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WTA Miami 2016 – Pagelle à la carte

02/04

Victoria Azarenka vs Svetlana Kuznetsova 6-3 / 6-2
Mattanza per mano della bielorussa che non lascia giocare l’avversaria

Victoria Azarenka 8
Chi si è preso la briga di leggere le pagelle precedenti sa bene quanto mi costi. Però oggi Azarenka la vuole davvero vincere, guarda dall’altra parte della rete ed grida “non ti mettere mai tra una isterica egocentrica e il suo trofeo”. Fa tutto lei: tira come una dannata soffocando la malcapitata, corre senza lasciare una palla che sia una, si incarta sui propri servizi e regala game, se li riprende con la prepotenza dei bulli. Vorace come un sedicenne a tavola, umorale come una diciasettenne in camera sua, ma soprattutto ferocemente implacabile nei momenti decisivi. Insomma, proscenio per una sola persona, colei al cui ritorno dobbiamo abituarci. Chi mai spezzerà le catene che ci stanno imponendo? Tra Indian Wells e Miami nessuna.
A fine match Vika si fa il segno della croce e ringrazia il cielo: ennesima dimostrazione che dio non esiste, o se esiste non è buono. Nessun dio buono di nessuna religione tollererebbe tutto ciò in suo nome.

Svetlana Kuznetsova 1
Non tanto perché oggi potrebbe fare di più, poverina è in balìa di una furia omicida della serie appuntamenti da incubo, mai padrona della situazione. Tenta di fare qualcosa, ma la fa male; prova a difendersi, ma contro le bombe non servono i caschi; prova ad incitarsi, ma non ne ha occasione. Il voto negativo non può essere per la naufraga che si vede vagare nel mare dell’impossibilità, ma per la speranza che ci ha dato battendo la Williams, la speranza di essere diga credibile all’inevitabile.

30/03
Victoria Azarenka vs Johanna Konta 6-4 / 6-2
Un set lottato e indeciso fino all’ultimo, poi la britannica si scioglie e la bielorussa ci mette poco a chiudere.

Victoria Azarenka 2
Si ritrova imbrigliata in un primo set in cui non riesce a venirne a capo. La sua palla non viaggia come al solito, urla più forte di quanto non colpisca, più urla più non riesce a sfondare. Senza grossi meriti, perché non conosce altre vie che continuare a colpire, pure se a salve, si ritrova il primo in tasca; nel secondo passeggia.
Ancora una volta si dimostra nervosa, se la prende con l’arbitro, se la prende con il nastro che oggi non l’ha certo favorita, ma si incazza pure quando il match è ormai in tasca. Il pubblico si spazientisce, sempre meno di me, e la becca. Ancora, annotiamo un c’mon urlato in faccia all’avversaria sul 5-1 per lei nel secondo set: ma quale grinta, qui parliamo di mancanza di rispetto, o almeno di assenza di senso della misura. Incredibile come riesca ad irritare tutti, giocasse almeno un gran tennis…

Johanna Konta 6
Disputa un primo set pazzesco, gioca meglio dell’avversaria, mette la museruola (purtroppo solo metaforicamente) ad una Azarenka spuntata, la porta per il collare sul suo prato e non la fa pisciare. Ci sono momenti in cui tira pure più forte, sì, questa goffa britannica fa tutto a modino. E perché lo perde quel set? Purtroppo gioca al limite delle sue possibilità e quindi, nonostante piazzi più vincenti, deve concedersi troppi errori per poterla spuntare.
Poi, nel secondo set, si scioglie, avesse vinto il primo si sarebbe potuta appoggiare sulle ali dell’entusiasmo, pazienza. Rimane che, per un’ora, si è data e ci ha dato la soddisfazione di giocare meglio di Vika, non solo ma anche di averla fatta sembrare una che non tira troppo forte.

29/03
Simona Halep vs Timea Bacsinszky 6-4  / 3-6 / 2-6
Partita a tratti di una bruttezza imbarazzante, se non mi avessero detto che si trattava di un quarto di finale a Miami avrei pensato ad una scampagnata tra due giocatrici della domenica.

