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L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks – Recensione

Una raccolta di casi clinici che ha, tra gli altri, l’enorme pregio di raccontare la malattia mentale con parole chiare, precise e avvincenti.

La malattia è la condizione umana per eccellenza

Di definizioni dell’uomo ne esistono tante. Almeno tante quante sono le teste pensanti che hanno provato a cimentarsi in questo tipo di elucubrazione. A seconda delle epoche (e dei campi di indagine) siamo (o siamo stati): un insieme di emozioni, di reazioni, di pensiero, di tensione verso l’infinito, di relazioni, di errori, di castrazioni, di azioni e di percezioni. E a scomporre ulteriormente, il nostro corpo è stato prima un involucro, poi una macchina soggetta alla mente, e infine un oggetto complesso meritevole di dignità, mentre il nostro cervello (o cuore, a seconda di dove preferite piazzare ragione e sentimenti) è stato per un certo periodo sede dell’anima, per poi diventare diventare, grazie alla scienza, l’organo più affascinante e unico presente in natura.

(Talmente unico, ad esempio, da essere elemento comune di persone come Rita Levi Montalcini e Gigino Di Maio, esemplari apparentemente appartenenti a due specie diversissime)

Insomma, di definizioni dell’uomo ce n’è quante ne vogliamo, ma una delle più romantiche (e per molti versi vera) è quella che ho letto in L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, del neurologo e scrittore Oliver Sacks (qui la sua biografia): “Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità, il cui senso è la nostra vita. Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce e vive un “racconto”, e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità. […] L’uomo ha bisogno di questo racconto, di un racconto interiore continuo, per conservare la sua identità, il suo sé.”

E cosa succede se questo racconto per un qualche motivo dovesse interrompersi?

Esattamente da questo punto Sacks parte per raccontarci i casi studio protagonisti del suo libro. L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, è infatti una raccolta di profili patologici che l’autore ha conosciuto nella sua carriera di neurologo e che indaga con un linguaggio perfettamente miscelato tra il registro scientifico e quello colloquiale (ironico, empatico, gustoso).  Casi al limite che Sacks tratta non solo dal punto di vista medico, ma anche umano e se vogliamo persino drammaturgico. Ed è proprio questo, secondo me, uno dei pregi principali di questo libro e uno dei motivi per cui potrebbe essere interessante non solo per chi è affascinato dalla malattia mentale (intesa come naturale possibilità umana), ma anche per chi ne ha paura o semplicemente preferisce non affrontarla. Sacks definisce la malattia la condizione umana per eccellenza, perché sebbene tutti gli animali possono ammalarsi, solo l’uomo è in grado di “essere preda” della malattia. Questa condizione di unicità viene utilizzata da Sacks per compiere un piccolo miracolo letterario, e cioè quello di rendere accettabile alla massa un tema spinoso come quello del disagio mentale (in America il suo pubblico è vastissimo, anche grazie alla trasposizione cinematografica del suo saggio “Risvegli”, con protagonista Robin Williams).

Natasha K, Jimmy, Ray e ovviamente il Dottor P. -la cui particolare incapacità di distinguere ciò che vede dà il titolo al libro- si trasformano ai nostri occhi da malati da respingere anche solo col pensiero (non perché siano pericolosi ma semplicemente perché sfuggono alla nostra comprensione) in persone esattamente come noi, che stanno sperimentando una situazione -sebbene ci piaccia illuderci del contrario- da cui non siamo minimamente immuni.

Clicca qui per leggere alcune citazioni tratte dal libro, qui invece una raccolta di recensioni

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L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks – Recensione ultima modifica: 2018-05-30T10:36:57+00:00 da massimo miliani

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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