sin dalle prime pagine comparirà un altro grande passo che renderà Stoner l’uomo ormai stagliato dalla vita di campagna, un altro personaggio rispetto a quello iniziale.

Micro movimenti

La vita di Stoner proseguirà con grande linearità, senza sbalzi improvvisi (in apparenza), come se per tutto ci fosse una meta. Quindi non vi aspettate un libro di accadimenti, casomai di rallentamenti, dove la narrazione è talmente lineare da sembrare immobile o peggio noiosa.

In realtà, se sarete in grado di calarvi nel libro di Williams scoprirete una quantità di micro movimenti interiori ed esteriori che vi legheranno alla vita del protagonista. 

La partenza del libro è di stampo idealistico progressista, ma nel suo prosieguo le molte facce della scrittura di Williams vi sorprenderanno piacevolmente.

Un libro come questo non seduce per movimento, ma per la qualità della scrittura così convincente e calda.

John Edward WilliamsStonerMondadori
Traduzione: Stefano Tummolini

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Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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