Simona Halep 3
Data in ripresa, si ritrova impantanata in un match al ribasso. Si fa tirare a fondo dall’avversaria, cade nella trama da giallo scontato e mal scritto, non riesce a reagire né sul piano del gioco né su quello mentale. Eppure, nel primo parziale, il più brutto in assoluto, riesce a spuntarla grazie ad un’evidente superiorità tecnica, evidente nelle potenzialità almeno.
Poi però si fa risucchiare, seguendo lo stesso schema perdente di Radwanska prima di lei, non riuscendo ad incidere e sbagliando in maniera improponibile, cercando di aggredire le traiettorie alte che le vengono proposte ma combinando solo disastri. Si innervosisce ma, ancor peggio, si intristisce, come nella palude della tristezza della Storia Infinita. Così perde da una più debole, incartandosi in modo insistito e sprecando un’occasione in cui ad innalzare il livello del gioco avrebbe dovuto pensarci lei, invece è rotolota giù tra le sterpaglie.

Timea Bacsinszky 9
Sublima la bruttezza cesellandone gli interstizi meno frequentati. Prende per mano l’avversaria e la trascina nelle sabbie mobili in cui solo lei sa stare a galla. Sforna la sua bella quantità di errori, alcuni dei quali davvero goffi, ma pur sempre meno di Simona. Alza quel dritto in maniera esasperante, dico per chi guarda, figuriamoci per chi deve gestirlo. Corre come una disperata su tutte le palle, quasi la sua non fosse nemmeno grinta, bensì attaccamento all’impossibile. Il bello è che, nei bassifondi in cui trascina il match alla fine, quando i punti contano, è lei a piazzare bei colpi, sfoderando pure un coraggio centellinato nei momenti giusti, una temerarietà dalla consistenza delle folate di vento.
Fatto sta che riesce ad aver ragione della numero due del mondo e, con lo stesso satanico approccio, di una ex numero due in ripresa. Tutto si può imputare a questa sgraziata tennista, ma non che non sappia cosa fare in campo.

29/03
Victoria Azarenka vs Garbine Muguruza 7-6 (8-6) / 7-6 (7-4)
Dopo aver visto l’ultimo set di una Williams rinunciataria, per cui però aspetterei a suonare le campane a morto, mi piazzo davanti a quello che era dato come match del giorno. È stato un incontro di boxe molto tirato, vinto da chi ha saputo incassare meglio.

Victoria Azarenka 8
Mi dispiace immensamente premiare in questo modo la bielorussa, però devo ammettere che ha portato a casa una partita complicata. Dall’altra parte un’indemoniata che tira più forte di lei, uno sfregio alla mania di onnipotenza di Azarenka, A quel punto Vika si è dimostrata più intelligente dell’avversaria (impresa non  impossibile persino per lei), ha saputo incassare e restare attaccata ai punti, senza soggiacere alla tentazione della prova di pura forza. Si dimostra solidissima, con la voglia di sgroppare e la pazienza di aspettare le palle giuste per aggredire.
Non posso non prendere atto che questa Azarenka appare in forma strepitosa, anche mentale. Come pure devo ammettere che, nella follia che si prospettava per questo match, ha saputo mantenere una lucidità da tennista, per una volta.

Garbine Muguruza 4
Picchia come un’ossessa e picchia più forte di una che picchia. Randella tutto quello che le passa davanti, sembrando pure in giornata. Ma se meni sempre e comunque fai anche tanti errori, anche quando basterebbe provare a metterci un filo di criterio. Questo avrebbe potuto essere un giorno buono per mietere una vittima illustre, ma la cavalonna galoppa lungo le praterie della sua incoscienza senza sapere verso dove e perché. Si trova pure con due set point a disposizione nel tie-break del primo set, a dimostrazione che è possibile. Però pensa solo a vincere il braccio di ferro che, quando le entrano i colpi, vince a mani basse, tira più forte, brava. Ma poi il tennis è anche altro, non tantissimo di più in una giornata in cui te ne entrano molte, giusto quel pizzico di pazienza che non chiediamo ad un adolescente, ma ad una che ha disputato una finale slam sì.
I dolori della giovane Garbine proseguono, con un tasso di autolesionismo patologico.

