I-felici---Kristine-Bilkau

I felici – Kristine Bilkau

I felici di Kristine Bilkau disegna una generazione insoddisfatta che guarda alle precedenti con stupore e meraviglia, sentendosi sbagliata. Quella de I felici è la deriva di un sogno che sembrava proprio a portata di mano.

I felici di Kristine Bilkau

Kristine Bilkau è una giovane autrice nata ad Amburgo nel 1974 e, insieme a pugno di nuove scrittrici tedesche tra cui Claudia Rusch (qui la recensione de La stasi dietro il lavello), sta inondando per temi e lingua la letteratura tedesca. Abituati ad un romanzo colto, filosofico, spesso ricco di meditazioni spirituali, la nuova generazione di scrittrici tedesche sta portando in scena un’ansia per il futuro, per il passato, una quotidianità fuori dalle grandi riflessioni ma dentro il vissuto di una generazione figlia un po’ del caso, della precarietà.

Nel caso dell’ultimo romanzo di Kristine Bilkau, tutta la traccia del discorso è molto chiara, la si ritrova strisciante ma prepotente tra le pagine del libro. Per intercettarla bisogna farsi guidare anche dai particolari, dalle sfumature. Per esempio il titolo: I felici.

Isabell e Georg sono una coppia felice, trasmettono serenità da ogni più piccola descrizione. Del resto non potrebbe essere diversamente: lei suona il violoncello in un’orchestra e lui è un giornalista.  Le loro vite proseguono con serenità e piacere, apparentemente senza intoppi. Il loro amore forte e appassionato, non sembra conoscere elementi di frizione.

Infatti nella loro vita entra anche una felice gravidanza che dona alla coppia Matti, un bambino di cui entrambe i genitori sono profondamente innamorati. Ma è proprio con la nascita di Matti che qualcosa nel mondo interiore di Isabella (dapprima) e in Georg inizia a sfaldarsi.

I felici

Una generazione insoddisfatta

Per Isabella inizia un periodo di apprensione legato alla capacità di poter suonare meglio, o comunque di poterlo continuare a fare con successo. Guarda con invidia il collega più rilassato che addirittura si permette di usare il telefonino durante le prove. Isabel si scopre ansiosa per il proprio futuro e per quello del piccolo Matti. Si meraviglia a scoprire la storia di Leah H., una donna del Minnesota che a seguito di una meningite aveva subito un’occlusione all’Amigdala, ovvero il ricettore delle paura. Scoprire come questa piccola noce nel nostro cervello inibisca o meno la paura le fa immaginare come potrebbe essere diversa senza l’ansia di insuccesso che la pervade costantemente. “Con un nocciolo di mandorla danneggiata” si dice Isabel “suonerei probabilmente dei brillanti assoli”.

Non è da meno Georg che annusa la fine del proprio lavoro in redazione, si immagina il proprio licenziamento e nel frattempo cerca di sognare una exit strategy per sé, Isabel e Matti. La via di fuga viene individuata in una casa in campagna, al mare, forse in collina. Le mete sono tante: ruderi in Germania, sud Italia e Toscana, campagna svedese. Tutte mete però che si spengono con la chiusura dei motori di ricerca e il confronto con i loro stipendi.

Georg struttura il problema però e lo rende il problema di una generazione che vede in caduta libera il proprio potere d’acquisto. “Quando persone come lui perdono se non altro il potere di acquisto, non potranno più salire su un aereo, dovranno cancellare viaggi in Thailandia […] e anche le vacanze sugli sci” si chiede Georg sempre con più ansia.

Tutto volge verso una paura che si trasforma per assurdo in chiusura invece che in condivisione e che permea tutta la loro vita di domande, calcoli, paure, solitudine ma anche di voglia di farcela e di capovolgere il proprio mondo.

Quella disegnata da Kristine Bilkau è una generazione insoddisfatta che guarda alle precedenti con stupore e meraviglia, sentendosi sbagliata. Quella de I felici è la deriva di un sogno che sembrava proprio a portata di mano: “Un padre, una madre, un figlio, in una casa vicino al bosco, si negano insieme al mondo. Una favola.”

Kristine Bilkau – I feliciKeller
Traduzione: Fabrizio Cambi

Voto - 70%

70%

User Rating: Be the first one !

Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.