caparezza, recensione di Exuvia

Exuvia – il nuovo disco di Caparezza

Uscito da pochi giorni, Exuvia, il nuovo album di Caparezza, fa già partire la discussione se sia meglio o peggio del precedente. Oppure se il secondo disco è più difficile dell’ottavo come per altro dice anche l’autore stesso nella prima traccia del disco. 

 
Presentato come l’album di un rapper di cinquant’anni che parla ai cinquantenni, di un uomo che si interroga sulla maturità, di ex ragazzino che ha vissuto diverse fasi, Exuvia di certo colpisce sin dal primo ascolto per la diversità rispetto a qualunque altro lavoro presentato precedentemente dal rapper di Molfetta.
 
Ricordiamo che l’ultimo album di Caparezza che abbiamo ascoltato era Prisoner 709 uscito nel 2017, un disco complesso e dai contenuti abbastanza distanti dai precedenti, infatti in quel caso si parlava di malattia e di scelte di vita. Tutta una vita da musicista rivista dopo aver superato la maledizione dell’acufene, malattia sottovalutata solo da chi non ha avuto la sfortuna di viverla anche solo per un breve periodo. 
In Exuvia permane la traccia della malattia, ma qualcosa sembra essere cambiato in Caparezza: di certo dell’uomo, di sicuro nell’artista. 
Del resto già la scelta del singolo chiarisce la faccenda per sempre. La scelta racconta di un’artista che ha abbandonato la strada della saturazione comunicativa per orientarsi verso una mite posizione fortunata di osservazione sul mondo. “E sono contento della scelta che ho fatto…non serve nient’altro che fare una scelta” canta Caparezza, concetto ripetute in più punti del disco e chiarito attraverso varie declinazioni. 
L’obiettivo di Exuvia non è arrivare alla Hits ne stravolgere le classifiche, più o meno dichiaratamente il tentativo è il racconto della propria persona, della propria evoluzione. Per questo nel nuovo lavoro di Caparezza c’è anche tanta autocitazione, non per far auto elogio ma per fare i conti con il proprio percorso. Così troviamo in Canthology una sorta di carrellata di tutti i personaggi scritti e immaginati dal rapper negli anni, un pezzo che colpisce per potenza e cupezza. Tutto amplificato se possibile dal cantato epico di Matthew Marcantonio. 
Anche Fugadà racconta il rapporto con i dischi vecchi e anche la fuga dalle immagini lanciate, una sorta di ritrovamento della propria identità attraverso la fuga, la negazione.
Appare evidente che la cifra stilistica di Exuvia sia la cupezza e la complessità, oltre ad un certa introspezione che però fugge dai punti più oscuri dichiarandoli “vita privata”.
Si fatica a capire l’ispirazione di questo disco, ma probabilmente anche questo dichiara la cifra stilistica di un artista che è stato capace di sfasciare l’opinione pubblica italiana ma che è sempre rimasto defilato rispetto al mondo dei media.
Appaiono invece molto credibili e potenti i pezzi che si confrontano con il mondo esterno, con la realtà che viviamo intorno a noi. Per questo brillano tra i vari pezzi El Sendero, Contronatura e Il mondo dopo Lewis Carroll, ovvero quando troviamo il Caparezza più cattivo, più pungente, ma forse anche più comprensibile.
El Sendero in particolare, aiutato da una bellissima linea vocale cantata da Mishel Domenssain risulta un pezzo entusiasmante. Tra la pigrizia dell’autore e la vita complicata di chi invece deve gudagnarsi una vita, il risultato è una canzone che emoziona e coinvolge grazie non solo al ritornello, ma anche a un arrangiamento in perfetto equilibrio tra introspezione ed emozione.
Anche Contronatura salta all’orecchio per la bella intuizione di creare una giungla dei luoghi comuni dei “fissazionisti” con un sound assolutamente entusiasmante.  
Exuvia, insomma, è un disco complesso, che si fatica a comprendere in un paio di ascolti e naturalmente questo è parte del fascino di un album che forse non scalerà le classifiche ma entrerà nei cuori di chi saprà accogliere la provocazione di Mister Caparezza.

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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