28/03
Agnieszka Radwanska vs Timea Bacsinszky 6-2 / 4-6 / 2-6
Partita al rallentatore che ha visto pochi guizzi, molti errori e la fine di un buon filotto di prestazioni della polacca.

Agnieszka Radwanska 4,5
Una di quelle giornate in cui aspetta l’errore dell’avversaria che, nel primo set, la accontenta; ma dal secondo in poi non può più contare sull’unica sua arma odierna. Non gioca lungo, non varia, non inventa (salvo un paio di magie di routine), lotta relativamente, insomma è spenta. Mettiamoci che commette molti errori e abbiamo un match impossibile da vincere. Soprattutto con quella mozzarella di seconda che gioca troppo spesso. In completa balìa dell’avversaria non trova soluzioni e sembra fisicamente debole e poco decisa. Anche il primo set vinto è francamente più demerito dell’avversaria che merito suo, quindi giusto andare a casa a riposarsi un po’.
Unico episodio ingrato è quello che, su due palle per il suo immediato controbreak rimanenti, vede un colpo di Timea giudicato fuori con l’arbitro a correggere; Aga chiama il falco che conferma come il colpo fosse dentro, allora l’arbitro dà il punto all’avversaria. Peccato che Agnese avesse rimesso di là la palla, quindi andava chiaramente rigiocato. Ma che cazzo ci sta a fare una seduta su quella sedia se non si rende conto di una roba così banale? Ma diciamo la verità, oggi Aga non avrebbe vinto comunque.

Timea Bacsinszky 6,5
Inizia male, sbagliando tutto quello che può e spesso in maniera banale. Poi scopre che basta registrare un attimo i colpi e farsi aggressiva per avere la meglio su un’avversaria non in palla. Nel secondo set conduce gli scambi, sbaglia ancora qualcosina ma nettamente meno. È una giornata in cui si può permettere uno scalpo importante e non se lo fa sfuggire. Per quasi tutto il match fa una fatica boia col dritto, tanto che affetta e alza pur di non colpire, ma oggi tanto le basta. Tanto più che, verso fine partita, prende fiducia pure con quel colpo. Non è in grande giornata nemmeno lei, ma giornata storta vince contro giornataccia. Resta che si conferma ancora una volta giocatrice intelligente: sa cosa fare e sa correggere in corsa, contenere le debolezze e aspettare i momenti. Se qualcuna di quelle che tirano forte avesse la sua testa… vabbè ipotesi fine a se stessa

27/03
Roberta Vinci vs Madison Keys 4-6 / 4-6
L’americana ha la meglio agevolmente su una Vinci mai in partita.

Roberta Vinci 5
Non è in giornata e ci può fare davvero poco. Non riesce a spingere con il dritto, il rovescio è di gran lunga meno efficace del solito, i colpi le rimangono sulle corde. In una situazione del genere può solo provare ad inventarsi qualcosa per destabilizzare l’avversaria, ma, quando ci prova, non le viene nemmeno quello e quindi ci prova poco. Nel momento in cui non può contare nemmeno sulla propria diversità, non le rimane che cedere all’omologazione di serie che le viene contrapposta. Nelle uniche tre palle break avute commette pure errori banali. Insomma, difficilmente sarebbe potuta andare diversamente vista anche la vena dell’altra, brava a non sbracare, ad attendere un incartamento mai avvenuto della Keys.

