Breve storia della psicologia di Nicky Hayes ci permette di confrontare le diverse correnti psicologiche con il mondo moderno e con le sfide ambiziose che la tecnologia ci propone.
Breve storia della psicologia di Nicky Hayes
Perché la psicologia, tra le scienze sociali, è la più affascinante e la più amata? Nicky Hayes parte dalla considerazione della psicologia come fenomeno sociale, prima che scientifico, per rispondere alla domanda sul perché siamo così interessati a questa branca del sapere. Per farlo la psicologa inglese ripercorre la storia della psicologia dalle origini, ovvero dal mondo greco fino ai nostri giorni. Una ricostruzione storica abbastanza usuale per i manuali di psicologia, ma è il valore che dà alle diverse scuole e correnti a fornire una nuova interpretazione della materia.
Il percorso storico infatti, parte dall’antica Grecia, dove troviamo primo fra tutti il medico Galeno, che con la sua interpretazione “degli umori“ ha fondato per primo una scuola psicologica che si occupava del rapporto tra corpo e intelletto. Qui sta per esempio una delle novità dell’interpretazione di Hayes, infatti non troviamo subito un approccio intellettuale alla psicologia, bensì uno studio che parte dal corpo e dalla sua formazione per arrivare allo studio di casi psicologici.
Appare evidente l’appartenenza alla scuola anglosassone della psicologia moderna di Hayes che, in diversi punti della sua opera, valorizza l’approccio empirico su quello spirituale. Nella parte centrale del libro troviamo infatti sia esempi poco frequenti per i manuali classici, sia scuole meno considerate dall’università italiana.
Ad esempio, il capitolo tre è dedicato a Phineas Gage, un operaio americano che diventò celebre per il suo incidente che lo portò a convivere con un ferro trafitto nella testa. Il caso fu molto discusso, e fa ancora oggi discutere, per il rapporto misterioso che vi è tra i tessuti cerebrali concreti e le operazioni intellettuali da essi prodotti.
Chiaramente quest’esempio del 1848, proposto non a caso da Hayes, apre il dibattito su tutto ciò che sarà la psicologia degli anni 2000, dove le nuove tecnologie, come la mappatura del cervello, entreranno a pieno diritto tra i passaggi epocali della storia della psicologia.
Ad ulteriore conferma di questa interpretazione del manuale di Hayes, potremmo citare l’ampio dibattito dedicato ai modelli informatici della conoscenza o anche il lavoro delle neuropsicologhe Elenoir Maguire e Katherine Woollett che, con il loro lavoro, hanno raccontato la riabilitazione delle funzioni cerebrali attraverso l’esercizio sull’elasticità cerebrale attraverso il paradigmatico esempio dei tassisti londinesi.
Non mancano ovviamente la ricostruzione delle grandi scuole psicanalitiche del centro Europa, ma appare molto più interessante questo approfondimento delle neuroscienze in rapporto allo studio della psicologia.
Da ultimo, ampio spazio dedicato al tema della decostruzione e della decolonizzazione, nuovi campi di ricerca attualissimi che reinterpretano le categorie della psicologia occidentale attraverso la comprensione di nuovi generi e tipi, allargando profondamente il campo di ricerca.
Affrontando il tema della decolonizzazione ad esempio, ci troviamo di fronte ad una vera rifondazione della psicologia per come la conoscevamo, riguarda una platea allargata e rinnovata sia nella provenienza culturale che nelle inclinazioni sessuali o sociali.
Il libro di Hayes ci permette quindi di confrontare le diverse correnti psicologiche con il mondo moderno e con le sfide ambiziose che la tecnologia ci propone.
Nicky Hayes – Breve storia della psicologia – Salani