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Ode al Veneto

La nostra Clara era sparita da un po’. Tutti ci chiedevamo dove fosse finita e ieri, tra un singhiozzo e un biascicamento, l’abbiamo capito: era in Veneto, dispersa da mesi tra bar e osterie. Che cosa l’abbia spinta fino a là mica l’abbiamo capito (amore, alcolismo, impulso sociologico irrefrenabile?) però quel che conta è sapere che è viva. In tempi bui dove questa regione -assieme alla Lombardia- è salita alla ribalta per un referendum che vabbè, meglio lasciare stare quello che ne pensiamo, ecco un’ode al Veneto. O meglio, ai veneti. 

Partiamo subito dicendo una cosa fondamentale:

“Il veneto sa cose che tu non sai”, sempre e comunque.
Non importa quante domande farai, quante damigiane di vino berrai, quanti chili di baccalà mangerai, tu sarai sempre all’oscuro di qualcosa che per loro invece è chiarissimo.
Ti ringrazieranno con un “Grazie sai” e ti indicheranno un luogo con un “ma va in mona sai” e tu capirai un sacco di cose e di insulti nuovissimi, con cui poter vantarti con quelli di città, dicendo che tu studi le lingue.
Questo post è una dichiarazione d’amore verso una terra e i suoi nativi che mi hanno accolta come si accoglie il circo in città, con curiosità ovviamente, ma disposti a vedere i numeri proposti.
Vi dico subito che il veneto beve. Forte.
Secondo me è perché nascono con un enzima in più rispetto al resto della popolazione mondiale che gli permette di assimilare l’alcol in modo estremamente più facile, uomini e donne, nessuna differenza, anzi.
Ho fatto colazione con arzille signore di settant’anni, io con un cappuccino con il latte di soya e loro con un campari shakerato, senza scorza d’arancia che “mi fa acidità”.
Sono stata al circolo con i pensionati a far merenda con dei bianchi alla spina, poi non parlavo per un’ora, invece loro continuavano con la briscola tra un’ingiuria e l’altra.
Dicono un sacco di parolacce sapete? Roba che a volte si apre il cielo e senti i cori di angeli che fanno piovere acqua santa.
Ho fatto pranzi che iniziavano alle undici di domenica con un prosecco e finivano alle quattro con il prete che cercava di darmi l’estrema unzione, ma detto ciò, sto imparando a capire i labili confini tra un bicchiere in osteria e il coma etilico al Raduno Nazionale degli Alpini.
Uomini di ferro questi alpini, senza dubbio alcuno.Sono macchine da guerra, fossi Piero Angela ci farei uno speciale di “Superquark” e ne studierei il funzionamento.
Poi parliamo dei ragazzi.
Se loro ti offrono da bere, tu bevi.
Può essere che sei a metà del tuo americano e ti trovi già il secondo bicchiere in mano, perché a loro non piace sorseggiare come a noi fighetti milanesi, loro vedono un bicchiere mezzo vuoto ed è inconcepibile, in più stai perdendo tempo per il giro dei locali.
Perché mai vorrai fermarti solo da uno vero? Hai ancora sett-ordici spritz da finire, ecchediamine!
A Bassano del Grappa ci sono più bar che anime, cosa fai, non vai a salutare tutti quelli che conosci?
Vorrai mica passare per maleducata, vè, sei pure una forestiera. 
Mi piace da matti stare sul Ponte Vecchio a bere il “MES e MES”, un tipico aperitivo locale composto da mezzo Rosso, mezzo Rabarbaro della GRAPPERIA NARDINI, una spruzzata di soda e scorza d’arancia.No ghiaccio, fosse la domanda.
Mi piace girare per il centro storico, andare a prendere il sole in estate sul fiume Brenta, portare i miei cani dalle zampe corte su e giù per le salite e le discese di questa ridente cittadina del Triveneto.
Ci sto bene lì, la gente inizia a salutarmi senza guardarmi come se fossi un animaletto strano arrivato dall’Amazzonia, io cerco di farmi voler bene e imparare il più possibile il dialetto, così da capire tutto quello che dicono anche quando faccio finta del contrario.
Sono bionda come sapete, ma me lo gioco come alibi.
E poi nel periodo estivo ci sono le Sagre.
Oddio le Sagre, mi emozionano sempre.
Il veneto è molto affezionato a questi eventi mondani.
Tavoli di legno, bigoli al ragù, vino rosso anche con quaranta gradi all’ombra, la musica in pedana fino alle cinque della mattina se la festa è organizzata nei boschi, il giusto equilibrio tra rozzezza e sensualità, il complimento “bea tosa” che se te lo fanno in dialetto hai vinto tutto il vincibile, le giostre, i panini con la porchetta, le tipe vestite a festa, ma dipende da che provincia arrivano, il Torbolino, un “vino” che se non fai domande e rimani nel dubbio è meglio, insomma un sacco di cose pazzesche.
Io vi ci porterei tutti a fare un weekend da quelle parti.
Vi porterei al DANIELI a mangiare una carbonara che “ode alla pasta nei secoli dei secoli, Amen” e a bere un whisky sour fatto da Edo, andremmo a trovare TEO CHEF e i suoi tatuaggi, finiremmo a cantare sdraiati in mezzo a Piazza Garibaldi guardando le stelle, proprio davanti al LEON BAR e all’appena nato CUCÙ.
Oppure potremmo raggiungere la vicina Cittadella e dopo aver visto le mura medievali che circondano questo borgo finirei per presentarvi tutto lo staff dell’AUTOSTAZIONE, brigata in cucina compresa.
Mi piacciono i sorrisi che ho trovato in questa terra.
Mi piace lo spirito che si respira.
Honorè de Balzac disse che “il privilegio di sentirsi dappertutto a casa propria appartiene solo ai re, alle puttane  e ai ladri”, io non sono d’accordo.
Io credo che casa sia dove è bello tornare.
“Proprio beo, beo, beissimo”.
Ciao veci

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Ode al Veneto ultima modifica: 2017-10-29T08:25:51+00:00 da Clara

Su Clara

Sono cresciuta a libri,moda e rock'n'roll. Mangio arte fin da piccola e ho sempre saputo che mi sarei occupata dell'immagine in tutto quello che la riguarda. Dopo i canonici anni di Liceo Artistico frequento l'Istituto Marangoni e l'Accademia del Lusso e della Moda a Milano dove spazio tra creazioni, styling e scrittura di settore. Ho una passione per il vintage a cui do una seconda vita, riutilizzando accessori e complementi d'arredo la cui immagine si stravolge e ne esce completamente rinnovata, la linea si chiama Resurrection Design, un nome che è tutto un programma, ma soprattutto una filosofia sulle possibilità. Scrivo, disegno e dispenso consigli su quello che sarà cool, una sorta di guida semiseria di quello che fotografo in giro per la City con l'occhio marcato dall'eyeliner e che racconto come se fosse una storia. Rido tanto, sogno molto e macino chilometri...ma sempre con un certo stile!

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