Madison Keys 5
È in una di quelle giornate in cui tiene la palla in campo e, quando ciò accade, può contare su una potenza devastante. Spara missili da ogni posizione, serve bene, azzecca colpi imprendibili. Però, pur in una giornata ispirata, commette comunque molti errori, perché se meni sempre e comunque va a finire che sbagli tanto. Ma con un’avversaria in palese difficoltà, che non riesce a crearti nessuna difficoltà, che ti costa giocarne qualcuna con criterio? Perché se Vinci, per sbaglio, concretizza la palla break, poi va a finire che rischi di perdere fiducia e ti incarti. Ma no, che le interessa? Lei si diverte a picchiare come un’ossessa, buon per lei che dall’altra parte oggi si trovava l’inconsistenza fatta tennista.
Che poi il punteggio è pure bugiardo, avrebbe potuto essere molto più largo viste tutte le palle break avute, ma è una menzogna che ha creato lei stessa.

27/03
Victoria Azarenka vs Magda Linette 6-3 / 6-0
Match senza storia e senza bellezza, ma gli riconosciamo il merito di essere durato poco.

Victoria Azarenka 4
Se uno si fosse messo davanti allo schermo senza il punteggio in sovraimpressione avrebbe pensato ad una Azarenka in grande difficoltà. Si carica ad ogni santo punto in ogni situazione di punteggio. È nervosa, se la prende contro tutti e tutto: giudici di linea, il nastro che, dopo averla favorita nel punto precedente, la svantaggia su un punto, quanto basta per schiaffeggiarlo con violenza e prendersi un’ammonizione. Infine, cosa più odiosa, se la prende con i raccattapalle rei di non assecondare immediatamente le sue manie di ricevere palla sempre dallo stesso lato, e non è la prima volta che la colgo in questo atteggiamento. Qualcuno dirà che il caldo di Miami rende nervosi, francamente, nel suo caso, il caldo al massimo accentua la sua essenza.
Tutto questo in una partita senza storia, che ha sempre avuto in pugno mettendola su ritmi impossibili per l’avversaria, non ha mai rischiato nulla, non ha mai nemmeno rischiato di rischiare.

Magda Linette 6
Non può nulla, troppo più forte quell’altra che impone un ritmo di gioco di un altro livello. Ma lei ci prova, fa quel che può, tenta qualche smorzata per non dover scambiare contro una macchina da guerra, si carica delicatamente per qualche minima occasione, si dispiace con la sua espressione amabilmente corrucciata per qualche errore evitabile. Se si giocasse a simpatia il risultato sarebbe precisamente invertito.

26/03
Venus Williams vs Elena Vesnina 0-6 / 7-6 (7-5) / 2-6
Partita che viene fuori combattuta contro ogni impressione iniziale, con un primo set senza storia, un secondo in cui la fanno da padrona i break anche nel tie-break ed un terzo che va alla più fresca. Tanti errori ma anche begli scambi e cose buone.

Venus Williams 6
Investita da un ciclone cede il primo set senza colpo ferire. Ma Venus non ci sta a perdere senza lottare, uno 0 sul tabellone va riscattato per forza. Allora si mette persino a rincorrere la palla, lei che in teoria dovrebbe far pedalare le altre, lei che alla sua età dovrebbe aver smesso di lottare su ogni punto. Alla lunga però cede, perché l’orgoglio arriva fin dove il fisico non la abbandona, fin dove la buona giornata dell’avversaria tentenna, oltre c’è l’inevitabile: una sconfitta resa onorevole attraverso l’orgoglio.

Elena Vesnina 7
Avete presente quando tutto va per il verso giusto e veleggiate sulla scorta di uno stato di grazia intoccabile? Beati voi, perché a me non è mai successo. E beata Vesnina che, nel primo set, agisce sull’onda della perfezione. Annichilisce una semidivinità, sfidando storia e rispetto. Poi l’Olimpo si ribella e le spezza l’incantesimo quel tanto che basta per perdere il secondo set, nonostante l’occasione di chiudere il match. Anche la tecnologia si è ribellata alla blasfemia, con la giudice di sedia costretta ad urlare il punteggio che vedeva la rimonta della Venere nera: doveva essere gridato ai quattro venti chele regole impongono l’equilibrio delle forze.
Una volta ristabilita la decenza riprende a macinare il suo gioco aggressivo e, se non più in stato di grazia, almeno nei pressi, riuscendo a chiudere su un’avversaria sfiancata dal suo stesso moto d’orgoglio. Rendiamo comunque grazie ad una delle poche tenniste che nei pressi della rete gioca semplici e classiche volée, risparmiandoci lo schiaffo degli sgraziati schiaffi.

