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La scomparsa dei riti. Una topologia del presente – Byung-Chul Han

Ne La scomparsa dei riti. Una topologia del presente di Byung-Chul Han il tema dell’armonizzazione dell’individuo con la società viene sviscerato a partire dal rito, ovvero quell’accadimento cronologico e spirituale che immette l’individuo in un tempo altro da sé, il tempo collettivo. La scomparsa del rito parte proprio dalla considerazione di cosa sia il rito e a cosa sia servito nel passato sia a livello collettivo che individuale.

La scomparsa dei riti. Una topologia del presente di Byung-Chul Han

Byung-Chul Han, filosofo coreano e docente di Filosofia alla Universität der Künste di Berlino, è di certo fra gli autori più importanti degli ultimi anni per le sue analisi profonde e ricche di disvelamenti. Critico verso il sistema liberistico, la sua visione si orienta verso un’armonizzazione dell’individuo con la società, nella continua ricerca di possibili appigli fra particolare e generale, sintesi di cui necessita l’essere umano per non cadere nella schizofrenia del presente.

Nel saggio di cui parliamo oggi, il tema viene sviscerato a partire dal rito, ovvero quell’accadimento cronologico e spirituale che immette l’individuo in un tempo altro da sé, il tempo collettivo. La scomparsa del rito, già il titolo chiarisce la direzione dell’analisi, parte proprio dalla considerazione di cosa sia il rito e a cosa sia servito nel passato sia a livello collettivo che individuale.

Tra le avvertenze delle prime pagine troviamo una precisa indicazione.: non c’è nostalgia verso un passato aureo, ma “ripercorrendo le linee, emergeranno le patologie dell’oggi, soprattutto l’erosione della comunità”. Da qui infatti parte la considerazione del rito come un ritorno dell‘uguale, un tempo spogliato dalle singole originalità per poter mirare ad un orizzonte di senso collettivo, in cui le individualità di sciolgono in un unico disegno. Il rito viene definito come una percezione simbolica, dove la parola simbolo viene riportata al suo originale significato greco (symbolon): ovvero un momento di accoglienza e ospitalità verso il nuovo arrivato.

Contrapposta a questa visione delle società armonica e simbolica, viene posta quella di una società in cui l’originalità del singolo diventa esibizionismo, pornografia della normalità, sintomo di una società senza comunicazione. Primi frutti di questa mancanza sono la rincorsa delle performance, dell’autenticità a tutti i costi che diventa patologia dell’ego. Ossessionata dall’horror vacui dei tempi morti, della paura di annoiarsi, il sistema liberistico ci getta nel presente, nella coazione del momento, cancellando un prima e un dopo utili a trovare invece una condizione sociale serena per l’individuo.

La scomparsa dei riti

Costruzione sociale fondamentale

Secondo Byung-Chul Han questa mancanza di rito porterebbe la nostra società ad essere sempre in gioco ma meno giocosa, meno libera di lasciarsi andare, ossessionata dalla costante ricerca di novità. Novità invece che il rito non richiede, pur crescendola nel suo seno, liberando in questo modo l’individuo al momento, dalla performance.

Nel rito quindi si troverebbe una dimensione esistenziale importante che crea una serenità e un orizzonte di senso. Il rito diventa quindi tecnica dell’accasamento, permettendoal tempo di essere abitabile e calpestabile come una casa. Non a caso, per chiarire questo concetto, l’autore cita un passo straordinario de La cittadella di Antoine de Saint-Exupéry in cui lo scrittore francese arriva a considerare il rito una modo per non permettere al tempo di dare “l’impressione di logorarci e disperderci una manciata di sabbia, ma di perfezionarci.”

Il rito come contrasto al logorio della vita moderna, per dirla ironicamente come una pubblicità di molti anni fa, ma anche il rito come costruzione sociale fondamentale per cementare le parti eterogenee con cui deve vedersela la comunità moderna.

Molto interessante e coinvolgente sul finale un capitolo dedicato alla guerra come “duello su vasta scala”, gioco di morte, però elegante e di confronto. Questo rituale sarebbe stato sostituito dalla molto meno pregevole “guerra dei droni”, ovvero una guerra senza nemici, ma solo punitiva, senza confronti.

Per Byung-Chul Han l’importanza del rito passa appunto per la costruzione dell’individuo, idea già conosciuta ovviamente in filosofia, ma che acquisisce una dimensione nuova proprio grazie alle analisi dettagliate del filosofo coreano delle dinamiche che uniscono e costituiscono le società moderne.

Byung-Chul Han – La scomparsa dei riti. Una topologia del presenteNottetempo
Traduzione: Simone Aglan-Buttazzi

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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