Romanzetto-estivo---Gherardo-Bortolotti

Romanzetto estivo – Gherardo Bortolotti

Romanzetto estivo di Gherardo Bortolotti ha una prosa entusiasmante, riesce a trasportare tra dolcezza sognante e spietata concretezza, ricorrenze e invenzioni. Quel che più colpisce è la capacità di immergere il lettore nelle pieghe vivide dell’animo del narratore, pur incitando un personalissimo approccio del lettore, sfruculiando anfratti nascosti o sopiti che emergono come reperti preziosi da uno scavo improvviso.

Romanzetto estivo di Gherardo Bortolotti

È già un’esperienza della morte venire meno all’amore di qualcuno, come se per un certo periodo ci toccasse l’esistenza perplessa del fantasma o i confusi episodi di chi non ricorda più il suo nome. Potrebbe essere una vicenda simile alla foliazione degli alberi la nostra. Colmi di sole, buttiamo fuori sempre le stesse foglie, per poi lasciarle cadere nella successione delle stagioni, allungando i nostri rami nel cielo e sprecando il nostro crescere in generazioni di germogli destinati al suolo.

L’ho letto due volte consecutive questo romanzetto (sia chiaro che è brevissimo), perché mi ha ammaliato e perché non ero sicuro di averlo colto in pieno. Dopo la seconda lettura potrei leggerlo ancora molte volte, non per coglierlo di più o meglio, ma perché mi sono reso conto che è sufficiente e toccante lasciarsi trasportare da queste pagine che hanno una multiformità di rifrazioni sentimentali che saltano fuori ad ogni nuova lettura, profondità di coinvolgimento emotivo che consentono sedimentazioni stratificate.

Siccome quello che mi sento di fare è un semplice racconto di alcune mie impressioni (è sempre così, ma a questo giro un po’ di più), per una lettura approfondita del testo consiglio il pezzo su Le parole e le cose (clicca qui). Così avrete un resoconto sensato di questo percorso tra gli amori del protagonista che, in un discorso introspettivo, richiama alla mente le sue storie e le rivive attraverso la lente del presente.

Prima di tutto però non posso non mettervi a parte della prosa entusiasmante del romanzetto. Ogni pagina è dedicata ad un’impressione, ma è tutto tenuto insieme in un flusso unico, come affluenti dello stesso fiume. In un primo momento verrebbe da definirla poetica questa prosa, ma mi sono convinto che non sarebbe centrato, perché percorre altri lidi inusuali. Di certo riesce a trasportare, tra dolcezza sognante e spietata concretezza, ricorrenze e invenzioni. Ma quel che più colpisce è la capacità di immergere il lettore nelle pieghe vivide dell’animo del narratore, pur incitando un personalissimo approccio del lettore, sfruculiando anfratti nascosti o sopiti che emergono come reperti preziosi da uno scavo improvviso.

Romanzetto estivo

La leggenda del futuro

Quello che spesso dimentico è che le ore della sera hanno una peculiare intimità con la colpa, il difetto e il senso di disfatta. Non che quelle del mattino siano più clementi ma almeno gli orrori che promette la giornata, l’esilio a cui mi costringe il salario, tolgono il fiato e sono rapidissimi nell’occuparmi il cuore e la mente. La sera, il riposo e la meccanica chiusura del giorno finito hanno, invece, tutto l’agio di presentare il mio fallimento e la consistenza puerile dei miei sogni d’amore.

Come dicevo, riporto solo alcuni spunti che ho tratto, non mi lancio in un discorso organico. Un elemento oltremodo interessante è la sovrapposizione del tempo. I ricordi e il presente del narratore si sovrappongono, costituiscono un amalgama indistricabile, dove speranze e delusioni incidono le stesse tracce, quasi a non distinguere le une dalle altre. E ancora interviene il futuro, assolutamente sullo stesso piano, non perché legato alla catena causale che lo porta ad essere frutto del passato (e del presente stesso che al suo cospetto è passato), piuttosto in quanto elemento propulsore di alternative eventuali che si concretizzano nel pensiero, contrappunto suggestivo della sopravvivenza, ipotesi che è già stata e che viene ogni volta reinventata.

La vita amorosa viene intercettata ai margini del mondo, almeno quella del narratore, un episodio che non sposta equilibri ma di cui non si può fare a meno. Tra i desideri più intimi e irruenti e i sentimenti solidi per aspirazione e precari per risultato, il narratore indugia nella leggenda, le sue personalissime leggende che lo venano, quell’appiglio insensato eppure impellente che gli concede ancora futuro, che lo lascia sulla soglia di una speranza rinnovata tra le incombenze che segnano le giornate. I futuri abortiti, ciò che poteva essere e non è stato, si riversano in quelli possibili che ci si narra, rendendo fattibile il presente. E chissà se anche noi abbiamo un ruolo nelle leggende di chi ci ha amato, se proiettiamo futuro dal passato per preservare il presente di qualcuno.

Un ultimo accenno, ma come detto ci sarebbe da continuare a oltranza, alla rilevanza che assume la luce in queste righe. La luce estiva, il suo riflettersi sull’acqua, ammanta il mondo di una precisione tutta personale, illuminando di petto il desiderio, riscaldando la pelle senza ritegno. Così come il buio serale, illuminato da lumi artificiali che proiettano il gioco di luci e ombre soffocate, è cornice di amori da svelare, ma anche culla delle solitudini e delle leggende che le ammorbidiscono, rendendole quasi sopportabili perché illusoriamente mai definitive.

Gherardo Bortolotti – Romanzetto estivo – Tic

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Su Agafan

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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