Milano city Marathon 2021 #11.2 - Cambio di programma

Milano city Marathon 2021 #11.2 – Cambio di programma

Milano City Marathon 2021 – La pandemia in atto ci obbiga a navigare a vista. Si correrà, non si correrà, nessuno lo sa. Noi, in ogni caso, continuiamo con il nostro progetto fatto di km e bestemmie, riuscendo persino a vedere il lato positivo della cosa. Ad esempio, Agafan non è così suonato come vuole far credere

Partiamo da una piccola premessa. Il sito di Milano City Marathon è fermo alla comunicazione della cancellazione della gara di aprile 2020 con allegata la data per il 2021. Vale a dire l’11 aprile, giorno che ci sta procurando incubi da quando abbiamo deciso di partecipare a questa benedetta maratona. Il sito della federazione, invece, dice che la maratona di Milano è stata spostata al 16 maggio, data probabilmente più verosimile, anche se non confermata dagli stessi organizzatori. A cosa credere? La mia risposta è una sola: salcazzo.

Detto questo, vuoi perché vista la situazione lo spostamente di un mese mi sembra realistico, vuoi perché nella mia testa sto facendo di tutto per allontanare il giorno della gara, ho deciso di modificare tutta la preparazione in funzione del 16 maggio. All’atto pratico non è stato difficile, ho semplicemente traslato di un mese il blocco relativo all’ultima fase di preparazione (quella specifica per la maratona, non ancora iniziata) e ho tappato i buchi con del lavoro di qualità, ripetute, progressivi, insomma tutte quelle robette tecniche che tanto fanno bene a podisti in erba come Agafan.

E a proposito, la cosa più complicata di questo cambio di programma, ammetto, è stato il pensare di comunicarlo ad Agafan stesso, uomo capace di reazioni completamente scollate dalla logica comune e, soprattutto, non in grado –il suo ultimo post lo conferma– di gestire un cambiamento senza passare prima attraverso episodi di eccitazione maniacale alternati a fenomeni acuti di psicosi depressive. 

Già mi immaginavo la sua reazione nel comunicargli il traslamento della data della gara, e già prevedevo idee bislacche come presentarsi comunque in piazza Duomo l’11 aprile e correre in tondo per 42 km, oppure abbandonare il progetto adducendo boicottamenti sociopolitici e rilanciare su una ultratrail nel 2022. A  un certo punto mi è sembrato persino verosimile l’ipotesi che per protesta decidesse di farsi saltare per aria in Porta Venezia.

E invece, il caro Agafan, incredibilmente sobrio e pacato, ha preso la notizia con raziocinio e ha deciso di variare i suoi allenamenti senza battere ciglio e focalizzarsi per la gara del 16 maggio. 

Magia? Forse. Cure finalmente azzeccate? Può darsi. Ma io propendo per un’ipotesi più inverosimile (dato il personaggio) eppure suffragata da prove incontrovertibili. 

Agafan è caduto vittima della competizione. Non tanto quella con se stesso o quella con me, il suo coach, in una sorta di versione sportiva del freudiano complesso d’Edipo, ma con suo cognato, il suo compagno di allenamento.

Quest’uomo, probabilmente, avendo rapporti intimi con la sorella scatena in lui una sorta di gelosia mai dichiarata (e lo comprendo, se dovessi mai allenarmi con il fidanzato della mia di sorella, quasi certamente lo accopperei alla prima uscita), ed è riuscito a incanalare la forza di Agafan in un obiettivo concreto e autoalimentante.

Già da qualche settimana mi sono accorto che il mio atleta sta subendo un cambiamento, vuole spingere sull’acceleratore, fa continui confronti con il suo compare d’allenamento, butta il cuore oltre l’ostacolo quando c’è da stargli dietro a un passo superiore. Tutte cose lontanissime dall’Agafan che conosco, ma che ormai sembrano dominarlo come fosse posseduto da un demone infernale. Va da sé che il ritardo di un mese, in questa logica è quasi una benedizione, perché consentirà ad Agafan di essere ancora più preparato quando dovrà mtaforicamente, fare fuori suo cognato. Ripeto, non so che razza di legame affettivo ci sia con quest’uomo, ma il fatto che si allenino assieme è un bene, perché sta facendo germogliare in Agafan una garra tale, che se solo un quarto di questa forza albergasse in Bernardeschi, la Juve avrebbe non solo il centrocampista perfetto, ma anche uno stallone da utilizzare nei tempi morti per la riproduzione in serie di piccoli fenomeni del futuro.


Photo by Tim Gouw on Unsplash

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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