Vorrh. La trilogia completa di Brian Catling è una trilogia eccessiva, una prova esondante che trascina i margini tracimati all’interno del suo vortice. Forse è troppo, qualcosa poteva essere risparmiato, i personaggi sfoltiti: ma se così fosse stato, non avremmo questo folle racconto che nella sua pretenziosità trova slancio.
Vorrh. La trilogia completa di Brian Catling
Faccio una cosa che non mi fa impazzire, ma, avendo letto la trilogia nel tempo e quindi non riuscendo ad averne una visione fresca, non sono in grado di produrre un discorso unitario. D’altro canto, per quanto non interessi a nessuno, non voglio nemmeno lasciare perdere la segnalazione di questa uscita editoriale davvero mirabile. Quindi ho deciso di riportare quanto scritto su Instagram all’epoca della lettura del primo, Vorrh, e del secondo, Gli ancestrali, volume, con qualche considerazione sul terzo, I divisi, e più generale.
Vorrh
Non so quanto sia mirabile o confusionario questo libro, quanto sia lo stupore per questo intreccio a spirale e quanto io rimanga perplesso di fronte a tanta pretenziosità. Ma proprio queste incertezze hanno reso la lettura intrigante, questo viaggio scriteriato coinvolgente, anche se in unaltro modo rispetto a tutto il resto. Questo multistrato letterario che si protende all’iperbolico, che tende la fantasia oltre confini precisi, tra personaggi realmente esistiti ma trasfigurati e personaggi immaginari dai risvolti tragicomici.
Non ho un’esperienza degna di nota nei fantasy, quindi non so se questo libro lo sia. Di certo, a fronte di mirabolanti invenzioni non si ritrovano frenetiche avventure, l’eccesso è riversato nelle situazioni, nell’imbastire il chi e il dove, per poi smarrirsi nella pochezza delle azioni, trascinando i personaggi nel vortice dell’immaginario più che nell’azione finalizzata.
Con una prosa ricca, impegnata a costruire tensione emotiva, Catling vuole portarci nel cuore del Vorrh, non della foresta che dà il nome al libro, ma nell’atmosfera cangiante e intensa capace di dialogare con ogni lettore in modo differente, adattandosi alle elucubrazioni di ognuno.
Alla fine, più che il viaggio di eroi e personaggi da un punto di partenza ad un obiettivo, fermo restando che i personaggi compiono un percorso personale, sembra un girare su sé stessi in cui ad ogni fine del giro la prospettiva cambia. La foresta Vorrh mangia ricordi e deforma il tempo, sostanzialmente agisce sull’essenza dell’essere umano, il libro Vorrh trascina il lettore in un gioco che lo coinvolge e il cui esito non può e non deve essere prestabilito.

Gli ancestrali
Secondo capitolo di questa trilogia allucinata, Catling continua a stupirci ma, in questo caso, riesce anche a farci sentire a casa. Magari non è la casa che avremmo allestito noi, tutta sbilenca e insensata com’è, ma comunque i personaggi che ritornano danno qualche punto di riferimento in un racconto così tentacolare. Tra l’altro, i personaggi ripresi risultano vivi, perché si sviluppano in modo credibile in un mondo basato più che altro sull’incredibile.
Questo secondo libro è incentrato sugli ancestrali, creature solo evocate nel primo libro, ma che già allora avevano colpito l’immaginazione. Catling porta pienamente sulla scena, pur lasciando intatto l’alone di mistero, creature davvero indimenticabili, con sfaccettature diverse, innervate di un misto di spinta primordiale e contaminazione umana.
Usciamo da questo capitolo con una sensazione di imminenza, un’attesa attonita verso qualcosa che deve accadere, che sta per compiersi al di sotto delle inezie sviluppate dagli esseri umani. Una tensione costante al disvelamento incompiuto che contribuisce alla costruzione di un mondo conturbante, in perenne lento movimento carsico che punta costantemente al Vorrh, entità incombente e magnetica.
L’autore gioca ancora con figure storiche, innesca trovate di una fantasia contorta, non risparmia violenza e ironia. In tutto questo, porta avanti una storia immaginifica, tira le fila con una naturalezza inaspettata date le molte linee narrative. Mantenendo sempre attive le molte tematiche e metafore che avevano innervato anche il primo capitolo, non allontanando mai il lettore dalla consapevolezza che la posta in palio siamo noi.
I divisi
L’ultimo capitolo non sbugiarda quanto osservato in precedenza, vengono tirate le fila di tutte le storie, senza che ci sia una vera e propria conclusione, lasciando che il mondo immaginario si vada a perdere nelle ineffabili pieghe delle potenzialità scaturite dal racconto. I personaggi continuano la loro peregrinazione, sonnambula e spietata, fino a convergere senza unirsi.
Il Vorrh diventa sempre più centrale, l’essere umano e le sue storture pure. Alla fin fine la foresta protagonista è il reagente alla protervia umana, è l’origine abbandonata che vuole riprendersi quanto le è stato tolto, è la possibilità mancata che torna per vendicarsi, è il desolante specchio deformato della deriva intrapresa. L’essere umano si è eretto su un trono che si è costruito da sé, ha innalzato un piedistallo di cartapesta che non lo ha elevato sul resto del creato, ma gli ha fatto perdere la prospettiva.
In questo terzo volume, ancora di più, Catling ha mostrato un’incredibile capacità di scrittura tanto riassuntiva quanto profonda. Per tirare le fila deve necessariamente dedicare poco spazio a tutte le linee di racconto lasciate aperte, eppure, davvero non so dire come, riesce a essere incisivo sempre, con una prosa che scava in profondità nei personaggi e mai trasandata, anzi tutt’altro, sempre precisa ed evocativa. Al contrario della materia narrativa, la prosa di Catling punta su una semplicità efficace, in grado di risultare ricca senza strabordare.
Si tratta di una trilogia eccessiva, di una prova esondante che trascina i margini tracimati all’interno del suo vortice. Forse è troppo, qualcosa poteva essere risparmiato, i personaggi sfoltiti: ma se così fosse stato, non avremmo questo folle racconto che nella sua pretenziosità trova slancio. Siamo di fronte ad una creazione che non chiede il permesso di coinvolgere, lo fa senza risparmiarsi mai e senza risparmiare nulla al lettore. Ciò che ha da dire è forte e quel che non dice lo lascia in dote al lettore. Un’opera geniale? Secondo me sì e non certo per la mancanza di difetti, dei difetti se ne frega e li assorbe nella sua strafottente grandiosità.
Menziono infine la bellezza dell’oggetto libro proposto da Safarà: un formato che si fa apprezzare e ammirare, con le illustrazioni di Toccafondo, d’impatto e non didascaliche, che ne diventano parte imprescindibile.
Brian Catling – Vorrh. La trilogia completa – Safarà
Traduzione: Massimo Gardella
Illustrazioni: Gianluigi Toccafondo