E anche questa è andata. La settimana della moda è finita, la digitale è bollente, la memory card è da svuotare e arrivano le considerazioni semi-serie delle mie giornate.
Andate anche loro, passate in mezzo a strade trafficate in attesa delle prede verso cui premere l’otturatore. Io e tutti quelli che di questo lavoro ci campano ci siamo sempre, ci si conosce o ci si riconosce facendo finta di non conoscersi, perché anche questo fa parte del gioco, del grande circo che puntualmente va in scena in questo periodo.Stiamo lì ed aspettiamo, minuti che diventano ore, ore che sono giornate intere.
Vita paziente quella del fotografo di street style, la posa te la devi guadagnare.
Per un mese sei nelle grandi città della moda in cerca del look e del dettaglio che decreterà una tendenza. Studi i calendari delle sfilate, pianifichi spostamenti e devi avere pazienza.
Tanta.
Di stare in piedi al caldo, al freddo, sotto un sole che forse solo a Rio de Janeiro o fradicio d’acqua, con mantella addosso da farti sembrare in gita alle Cascate del Niagara, perché tu puoi anche essere da strizzare, ma la macchina no e va protetta anche a costo di una polmonite tua.
Quindi o ti attrezzi prima o cerchi un sacchetto di plastica e lo leghi attorno alla creatura, tipo quelli del freezer per intenderci.
Ci si deve organizzare cari miei.
Guardi le previsioni, preghi che Giuliacci e il meteo dell’iPhone siano onesti e prendi il piumino zero grammi, il costume da bagno, il parka polare, gli stivali da petroliere, la crema solare e parti cercando di essere pronto ad ogni necessità.
Raggiungi il luogo dove si svolgerà la sfilata e prendi posto, ti piazzi in un punto e aspetti le vittime.
Belle, svettanti su tacchi trampoli, con quella camminata che fa percepire il ritardo calcolato e il look da immortalare pensato giorni prima. E qui arriva il momento topico: tutti corrono, gente che prende a gomitate altra gente, ci si sdraia anche per terra nel caso fosse necessario, si prende a male parole quelli che “impallano” l’inquadratura e in un ritmico scrosciare di click, si porta a casa lo scatto. Il tutto nel tempo di pochi passi della preda, sempre ammesso che quello che indossa sia degno di nota, in caso contrario tutti rimangono ai propri posti o fanno quattro passi per non atrofizzarsi, si scambiano battute con il collega simpatico, si fuma una sigaretta e si fa finta che sia tutto una gran figata.
E le prede lo sanno, sanno che tutto questo accade grazie a loro.
Personaggi noti nel settore o semplici portatori sani del proprio ego.
Perché dovete sapere che molti degli appartenenti alla seconda categoria, neanche entrano a vedere la sfilata, non possedendo l’invito, gli basta essere fuori e farsi vedere.
Volete mettere l’euforia di provocare un travaso di bile all’amica dicendole: “Ommioddio, guarda! Sono sulla rivista più figherrima del momento. Giuro non sapevo che mi fotografavano, mi sono messa la prima roba che ho trovato” e per prima roba intendiamo una gonna effetto carta di cioccolatino, una maglia tempestata di kryptonite e dei comodi ferri da stiro ai piedi.
Ecco cari fan della settimana della moda, questo è quello che vedo e sento nelle mie giornate fashion con la consapevolezza che lo stile esiste, la classe pure e nessuna foto renderà più giustizia che sentirsi bene nei propri panni.