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Recensione – Uscire dal gregge, di Raffaele Carcano e Adele Orioli

Uscire dal gregge, di Raffaele Carcano e Adele Orioli dell’UAAR, è un testo che aspira, a ragion veduta, ad essere un punto di partenza per un confronto tra credenti e non credenti. Riporta sul terreno umano un dibattito che maldestramente si tende ad ammantare di un’aura divina, conduce un’analisi razionale che pretende risposte logiche, che non lascino campo ad estremismi e verità assolute.

Iniziamo subito col dire che Raffaele Carcano e Adele Orioli in questo libro non parlano di al di là né di massimi sistemi, volano più bassi, anche se la posta in palio rimane alta. Dunque non discettano sull’esistenza o meno di divinità, non propongono se credere o meno, non discutono di prove dell’esistenza di qualche dio (che, detto per inciso, non esistono). Allora di cosa trattano? Delle conseguenze terrene di pretese eternate, dell’influenza che la religione ha sulla società e di quella che pretende di avere, di come è arrivata ad averla e attraverso quali mosse ha puntato e punta a mantenerla, delle lotte intraprese e che si stanno portando avanti per smarcarsi, dell’umanissima spinta delle faccende divine.

Facciamo così, vediamo quali sono le domande a cui, per loro stessa ammissione, provano a rispondere. Perché gli uomini ereditano la fede dai genitori? Quale significato ha avuto il battesimo? Chi lascia una religione abbandona la fede? Perché ci si sbattezza? Perché ci si converte?
Rispondono a queste domande? Sì, si può discutere se le risposte siano soddisfacenti o meno, ma rispondono; e secondo me bene, riescono a fornire un quadro esaustivo e interessante. Quella che conducono è un’indagine sui meccanismi umani delle religioni, perché, con buona pace dei credenti, è quello il piano su cui ci si deve confrontare. Infatti le istanze degli dei vengono portate avanti da uomini, figli dei loro tempi e alla ricerca di potere, riportando sulla terra qualsiasi pretesa divina. I due autori illustrano con accuratezza, qualcuno la chiamerebbe pedanteria io la definirei meticolosità, i passaggi che hanno portato le religioni monoteistiche ad essere dominatrici, con l’occhio puntato soprattutto al cristianesimo e ancora più al cattolicesimo.
A coloro che protestano perché dicono si attacchi sempre loro e mai gli islamici vorrei far notare che: innanzitutto l’associazione di cui fanno parte gli autori, l’UAAR, non può essere accusata di favorire una qualsiasi religione; inoltre, vivendo in Italia, di quale caspita di religione tocca occuparsi con maggiore attenzione? Di quella che proclama percentuali di adesioni bulgare e attraverso questi dati cerca di imporsi, mi pare logico. Tra l’altro le percentuali di cattolici dichiarate fanno riferimento al registro dei battesimi, somministrati per la maggior parte dopo pochi giorni di vita: davvero tutti i battezzati sono cattolici credenti? Di conseguenza, davvero la Chiesa cattolica rappresenta tutte le persone segnate in quel registro?
Insomma, raccontano la storia umanissima delle appartenenze religiose, si districano sul piano di faccende e meccanismi storici e sociali, che è l’unico piano su cui metterla se non ci si vuole arroccare dietro verità assolute, non dimostrabili e ben poco inclini al dibattito.
Non si tratta di un elenco di fatti, che secondo il sottoscritto già di per sé sarebbero indicativi, bensì di un’analisi condotta in modo approfondito. I passaggi storici sono accompagnati da considerazioni di più ampio respiro, i fatti aiutano a dipingere un quadro più ampio, la lente viene puntata su determinati concetti e meccanismi, quelli ritenuti fondamentali per una lettura il più possibile completa ed efficace. Con ampia rilevanza data al battesimo (che non è sempre stato pedobattesimo), alla nascita, allo sviluppo e al significato del sacramento per eccellenza, quello che permette l’ingresso nella religione cattolica; e anche alla via d’uscita percorribile, il famigerato sbattezzo.

Il merito principale di questo saggio è quello di aprire e impostare un dibattito che deve essere affrontato. Non è un testo definitivo, dà spunti ben articolati da cui partire, suggerisce un punto di vista razionale su questioni a cui spesso si concede valenza metafisica, propone fatti e analisi che non dovrebbero essere elusi. Detiene la verità? Ma no, non sarebbe consono all’impostazione di Carcano e Orioli. Elargisce rivelazioni? Diciamo che ai poco informati non farebbe male aprire gli occhi su determinati eventi mondani; quelli già esperti dell’argomento non si annoieranno di certo di fronte alla conduzione dell’esposizione, che mantiene comunque, anche per loro, spunti interessanti.
Questo testo può considerarsi un ottimo punto di partenza per ragionare sulla laicità necessaria delle istituzioni, per confrontarsi sull’unico terreno utile: quello dei diritti umani. Perché si può sbraitare quanto si vuole sul modo in cui gli dei vogliono che conduciamo la nostra vita, ma nessuno lo ha sentito direttamente dai propri dei, bensì da scritti e parole di uomini. E quelli che non credono nelle loro stesse divinità che fanno? Si piegano proni al loro volere solo perché sono in maggioranza (per altro forzata nei numeri)? Oppure è possibile creare istituzioni che non stiano dalla parte di nessuno perché tutelano tutti, di modo che ognuno faccia della propria vita ciò che vuole, fermo restando il non nuocere agli altri? Ecco, prima di rispondere provate a leggere Uscire dal gregge, può darsi che la vostra risposta non cambi di una virgola, ma almeno saprete su quale terreno dovrete confrontarvi, a quali argomentazioni di massima dovrete rispondere, a quali richieste far fronte.

Per maggiori informazioni sull’UAAR andate sul sito www.uaar.it
Chi scrive ha già suggerito un paio di buoni motivi per sbattezzarsi, cliccate qui

Da leggere
Se desiderate impostare un dibattito razionale sulle religioni
Per avere un quadro della conduzione terrena delle istanze divine
Se non vedete l’utilità dello sbattezzo
Se desiderate stilare un nuovo indice dei libri proibiti

Da non leggere
Se credete che gli uomini possano essere portatori di verità assoluta a prescindere da tutto
Se non volete dare un dispiacere ai parenti
Se nel gregge ci sguazzate
Se eh no, il battesimo va fatto per i parenti e per la festa

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Recensione – Uscire dal gregge, di Raffaele Carcano e Adele Orioli ultima modifica: 2015-06-29T08:00:12+02:00 da agafan

Su agafan

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agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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