diario di una maratona - allenare la pazienza

Milano city Marathon 2021 #8.2 – Allenare la pazienza

Dopo lo sfogo totalmente infondato del mio atleta pubblicato la scorsa settimana, mi sono ritrovato davanti a un bivio esistenziale. Lo ignoro e dedico questa puntata a raccontare qualcosa di costruttivo, oppure gli rispondo? Facciamo che gli rispondo.

Basta, dopo l’ennesima provocazione ho deciso di svelare quante e quali meschinità io devo subire ogni giorno dal mio atleta, curiosa mescolanza tra la pedanteria coriacea di un mulo da soma e l’intelligenza sportiva di un Mario Balotelli.

Innanzitutto, sciolgo subito la questione dell’accordo sottobanco per farlo correre più piano. Io, non ho mai stretto accordi con suo cognato, non perché quest’uomo mi stia antipatico, ma solo per una ragione chiara. Io odio perdere, per cui non potrei mai giocarmi la possibilità di vedere Agafan primeggiare in famiglia, neanche se il cognato arrivasse a promettermi soldi o vergini compiacenti. 

Detto questo, è giusto che sappiate che razza di psicolabile ho come atleta. Da quando questa missione è iniziata -vale a dire il 31 agosto, data del primo allenamento per la maratona- ho dovuto subire pressioni psicologiche di ogni tipo, rese ancora più assurde dal fatto che i risultati ottenuti da Agafan in questi mesi hanno del miracoloso.

Stiamo parlando di un uomo che prima di conoscermi il massimo del suo movimento consentito era rotolare dal divano al frigo e dal frigo al cesso. 

Oggi, dopo qualche mese di mie cure lo possiamo definire un uomo proprietario di un corpo funzionale e in continua crescita. Ma andiamo con ordine, ecco tutte le accuse mossemi in questo periodo con relative risposte. Risposte che peraltro io gli ripeto come un disco rotto ogni giorno, al telefono, per messaggio vocale, per whatsapp. 

“I lenti non servono a nulla, li hai messi nella scheda solo per umiliarmi”

Non è vero, capra ambulante. I lenti sono la base di ogni allenamento di endurance e tu, lo puoi vedere dal tuo stracazzo di Garmin, da agosto a oggi sei in netto miglioramento su ogni parametro

“Mi fai allenare basandomi sul cuore, mi tratti da handicappato”

Non è vero, maledetto mulo calabro, ho iniziato a farti allenare basandoci sul battito cardiaco per due motivi: il primo è che sei talmente fuoriforma che qualsiasi altro allenamento ti sarebbe stato fatale, il secondo perché prima di poter forzare imponendoti un passo, ho avuto bisogno di capire come avresti reagito”

“Mio cognato va più veloce”

E grazie al cazzo, caro il mio rompicoglioni, lui da quando ha iniziato a correre, e cioè nel 2017, non ha mai smesso. Partecipa alle mezze maratone e sembra parecchio lanciato. Tu dopo la Stramilano ti sei adagiato sul divano e non ti sei più alzato. Non si tratta di rimetterti in forma, si tratta di ricostruirti da zero

“Tu stai andando a tentoni, io voglio sapere a quanto posso andare”

Per forza, irritante d’un Agafan, sono mesi che ti chiedo di usare la fascia cardiaca per poter calcolare la tua soglia anaerobica, ma tu, pur possedendone una, non la vuoi utilizzare perché affermi che indossare un reggipetto non è da uomini. Quindi, ora, mi sto basando sul tuo ritmo cardiaco a velocità preimpostate. Credimi, sto facendo miracoli

“Mi hai fatto spendere 10 euro per un’applicazione che non funziona”

Non è vero che non funziona, cristo santo, sei tu che non la usi correttamente. Se ti dico che devi misurarti il battito cardiaco ogni giorno, cosa che puoi peraltro fare nella tua condizione più congeniale, cioè da sdraiato, lo devi fare. Non puoi dimenticartene un giorno sì e l’altro pure, sennò è ovvio che l’app non calcola i dati che ci servono

“Le ripetute sono troppo difficili”

Hai stracciato così tanto l’anima per volerti allenare sul passo, e ora ti lamenti?

“Ho ancora la pancia, il tuo allenamento non funziona”

Dati alla mano hai perso 10 kg in due mesi, davvero hai qualcosa da recriminare? I tuoi pantaloni ti stanno talmente larghi che quando ti guardo mi sembra di vedere Lele Mora vestito della sua tunica

“Mi hai promesso che chiuderò la maratona a in 4 ore, ma io ho deciso che voglio chiuderla in 3”

E io vorrei tanto il cazzo di Rocco Siffredi

Photo by Morgan Harper Nichols on Unsplash

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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