Indignarsi non serve più

Si chiamava Sara, aveva ventidue innocenti anni e il suo corpo era come la carcassa della sua vettura. L’ultima vittima è una giovane romana che aveva deciso di rifarsi una vita con un altro amore, aveva deciso di lasciare quello malato e possessivo a cui era legata da due anni e provare ad essere felice. Questa cosa a Vincenzo-questo il nome dell’ex ragazzo, molto lontano dal pentimento-proprio non andava giù.

La gelosia verso una nuova relazione, la possessività e la natura mentale distorta hanno dato un massacro in più alla lunga lista di violenze che negli ultimi anni ci è stata fornita dalle cronache.

I fatti sono su tutti i giornali, la dinamica abominevole del delitto è roba sadica e non serve che ve la riproponga in gergo letterale io, serve piuttosto una riflessione.

Dalle ultime analisi degli inquirenti è emerso che almeno due passanti, a quell’ora della notte, a bordo delle loro auto abbiano visto una ragazza bionda che si sbracciava e chiedeva aiuto, a pochi metri da una macchina parcheggiata sulla Magliana.

Era Sara, poco prima che le venisse dato fuoco.

Nessuno di loro si è fermato. Nessuno di loro ha fatto niente.

Sara si poteva salvare, questo è un fatto certo, con una telefonata le cose sarebbero andate diversamente e lo dichiara anche il sostituto procuratore affidato al caso. Sarebbe bastato il pronto intervento chiamando il 113. C’è stata l’indifferenza legata alla paura da parte dei testimoni a non fargli fare un piccolo gesto di soccorso.

“Con tutto quello che si sente in giro, ho avuto paura”.

Comprensibile, forse. Acccettabile no.

Cosa si fa davanti ad un gesto di violenza fisica o verbale nei confronti di una donna? 

La maggior parte delle persone a cui è stata fatta questa domanda, imbarazzata, ha risposto dicendo che non se la sente di intervenire, che non vuole mettersi in mezzo. Ma poi siamo tutti bravi ad indignarci scuotendo la testa e portandoci le mani giunte e dire “Poverina, ma perché non lo ha denunciato?”.

Siamo maestri nel giudicare delle donne che, per il bene dei figli o dell’insensato senso di colpa verso loro stesse, sono vittime quotidianamente di uomini che sono orchi in casa loro, nelle stesse case dove dovrebbero sentirsi protette ed amate, dove invece a volte trovano la stessa morte che è toccata a Sara.

La testa di Caino cadrà come ogni volta che il colpevole viene preso, processato ed invocata l’infermità mentale.I giornali scriveranno le stesse sentenze che raccontano di casi simili, verranno forniti nomi, cognomi e dati statistici che saranno dimenticati al successivo voltar pagina con tanto di scuotimento di testa.

Anche questa volta il colpevole è stato preso.

E alle donne cosa rimane?

Deve rimanere un concetto fondamentale che è che la paura fa male quanto una sberla o una sigaretta spenta su un braccio.

Non basta il trucco a coprire il livido o un tatuaggio a coprire la cicatrice, quelle sono soluzioni temporanee, il cuore e la testa non nasconderanno nulla.

Che gli uomini che si comportano così non sono uomini, neanche animali, non sono nulla e del nulla non possiamo ricavarci niente.

Se lo hanno fatto una volta, lo rifaranno altre mille perché hanno dei conti in sospeso con loro stessi e non con noi, a cui attribuiscono le colpe.

Chi ama non fa del male, fisico o psicologico.

Non maltratta, non spaventa, non uccide.

Smettetela di avere la presunzione di pensare di cambiarli, non ce la farete, e se ingenuamente penserete di esserci riuscite, quando meno ve lo aspettate, il Lupo travestito da Agnello, vi sbranerà.

A cambiare dovete essere voi. Andatevene subito e chiedete aiuto.

Il Ministero delle pari opportunità ha un numero dedicato a questo genere di richiesta d’aiuto, è il 1522, aperto ventiquattro ore su ventiquattro sette giorni su sette, dove fornisce un supporto psicologico, legale e servizi sociali, il tutto gestito da donne e per i casi di violenza più grave, degli alloggi anonimi immediati.

Se vi sentite minacciate, violate o sotto qualsiasi tipo di vessazione chiamatelo immediatamente. Serve che le istituzioni puniscano i colpevoli, che protegga le vittime, ma che il primo aiuto venga da noi stesse.Per noi stesse, che siamo di bellezza rara.

Poi serve la coscienza, che non ci faccia voltare le spalle davanti ad un grido d’aiuto.

“Per tutte le violenze consumate su di Lei,

per tutte le umiliazioni che ha subìto,

per il suo corpo che avete sfruttato,

per la sua intelligenza che avete calpestato,

per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,

per la libertà che le avete negato,

per la bocca che le avete tappato,

per le ali che le avete tagliato,

per tutto questo:

in piedi Signori,

davanti a una Donna!”

 

Su Clara

Sono cresciuta a libri,moda e rock'n'roll. Mangio arte fin da piccola e ho sempre saputo che mi sarei occupata dell'immagine in tutto quello che la riguarda. Dopo i canonici anni di Liceo Artistico frequento l'Istituto Marangoni e l'Accademia del Lusso e della Moda a Milano dove spazio tra creazioni, styling e scrittura di settore. Ho una passione per il vintage a cui do una seconda vita, riutilizzando accessori e complementi d'arredo la cui immagine si stravolge e ne esce completamente rinnovata, la linea si chiama Resurrection Design, un nome che è tutto un programma, ma soprattutto una filosofia sulle possibilità. Scrivo, disegno e dispenso consigli su quello che sarà cool, una sorta di guida semiseria di quello che fotografo in giro per la City con l'occhio marcato dall'eyeliner e che racconto come se fosse una storia. Rido tanto, sogno molto e macino chilometri...ma sempre con un certo stile!

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