In psicologia LO ZAHIR è un termine derivato dalla cultura araba, un pensiero ricorrente cui la mente non riesce smettere di pensare, il cosiddetto “chiodo fisso”.
Grazie Wikipedia per avermi illuminato.
Da qui parte questa storia.
Lo sapete che mi diverto a raccontarvene di ogni, più o meno ciniche, con quella giusta dose di comicità ed il giusto mix di ingredienti che mi fanno sembrare una rompipalle.
Ma mi leggete anche per questo.
Quella che vado a narrarvi è un po’ diversa, è la nascita di un tatuaggio, l’ennesimo per quanto riguarda la mia pelle, voluto senza elaborare troppo l’idea, ma concentrandomi sul significato.
Avete presente quanto qualcosa vi entra in testa e non vi lascia più?
Quando un piccolo tarlo perfora tutti i vostri pensieri e alla fine risulta essere il protagonista?
Lo Zahir è esattamente questo.
Lo cerco e lo scopro.
E decido di tatuarmelo.
In contemporanea succede una di quelle cose di cui la mia vita è piena, una coincidenza.
Non parlo di treni o viaggi organizzati.Neanche di allineamenti perfetti dei pianeti per cui gli oroscopi fanno faville, parlo di semplici parole e fatti.
Un libro letto da qualcuno che è entrato in punta di piedi nella tua vita e una parola che vuoi avere addosso per quella stessa vita, hanno lo stesso nome.Non so se chi mi ha suggerito il libro leggerà questo articolo, ma se così fosse, “Questo ringraziamento va a te”.
Sembro pazza, vi facilito il pensiero, lo so.
Non conoscevo questo libro, ma ho rimediato subito scaricandolo alle due di notte per poi finire di leggerlo tre giorni dopo.
E’ la storia di uno scrittore famoso che un giorno scopre di essere stato abbandonato dalla moglie, corrispondente di guerra, senza nessuna spiegazione e neanche una traccia da seguire.
Nonostante il successo, la relazione con un’altra donna e la presunta libertà, il pensiero di Lei inizia a non abbandonarlo più, fino a costringerlo a partire per un viaggio fisico e spirituale che lo condurrà fino in Asia, dove capirà che forse la verità può essere diversa da come sembra.
Ho spento l’e-book ed ho sorriso.
Ho acceso una sigaretta e continuando a sorridere pensavo a come raccontarvi di come salvarsi dal famoso “tarlo”.
Sapete che cosa ho capito?
Ho capito che la testa è l’arma più forte che abbiamo in dotazione.
Riesce a salvarci o sconfiggerci, a seconda del grado di bravura che abbiamo nell’utilizzarla.
Dovremmo liberarci dai pensieri che non ci fanno agire come vorremmo.
Liberarci dai vestiti che sappiamo di non mettere pìù, così come dalle idee che sono diventate vecchie e logore e necessitano di sostitute.
Prendere in mano un telefono e cercare chi manca, perché le distanze fisiche non saranno mai nulla in confronto alla voglia di esserci.
Sentirci liberi di sparire per essere cercati.
Non aver paura di raccontarsi per scoprirsi e scoprire chi abbiamo di fronte ed ascolta, che fosse per il tempo di una vita o di un caffè.
Chiedere ciò che non conosciamo, anche se potrebbe spaventare saperlo, ma così facendo ci sentiremmo meno impreparati e con elementi in più da poter giocare a nostro favore.
Lo Zahir potrebbe avere un nome di persona, di cosa o di luogo.
Potrebbero essere le parole non dette, il viaggio mai fatto, una persona incontrata per caso.
Ma che in qualche modo ha lasciato il segno.
Un po’ come l’inchiostro sul mio braccio.
E adesso veniamo a voi.
Come si chiama il vostro Zahir?
“Lo Zahir” di Paulo Coehlo, Bompiani.
Qui la versione e-books: Lo Zahir – Paulo Coelho