Locali a Milano – Navigli – BackDoor43, esperienza da provare

Un locale tanto piccolo quanto geniale. Quattro metri quadrati di qualità da godere in pochi per volta e su prenotazione. Ecco come è fatto il BackDoor43, Navigli, Milano

“.. Se l’assassino ha voluto farci credere di essere uscito dal finestrino, ha dovuto naturalmente far apparire impossibile l’uscire dalla due porte. Ma questo é un trucco”. Da L’assassinio sull’Orient Express

Perché citarvi Agatha Christie in uno dei suoi più famosi libri? Ci arriveremo.

Intanto mettetevi comodi e seguitemi, perché sto per svelarvi un segreto.

Gli indizi sono semplici. Abbiamo una città effimera, come la nebbia che sa avvolgerla, che è Milano, la zona dei Navigli, una chiave per una porta di legno, una maschera carnevalesca bianca, il finestrino è un passaggio tra due mondi e i trucchi sono quelli del mestiere.

Sono stranamente buona e aggiungo dettagli.

In una fredda sera di gennaio mi sono trovata davanti a questa porta, il mio appuntamento era alle 23.30 e mentre attendevo che qualcuno aprisse ecco sbucare una mano da una feritoia a lato a porgermi una chiave.

Ho aperto.

Ne avevo sentito parlare, ma esserci è tutta un’altra storia.

Ero nel bar più piccolo al mondo, quattro e ripeto quattro soli metri quadrati di legno e whisky, che risponde al nome di #BackDoor43.

Ad accogliermi Bledy (non posso svelarvi di più, altrimenti mi toccherebbe uccidervi) con il quale ho avuto il piacere di chiacchierare per due ore che sono volate, ma sono anche il tempo massimo di permanenza permesso dal regolamento.

Ho fatto tantissime domande a questo ragazzo che sa di cosa sta parlando.

Quanto segue è il resoconto di un’esperienza inebriante.

Il #BackDoor43 nasce per caso dalle necessità del locale adicente MAG- di Flavio Angiolillo e Marco Russo – di collocarci una macchina per il ghiaccio e poter fornire dei drink d’asporto, ma dopo aver messo le bottiglie sulle mensole si è pensato “Perchè non far diventare privato questo luogo, concedendosi il lusso di riservarlo?”.

Detto Fatto.

Lo spazio è veramente in versione bonsai, ma molto alto, tutto completamente in legno caldo dove l’arredo ricorda il già citato treno Orient Express, luce soffusa e una grandissima quantità di whisky provenienti da tutto il mondo, ingrediente su cui si basano i cocktails.

Cinque per la precisione e periodicamente sostituiti.

E’ anche possibile prenderli da fuori, ma in quel caso non vedi chi ti sta servendo, in quanto mascherato o estremamente avido nel mostrarti solo le mani.

Se invece varchi la porta, beh, aspettati di tutto.

Entri qui dentro e il mondo fuori sparisce, te ne ricordi solo guardando in su verso il soffitto dove a farti viaggiare è un antico planisfero disegnato, unito alla gradazione di quello che hai nel bicchiere.

Qualcosa pensato per te, oserei dire sartoriale, perfettamente cucito addosso a chi ha la curiosità di lasciar fare a colui che ti sta davanti e tutto può: il barman.

Ebbene sì caro Bledy, mi hai raccontato che questo lavoro è iniziato per caso e si è trasformato in una missione.

La voglia di mettersi in gioco, della continua ricerca e della capacità di far affezionare un cliente non è mica così comune.

Voi che con giri di shaker incantate e salendo in pedana attirate, avete la capacità di far succedere cose che noi comuni mortali bevitori neanche immaginiamo.

Ci vuole carattere, passione e anche umiltà per fare un lavoro che ti mette a contatto con tanta gente, non perdendo la propria personalità, ma anzi condividendone il sapere e il potere della comunicazione tra un drink, chi lo fa e chi lo assaggia.

C’è chi cambia strada e cresce scoprendo cose che neanche contemplava.

Ci vuole anche la voglia di essere educato a bere bene, lasciarsi guidare nella ricerca del profumo e del gusto, per rendere questa esperienza ancora più soddisfacente.

E poi diciamocela tutta, le barriere si abbassano e i meccanismi cambiano.

Il barman può diventare il tuo miglior confessore e senza pentimento a seguire, con il valore aggiunto di portare il cliente a sperimentare qualcosa di diverso e che riesce a coccolarlo, anche per il semplice fatto di dedicarsi e dedicargli del tempo.

Una sorta di confessionale alcolico in cui rifugiarsi e lasciarsi attirare dal mood evadendo dalla città.

Questo è quello che accade, se permetti a te stesso che possa succedere.

Roba forte in una metropoli come questa che sembra che tutto scappi di mano e dove a volte ci si prende troppo dannatamente sul serio.

Qui no, qui decidi tu. Sei libero di fare ciò che vuoi. Quelle due ore sono per te.

Sono state mie. Sono stata la mia coccola.

Così come quello che ho assaggiato.

Mi affido sempre a chi sa fare da bere, un po’ per curiosità personale e poi perchè lo capisci subito se chi hai davanti ha la padronanza dei gesti.

Showman, equilibristi, prestigiatori e forse anche un po’ lap dancer, ecco come li vedo io.

Incantata sempre, incuriosita e attenta ad ogni successione di movimenti.

E poi ci metto anche che parlano e questa cosa del rapporto diretto mi piace da matti e aggiungo anche che un cocktail fatto bene è puro e sostanziale piacere.

Detto ciò immaginate di averlo solo per voi o per un massimo di quattro persone per il tempo permesso dal Back.Non avete già voglia di prenotare?

Dite pure che vi mando io.

Quella che ride sempre. E l’alcol è solo un alibi.

Per prenotare la vostra esperienza al #BackDoor43 chiamate +39 340 96 288 90

Su Clara

Sono cresciuta a libri,moda e rock'n'roll. Mangio arte fin da piccola e ho sempre saputo che mi sarei occupata dell'immagine in tutto quello che la riguarda. Dopo i canonici anni di Liceo Artistico frequento l'Istituto Marangoni e l'Accademia del Lusso e della Moda a Milano dove spazio tra creazioni, styling e scrittura di settore. Ho una passione per il vintage a cui do una seconda vita, riutilizzando accessori e complementi d'arredo la cui immagine si stravolge e ne esce completamente rinnovata, la linea si chiama Resurrection Design, un nome che è tutto un programma, ma soprattutto una filosofia sulle possibilità. Scrivo, disegno e dispenso consigli su quello che sarà cool, una sorta di guida semiseria di quello che fotografo in giro per la City con l'occhio marcato dall'eyeliner e che racconto come se fosse una storia. Rido tanto, sogno molto e macino chilometri...ma sempre con un certo stile!

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