I sognatori di Lubiana - Dino Bauk

I sognatori di Lubiana – Dino Bauk

I sognatori di Lubiana di Dino Bauk dell’esordio ha la freschezza, una proposta narrativa complessa, il tentativo di evitare la banalità nonostante i temi difficili. In più vanta uno stile personale, con una scrittura quasi fredda ma precisa nel rispecchiare il mondo dei protagonisti, e la creazione di personaggi che hanno l’aspirazione a permanere nella memoria.

I sognatori di Lubiana di Dino Bauk

La fresca aria della sera, alla quale lo smog e il carbone a buon mercato conferivano il caratteristico fascino lubianese, assieme alla prima boccata di Winston gli riempivano dapprima le narici e la bocca, e poi anche i polmoni. Quello era, secondo lui, l’odore della libertà: un miscuglio di crepuscolo, freddo, nebbia e fumo di sigaretta.

Esordio maturo del 2015 portato quest’anno in Italia da Bottega Errante Edizioni, si tratta di un libro interessante, capace di incidere nonostante si presti ad una lettura scorrevole. Dell’esordio propone qualche ingenuità, un bilanciamento non sempre ottimale tra i personaggi e una distribuzione non lineare dell’ispirazione, alcune lievi incertezze del meccanismo narrativo.

Si tratta però di elementi che non disturbano, perché dell’esordio ha anche la freschezza, una proposta narrativa complessa, il tentativo di evitare la banalità nonostante i temi difficili. In più vanta uno stile personale, con una scrittura quasi fredda ma precisa nel rispecchiare il mondo dei protagonisti, e la creazione di personaggi che hanno l’aspirazione a permanere nella memoria.

Tre ragazzi di Lubiana (Denis, Peter e Goran) e una mormone americana (Mary) incrociano i destini poco prima che la guerra interrompa il naturale ciclo del loro futuro, lasciando inespresso il potenziale giovanile, troncando sogni e normalità, smarrendo pezzi di vite che devono ancora sbocciare.

Il rimpianto dell’impossibilità

Mentre la vita mia e degli altri Fratelli e Sorelle nella missione era sottoposta a innumerevoli regole […] quei giovani, a cui cercavamo di vendere la nostra verità, vivevano una vita piena, priva di qualsiasi limitazione. Se ne stavano seduti nei parchi, godevano dei raggi del sole sulle scarpate del fiume che passa per la città, con tranquillità, come se avessero avuto tutto il tempo del mondo, ciondolavano per le vie cittadine e sorridevano. Sì, sorridevano. Sempre, la maggior parte delle volte senza un motivo particolare. Sorridevano a chi stava loro vicino, ai passanti, ai propri genitori, ai poliziotti. Il sorriso è ciò per cui riconosco la libertà di una persona.

i sognatori di lubiana

I quattro protagonisti vengono proposti attraverso i relativi punti di vista, con una divisione del testo che alterna gli spazi dedicati. La linea temporale invece è sfalsata, saltando dalla giovinezza ai quarant’anni, con passi avanti e indietro continui; la commistione riguarda anche la tipologia di scrittura, che innesta sia messaggi che missive. In questo modo il testo riesce a risultare vivace, non indugiando mai troppo su particolari e situazioni, innescando invece un mondo sfaccettato per quanto collegato.

Un mondo che viene ancorato volentieri alla musica, elemento significante all’interno delle vite dei protagonisti. Ma è tutto il contesto che viene rappresentato in modo convincente e non pedante, riuscendo ammiccante di suggestioni e preciso nei contorni. Questa capacità che è spiccata nella prima parte, quella che vede i personaggi muoversi per Lubiana in gioventù, nel resto del libro non viene persa, semplicemente il testo vira in un’altra direzione, andando a scandagliare l’interiorità dei quattro.

A tal proposito, l’azzardo maggiore del libro è nella parte centrale, laddove la narrazione da concreta si fa rarefatta, la realtà va sfocando in un’allucinazione sognante per chiudere un cerchio nel non luogo dell’impossibilità che permea la speranza. Non sono pagine pienamente convincenti, ma bisogna concedere l’attenuante dell’ambizione, la suggestione dell’intenzione e la capacità di evitare un’eccessiva banalità il cui baratro viene costeggiato giocoforza. E poi, proprio tra queste pagine, si trova una delle immagini più riuscite del libro: la biblioteca dal tetto divelto in cui Denis trova pace dall’insensatezza. Al netto di qualche incertezza, il bilancio di una costruzione così delicata è positivo, anche grazie allo scarto rispetto alla parte precedente.

Il passo della vita

Quel mattino, quando i poliziotti mi hanno condotto da Lubiana verso il confine, mi era parso che tutti voi, che eravate rimasti, guardavate dall’altra parte. Se quando se ne sono andati mio padre e mia madre i vicini osservavano di nascosto da dietro le tende, avendo anche forse la coscienza sporca, quella volta mi è sembrato come se nessuno, davvero nessuno in tutta la città, si fosse accorto che me ne stavo andando. […] Mentre per l’ultima volta camminavo su quelle vie potevo vedere come era la città senza di me. Non era la stessa città, non era la città a cui avrei voluto fare ritorno.

Poi ci sono i contenuti, gli argomenti della narrazione che hanno intensità. A fronte di quattro personaggi non molto originali e con qualche tratto stereotipato, il racconto riesce ad avere quel passo della vita, nel mondo esterno ed interiore, che dona una vivida rappresentazione e fornisce spunti di riflessione. Soprattutto l’autore riesce a ballare tra personale e generale, vita quotidiana e grandi eventi, in un modo da cui scaturisce una solida continuità, donando concretezza anche all’andamento che ad un certo punto gioca con l’immaginario.

Gli ideali vengono estirpati a favore della quotidianità segnante. Denis viene prelevato a forza dalla propria vita nell’indifferenza di coloro che possono perpetrare la normalità, come Peter e Goran, che a sua volta si rivela terrificante nel suo lento appassire delle anime. L’interruzione nella vita dei protagonisti, sia della guerra che dell’episodio che allontana Mary, è una frattura delle possibilità, una sospensione mai ripresa, vissuta diversamente dai quattro, con conseguenze di portata non paragonabile, ma per tutti è un non ritorno che non trova il suo senso compiuto.

Guerra, amore, gioventù, disillusioni, regole, scontri sociali, occasioni perse, musica e letteratura sono solo alcuni dei temi che trovano spazio. Una ricchezza che non porta a saturazione, ma ampia gli orizzonti delle pagine, componendo un romanzo non perfetto ma intenso per tematiche e coraggioso per stile, meriti che si fanno apprezzare in un esordio. Con l’aggiunta di una penna che in alcune circostanze sa essere molto efficace e disegnare immagini e profili vividi e inaspettati.

Dino Bauk- I sognatori di Lubiana – Bottega Errante Edizioni
Traduzione: Michele Obit

Voto - 80%

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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