25/03
Garbine Muguruza vs Dominika Cibulkova 6-7 / 6-3 / 7-5
Match intercettato dal secondo set, combattuto a suon di errori, emozionante no incerto sì.

Garbine Muguruza 7
I dolori della giovane Garbine. Ciondola per il campo con un’espressione costantemente addolorata, senza nemmeno la voglia di esultare se non timidamente verso fine partita, quasi per dovere di telecamere, per obbligo morale più che per qualche convinzione scaturita dalla mente obnubilata.
La cavallona ha in mano un fucile difettoso che spara forte ma spesso a salve, a partire dal servizio, d’altro canto non sa che maneggiare quello. Ci mette la potenza della sue giovani membra e la tattica di un Guardiola ubriaco. Ma, a differenza di altre occasioni, non crolla su se stessa, prova a restare in campo e non vagare per le praterie ventose della sua mente acciaccata. E alla fine, in un modo o nell’altro, ne esce vittoriosa, dimostrando a se stessa che esiste un’alternativa alla fuga preventiva.

Dominika Cibulkova 4
Trottolina in perpetuo movimento, fin da quando si alza dalla sedia e sino al saluto finale, che fa quasi saltellando. Lampadina ad alto consumo con l’interruttore guasto, o gestito da un quindicenne burlone: accendo spengo accendo spengo finché non si fulmina. Continua a caricarsi come una forsennata, si muove e si carica, anche se non ho capito bene se è il movimento a caricare o il caricamento a muovere.
Con un’avversaria in preda alle paturnie di un’adolescente disillusa, basterebbe dare fondo a quel minimo di criterio che pare aver smarrito nei continui saltellamenti. A furia di essere altalenante prende in faccia l’altalena, perché a spingerla troppo quella fa il giro e ti disarciona.

24/03
Agnieszka Radwanska vs Alizé Cornet 6-0 / 6-1
Il primo match di questo torneo che mi vedo per intero mi regala la visione di Aga. Partita senza storia.

Agnieszka Radwanska 6,5
Una Radwanska in forma da un po’ non deve faticare per avere la meglio su un’avversaria inconsistente. Infatti non fatica, o meglio decide di non fare nulla se non impostare una difesa lineare e colpire per non sbagliare. Addirittura gioca corto, non serve nemmeno cercare la profondità. Naturalmente regala al pubblico qualcuna delle sue magie qua e là: qualche smorzata deliziosa, una direttamente in risposta, qualcuna impreziosita da pallonetto al volo a seguire, una demi-volée dopo il servizio che, se non solo lei, poche altre.
Di fronte ad un match così poco da dire, solo che mi chiedo quanto valga la pena sprecare energie in tutte quelle corse piuttosto che provare a chiuderla prima. Oddio, oggi è durata poco più di un’ora grazie alla Cornet.

Alizé Cornet 4
Non ha una palla abbastanza pesante per sfondare il muro che si ritrova di fronte. Poverina, lei ci prova, spinge, gioca smorzate, molto spesso approssimative, viene a rete, senza chiudere quasi mai le volée e prestando un fianco fiacco ai passanti. Una quantità di errori impressionante, d’altronde per cercare di fare il punto deve provarle tutte, anche quelle che non sa fare e il risultato è di sbagliare in modo metodico.
Nel secondo set chiama il fisioterapista, ma solo perché la WTA non mette a disposizione un esorcista. Sbuffa, si incazza, si lamenta, ma a vuoto.

WTA Miami 2016 – Pagelle à la carte ultima modifica: 2016-04-02T21:00:09+00:00 da agafan

Su agafan

agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma lei compensa con altre caratteristiche, aggira l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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