Citazioni da Il testamento dei fiumi di Jesús Moncada

Proponiamo alcune citazioni da Il testamento dei fiumi (leggi la nostra recensione) di Jesús Moncada (leggi altre recensioni)

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I primi bagliori rossastri dell’alba scalarono il muro che costeggiava l’Ebro partendo dai leuti ormeggiati ai moli silenziosi, e si aggrapparono lentamente all’intonaco ruvido delle case abbarbicate al versante della montagna dominato dal castello. La luce del giorno faceva sempre fatica a penetrare nell’intrico di vie e vicoli.

E sebbene nulla sarebbe cambiato in caso contrario, poiché ormai il destino era irreversibile, anni dopo – quando l’incubo sinistro era un ricordo polveroso, un grumo di cenere – alcuni abitanti iniziarono a tessere testimonianze apocrife per far bella figura dinnanzi alla storia.

A volte, soprattutto d’inverno e nelle giornate di nebbia – precisava Veronica -, quando calava il buio, la Ràpid attraccava ai moli del paese e il comandante defunto, si dice per scrostarsi di dosso il gelo della morte, faceva il giro di bar e osterie, dove inghiottiva le bevande servite al banco e ai tavolini di marmo. I paesano notavano i bicchieri sollevarsi e svuotarsi da soli, come se l’alcol evaporasse all’improvviso. Tutto ciò, per lo meno, succedeva di continuo a Robert de Tàpies, perciò la sete insaziabile dello spettro lo obbligava a chiedere un bicchiere di rum dietro l’altro, per compensare quello che gli beveva Ibars.

Le entrate del parroco non andavano mai al di là delle striminzite offerte e donazioni dei pochi frequentatori abituali delle funzioni e di qualcun’altra piuttosto eterodossa, tra cui andava inclusa quella fornita da quel diavolo di Arquimedes Quintana, Ogni anno, il parroco si faceva gli stessi scrupoli, e ogni anno se ne sbarazzava facendo la stessa riflessione, mentre intascava i soldi del marinaio: chi era lui, povero ministro di Dio, per rifiutare un’elemosina, seppur proveniente da un repubblicano miscredente in cambio di una messa, che non celebrava mai, a suffragio dell’anima dell’arabo cui il comandante aveva fatto la pelle nella battaglia di Tétouan?

Forse, almeno così aveva ribadito Honorat del Rom in una delle sue ultime chiaccherate al Cafè del Moll, il paese non era morto nello stesso giorno per tutti gli abitanti. Ciascuno di loro lo sentì morire in un momento diverso durante gli anni della rovina e forse fu l’addio di Julia a contrassegnare questo punto per il vecchio Nelson.

«Non puoi chiedere a tutti di essere eroi, soprattutto a chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Gli altri non hanno fretta: adesso chiudono le miniere, poi finiranno i cantieri e il lavoro… È quello che aspettano: che, disgustati, finiamo per rinunciare a tutto per un niente»

Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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