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Novità musica 2021 – Tre dischi italiani da cui ripartire

Contenta tu – Marco Castello

Primo album per un personaggio sicuramente sui generis, ovvero Marco Castello polistrumentista siciliano laureatosi in tromba. Musicista completo eppure personaggio sui generis appunto, capace di scrivere (bene) canzoni pop ma anche di giocare con la performance e l’improvvisazione. Dopo due anni di attesa arriva Contenta tu, un album originale e spensierato, giocoso e brillante, ma soprattutto suonato molto molto bene. 

Le tredici tracce dichiarino alcune fonti di ispirazione abbastanza nette, però guardando bene si possono trovare molti colori diversi dentro le composizioni di Marco Castello. Se certamente un certo pop leggero arriva dal mai abbastanza citato Battisti, il gusto per un sound leggero e raffinato sembra arrivare più dalla ricerca dei primi album di Pino Daniele e un certo gusto alla Alan Sorrenti. Anche nell’uso della voce Marco Castello si staglia per la qualità delle armonia e del timbro: in breve siamo di fronte ad un musicista davvero interessante e padrone delle proprie scelte. Ma di sicuro colpiscono ancora di più le composizioni di questo Contenta tu, 10 brani tutti ben immaginati e ben prodotti. Tra le tracce spicca Torpi, pezzo davvero delicato e sognante, il testo è una piccola chicca, splendido l’hammond nel ritornello. Contenta tu è un album decisamente da gustarsi mentre la bella stagione prende il sopravvento sul grigiore dei mesi invernali.

Tante care cose – Fulminacci

Che il ragazzo avesse talento ce ne eravamo accorti tutti molto presto, ma diciamo che le conferme danno un certo senso di piacere, confortano ecco. E così ci ascoltiamo il bel lavoro di Fulminacci Tante care cose, album che arriva dopo due anni di silenzio discografico da La vita veramente, tempo che è servito sicuramente al ventitreenne per maturare e affinare la bella vena poetica e creativa. Se sicuramente il pezzo presentato a Sanremo ha ritagliato un ruolo da cantautore quasi classico per l’artista romano, ascoltando l’album  si scoprono tante facce diverse e ricche della sua capacità creativa. Per esempio il pezzo d’apertura dell’album  Meglio così  o Miss Africa che arriva come terza track sono pezzi che contaminano R’n’B, jazz, rap e tanta cultura di strada, dalle jam agli standard eseguire nei locali blues. 

Di sicuro l’influenza del rap o in generale dello speaking word si sentono piacevolmente inserite in una scrittura che guarda ai grandi maestri italiani ed esteri. Tanto Dalla ma anche Beatles, ma anche tanta innovazione. Forte la banda per esempio è un brano che trasuda realtà, gioca con lo sporco dei locali e con la bellezza di saper creare un bel sound con la propria band.

Album davvero godibile Tante care cose ha tanti pregi, con tante idee, forse l’unica critica che si può fare ad un album simile é proprio quello di non essere confortante. Non arriva mai il momento in cui si pensa di aver capito il disco ascoltando Tante cose, ma forse questo é un buon segno in momento di così scarsa creatività. 

E vissero feriti e contenti – Ghemon 

Dopo una bella performance a Sanremo Ghemon lancia un album elegante e un po’ fuori moda. Ascoltando infatti E vissero feriti e contenti si ha la sensazione di essere di fronte ad album fortemente influenzato dal sound che negli anni novanta contaminava jazz e r’n’b, con riferimenti sia alle esperienze italiane che estere. Merito di una bella scrittura, ma soprattutto di una sempre calda e avvolgente voce che sa giocare con tanti colori, con tante emozioni, regalando una bella sensazione di gioco. I brani di questo nuovo lavoro di Ghemon aprono ad un mondo fatto di stanze larghe che sanno di legno in cui ci allena cantando a voce nuda, provare per credere ad ascoltare Tanto per non cambiare, Nel mio elemento, Infinito, oltre a Momento perfetto presentata a Sanremo. Unica piccolo neo in album ben strutturato e ben cantato sono alcune liriche che avrebbero potuto essere ancora più curate, ma Ghemon è un’artista in evoluzione (come ha dimostrato negli anni) sicuramente anche da quel punto di vista in crescita.

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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