MotoGP 2019, GP d’Olanda – Andare ad Assen era una delle cose che almeno una volta nella vita avrei voluto fare. È stato emozionante lavorare, esserci, vivere il weekend in uno dei circuiti più storici del Motomondiale. Dove in Moto3 abbiamo avuto il dejavù Arbolino-Dalla Porta, in Moto2 Alex Marquez è stato autore di un gesto poco signorile (ma poi s’è scusato), in MotoGP Yamaha è stata protagonista, sì, ma non con Rossi
Nuove esperienze stanno caratterizzando il mio 2019 e tra queste c’è sicuramente da annoverare il mio viaggio di lavoro in Olanda, ovvero ad Assen, ovvero, signore e signori, alla “Cattedrale delle due ruote”. Il viaggio inizia nella notte tra mercoledì e giovedì, è di quelli infiniti con la sveglia all’alba, un’ora e mezza di volo, e ancora oltre due ore di macchina, ma quando ho visto spuntare le due T arancioni che danno il benvenuto in circuito, la stanchezza ha lasciato spazio solo all’adrenalina.
D’ora in poi alla parola Olanda collegherò solo due cose: patatine fritte e biciclette. Entrambe in quantità smisurata, come se non ci fosse un domani. E poi casette da favola, stradine strette a doppio senso, tutto molto curato, in ordine e pulito, tanto che a volte sembrava di essere in un film.
Il weekend è stato piuttosto impegnativo e pieno di interviste e appuntamenti, soprattutto il giovedì. Il venerdì è iniziato subito con il grande spavento di Jorge Lorenzo, che vola per terra, rotola male ed eccolo lì, infortunato. Non ci voleva proprio, per lui, per Honda. Fortunatamente è andata bene, tra quattro settimane (forse) tornerà e speriamo che questa pausa forzata gli serva a 360°. Le giornate di sabato e domenica si sono svolte regolarmente e il tracciato olandese ci ha regalato tre gare spettacolari, una MotoGP finalmente combattuta e un nuovo vincitore in questo 2019. Ma andiamo con ordine.
Moto3 – Per un attimo l’ultimo giro mi è sembrato un déjà-vu del Mugello: duello tra Arbolino e Dalla Porta, con vittoria del primo al fotofinish! Nella classe minore del Motomondiale sono successe tante cose, le carte in tavola si sono mischiate più volte nel corso della gara, ma fatemi dire grazie ai nostri due matti portacolori che ci hanno fatto vivere un ultimo giro incandescente! Grande Tony, grande Lorenzo, e che bello ascoltare in Olanda il nostro inno con “Turbolino” (come lo chiama il suo team) che da lassù se l’è goduto proprio!
Moto2 – Gara movimentata anche qui, ma avrei fatto tranquillamente a meno di vedere la frittata tra Balda e Marquez, nelle fasi finali. E soprattutto, avrei fatto a meno di vedere la prima sbagliatissima reazione dello spagnolo, dopo la caduta: quel tentativo di spostare Balda da sotto la sua moto per ripartire, quando in un momento del genere la salute dovrebbe venire prima di tutto. Sembrava impazzito, e scusarsi dopo è il minimo che si possa fare. Peccato per il podio mancato, da entrambi, e peccato anche per la caduta di Enea Bastianini che stava facendo proprio una bella gara. Ah, quanto gli piace questa Moto2, bravo! In compenso, ecco tornare sul podio Luca Marini, che ho intervistato proprio giovedì e che se l’è meritato. Ha una bella testa, questo ragazzo!
MotoGP – Come sempre mi vado a fare un giretto prima che i piloti raggiungano la griglia, per smaltire la tensione e in qualche modo concentrarmi. Poi torno a sedermi, pian piano la salivazione diminuisce e questo vuol dire solo una cosa: ci siamo!
I piloti restano da soli con le loro moto, fanno il giro di ricognizione, la griglia si ricompone, bandiera verde, si accende il semaforo e via! Rins (colui che avevo dato come vincitore) prende la testa della corsa, un incredibile Mir riesce a seguirlo, e poi Marquez, Quartararo e Vinales. Ben presto Rins cade (ma perché…) e la vittoria è un discorso tra i due spagnoli e il francese. Tutti e tre commettono errori, tutti e tre poi si ricompattano, ma sarà Vinales ad avere la meglio, a fare la differenza, a interpretare al meglio quelle storiche curve olandesi che gli riconsegneranno la vittoria che manca da tanto, troppo tempo. Assen è sua, l’ha bramata, l’ha studiata, l’ha corteggiata e, infine sì, l’ha conquistata! Festeggia tra le lacrime lo spagnolo, dopo tante difficoltà. Dietro di lui Marquez e Quartararo, con il francese che non sembra più a tutti gli effetti un debuttante. Tre pole position finora sono a suo nome, quattro prime file, due podi e soprattutto, oggi ha guidato la gara con una sicurezza, una maestria che sembrava conoscesse la moto da sempre. Straordinario. Chapeau, giovane!
Stona tanto vedere due Yamaha sul podio e quella di Valentino Rossi per terra. Stona sentirgli dire che lui fa fatica, che deve trovare qualcosa che in generale lo faccia sentire meglio alla guida. Stona e onestamente mi dispiace. Come mi dispiace aver visto faticare così tanto le Ducati. Dovi paga ora 44 punti da Marquez, ma sono 44 punti pesanti se si guarda il divario che c’è stato tra le due diverse prestazioni. Il campionato è già chiuso? Presto per dirlo, ma Ducati, ora, non può più restare a guardare.