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L’albero dei giannizzeri – Jason Goodwin

L’albero dei giannizzeri di Jason Goodwin non solo ci fa immergere nella storia, e ci riesce bene, ma ha il grande merito di proporre un’ambientazione riuscita e per niente scontata (soprattutto per un inglese) e di affascinarci attraverso i suoi personaggi.

Il giallo storico

Un giorno bisognerà interrogarsi sul successo dei gialli storici, forse anche più in generale sul fascino dei romanzi storici, anche se si aprirebbe una discussione che riguarda generi molti diversi fra loro. La letteratura, in moltissima sua parte, si potrebbe definire storica, almeno per la scelta di luoghi e persone, ma il giallo storico, o la thriller story con sfondo storico è una cosa un po’ diversa.

Nel genere giallo storico finiscono ad imbuto una quantità tale di libri eterogenei che provare a fare una classificazione sarebbe troppo lungo e complesso, ma di sicuro possiamo cercare alcune caratteristiche comuni che saltano all’occhio. Per esempio quasi tutti i romanzi che si nutrono di intrighi e malintesi hanno come sfondo periodi in cui i grandi imperi o le grandi idee dominavano il mondo. Per questo esistono molti libri che raccontano dell’Impero Romano, dove i nostri antenati italiani sono spesso disegnanti come furbi e scaltri uomini che tessono raffinatissime trame sotterranee che di solito porta ad assassinii celebri.

Noi italiani non siamo certo sprovvisti di scrittori che siano maestri del genere e, escludendo Umberto Eco che fa mondo a sé, possiamo citare Danila Comastri Montanari e Giuliano Dego, solo per fare due nomi. Negli ultimi anni però ad essersi affermata prepotentemente è stata la scuola inglese che, non solo ha recuperato la storia romana e greca (vedi Lindsey Davis), ma ha addirittura riproposto in modo affascinante la storia pre-moderna dell’antico Impero Ottomano con Jason Goodwin.

Personaggio affascinante, lo scrittore inglese ha composto libri molto diversi fra loro aventi sempre come sfondo l’est del mondo. Notevole la sua ricostruzione storica del fenomeno della diffusione del thé, A Time For Tea: Travels in China and India in Search of Tea. Inchiesta talmente interessante quella sul the da far scaturire addirittura a sua volta libri gialli, come nel caso de Il botanico inglese di Nicole C. Vosseler.

L’albero dei giannizzeri di Jason Goodwin

Oggi volevo raccontarvi di un libro che non ha bisogno di presentazioni e neanche la serie da esso scaturita, ovvero L’albero dei giannizzeri, primo episodio delle avventure dell’eunuco Yasmin presso la corte dell’imperatore ottomano negli anni Trenta dell’Ottocento. Yasmin è un personaggio seducente, dalla sessualità inafferrabile, che serve con grande onore l’imperatore ottomano facendo da sponda fra la Istanbul di potere e le piccole abitazioni di prostituite e faccendieri. Un grande pregio del libro è sfatare molti miti sulle abitudini orientali, e non solo.

Nel libro, dopo una breve ma per fortuna non brevissima descrizione dell’ambiente in cui i muoverà l’indagine di Yasmin, troviamo da subito un omicidio efferato, collegato alla sparizione di quattro ufficiali della nuova milizia costruita dell’Imperatore Mahmud per contrastare il potere del corpo dei giannizzeri, sciolti e sterminati anche grazie al famoso episodio detto del “buon auspicio” all’Ippodromo di Costantinopoli.

Yasmin rimbalza fra romantici diplomatici europei, straordinaria la figura dell’ambasciatore polacco Palewski amico e confidente dell’eunuco, tanto quanto l’affascinante Eugenia che apre con la sua figura una riflessione sulla certezza della sessualità, facendo apparire vecchi coloro che si definiscono oggi pansessuali. In mezzo Istanbul: bella, rumorosa e sporca come solo lei sa essere, elegante e decadente.

Goodwin è bravissimo a raccontare Istambul, anzi, per quanto mi riguarda, è la parte più affascinante del libro, dove mette in luce piccoli particolari che raccontano della potenza emotiva della città imperiale per eccellenza, fatta esclusione per Roma ovviamente.

Sono proprio i profumi del quotidiano, l’odore di cibo, di colonia a farci entrare tra i vicoli della città e a trasportarci nel dedalo di sensazioni che solo Istanbul sa creare con la sua complessità.

L’intento di Goodwin è quello di raccontare la storia, quello è il suo mestiere e ci riesce bene, ma il grande successo dei suoi romanzi arriva proprio dall’ambientazione per niente scontata (soprattutto per un inglese) e dal fascino dei suoi personaggi.

Istanbul si presta al groviglio, pensate solo agli splendidi romanzi di Pamuk, ma sapercene cavare una storia e permettere ai lettori di addentrarsi nei suoi vicoli è un’altra cosa, ci vuole arte. Probabilmente troverete più difficile l’ultima parte del libro, quella in cui rimane solo il giallo, vi capirò nel caso, è probabilmente il prezzo da pagare per un romanzo che poteva risolversi con qualche pagina in meno e che sarebbe stato ancora più folgorante.

Per gli appassionati del genere, ma anche per i curiosi, il consiglio è quello di immergersi nelle avventure di Yasmin e di attraversare con lui mondi affascinanti e lontani nel tempo e nello spazio.

Jason Goodwin – L’albero dei giannizzeriEinaudi
Traduzione: Cristiana Mennella

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Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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